La Sicilia entra nel confronto nazionale sulle alleanze e sulla rappresentanza dell’elettorato moderato. A portarla al centro della discussione è Matteo Renzi, che dalla Leopolda indica Pietro Bartolo per la corsa alla presidenza della Regione e, contemporaneamente, invita i riformisti di Forza Italia ad avvicinarsi al suo progetto politico.
Due mosse che si inseriscono nella strategia del leader di Italia Viva: costruire uno spazio riconoscibile nell’area di centro e contribuire a un’alleanza capace di contendere il governo a Giorgia Meloni.
Ma il terreno è affollato. Antonio Tajani rivendica il ruolo di Forza Italia, la presidente del Consiglio richiama i valori dell’area moderata e un gruppo di amministratori locali dà vita a “Sindaci d’Italia”, formazione alla quale partecipano anche esponenti siciliani.
Nell’Isola, intanto, la proposta di Bartolo si aggiunge alle candidature e alle iniziative già emerse, senza che il centrosinistra abbia ancora individuato una figura condivisa.
Bartolo, la proposta di Renzi per la Regione
L’annuncio della Leopolda introduce nel confronto siciliano un nome conosciuto soprattutto per il lavoro svolto sul fronte dell’accoglienza. Pietro Bartolo, classe 1956, ha legato la propria esperienza di medico a Lampedusa all’assistenza delle persone arrivate attraverso il Mediterraneo. Successivamente è stato eurodeputato eletto con il Partito democratico, dal quale è uscito nel 2025 per aderire al progetto Casa Riformista promosso da Renzi.
La sua indicazione per la presidenza della Regione porta nel dibattito il profilo di una figura che ha costruito la propria notorietà sul rapporto tra soccorso, diritti e responsabilità delle istituzioni.
Dal palco della Leopolda, Bartolo ha concentrato il suo intervento sulle migrazioni, criticando le politiche di respingimento e gli accordi sui rimpatri con Paesi retti da dittature.
Il richiamo alle vittime del Mediterraneo e al naufragio del 3 ottobre 2013, nel quale morirono 368 persone, accompagna una posizione politica precisa: affrontare le migrazioni attraverso canali regolari, tutela delle persone e un maggiore coinvolgimento europeo.
È anche la prospettiva alla base di Rete Lampedusa, il progetto da lui fondato per promuovere una lettura del fenomeno centrata sui diritti umani.
La proposta di Renzi, tuttavia, apre un passaggio politico che resta da costruire. Bartolo è il nome indicato da Italia Viva, ma non è ancora il candidato di una coalizione unitaria. Per arrivare a quel risultato serviranno il confronto con le altre opposizioni e un’intesa su programmi, alleanze e modalità di scelta.
La Vardera conferma la corsa
Le prime reazioni mostrano che l’ingresso di Bartolo viene accolto con rispetto, ma non determina il ritiro degli altri protagonisti. Ismaele La Vardera esprime apprezzamento per l’ex eurodeputato e si dice pronto a confrontarsi con lui, ribadendo però che la propria candidatura resta in campo.
Anche Cateno De Luca valuta positivamente la scelta di Renzi e prospetta una competizione corretta. L’apertura non equivale, dunque, a un accordo. Il quadro siciliano continua a essere caratterizzato da più iniziative, ciascuna con una propria leadership e una propria strategia.
Il nodo per le opposizioni sarà capire se queste disponibilità al dialogo potranno tradursi in un percorso comune. La proposta di Bartolo amplia le possibilità di scelta, ma rende ancora più necessario chiarire come si arriverà alla candidatura da contrapporre al centrodestra.
Renzi cerca l’intesa con Conte, ma chiede impegni precisi
La partita siciliana si colloca dentro il ragionamento nazionale sviluppato da Renzi alla chiusura della Leopolda. Per l’ex presidente del Consiglio, la divisione delle opposizioni resta il principale vantaggio politico di Meloni. Da qui l’appello a costruire una coalizione nella quale possano convivere culture e forze differenti.
Il dialogo con Giuseppe Conte viene rilanciato attraverso una richiesta di reciprocità. Renzi chiede al leader del Movimento 5 Stelle impegni che riguardano sia la composizione di un futuro governo sia il suo orientamento internazionale: escludere un nuovo incarico di Salvini al Viminale e di Giorgetti nell’esecutivo, oltre a non schierarsi dalla parte di Donald Trump.
Le garanzie, nel ragionamento del leader di Italia Viva, dovrebbero trovare forma in un programma sottoscritto dai partiti. L’accordo politico sarebbe quindi chiamato a definire preventivamente obiettivi e responsabilità, offrendo una base concreta alla collaborazione.
Renzi conferma inoltre la disponibilità a seguire il percorso delle primarie, accettandone fino in fondo le conseguenze. Rivendica, allo stesso tempo, l’autonomia elettorale di Italia Viva: il partito intende conquistare il proprio consenso, senza affidare la presenza in Parlamento a posti assicurati dagli alleati.
Forza Italia respinge l’offensiva sui moderati
L’invito di Renzi ai riformisti di Forza Italia provoca una risposta immediata di Antonio Tajani. Il vicepremier rivendica per il partito azzurro la rappresentanza del centro, richiamandone l’identità popolare, europeista, atlantista e garantista. All’apertura del leader di Italia Viva contrappone quella di Forza Italia verso chi voglia contribuire al suo progetto.
Dietro questa contrapposizione emergono però sensibilità differenti nel centrodestra. Roberto Occhiuto si mostra favorevole a un allargamento che possa coinvolgere personalità come Renzi, Maria Elena Boschi, Carlo Calenda e Luigi Marattin.
Una disponibilità che incontra le obiezioni di Fulvio Martusciello, contrario a una politica costruita sui trasferimenti da uno schieramento all’altro, e la netta chiusura di Maurizio Gasparri verso l’ex premier.
Anche Meloni interviene sul significato politico del centro. Al convegno sull’eredità della Democrazia cristiana a Saint-Vincent, la presidente del Consiglio lo descrive attraverso i valori della famiglia, del lavoro, della libertà e del senso dello Stato.
Nasce “Sindaci d’Italia”: la presenza siciliana
Accanto ai partiti nazionali prende forma un nuovo soggetto promosso da amministratori locali. “Sindaci d’Italia”, costituito ad Assisi, nasce con l’intenzione di portare le esigenze dei territori dentro una rappresentanza politica nazionale.
Tra i fondatori compaiono figure provenienti da esperienze differenti, dall’ex senatore ed ex renziano Ernesto Magorno a Tommaso Barbato, fino a esponenti di area leghista.
La Sicilia è presente con Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni e presidente di Anci Sicilia, e Pino Gianni, sindaco di San Filippo del Mela. Amenta chiarisce che non è stata ancora assunta una decisione sulle alleanze. Riconosce però che il progetto avrà bisogno dell’appoggio di forze nazionali.
L’ipotesi di un ruolo come componente civica e centrista a sostegno di Meloni resta pertanto uno scenario, non una scelta annunciata.
De Luca tra iniziative nazionali e partita siciliana
Ad Assisi è presente anche Cateno De Luca, che riferisce di aver lavorato alla stesura di un progetto politico richiesto per l’occasione. Il leader di Sud chiama Nord non figura tra i soci fondatori di “Sindaci d’Italia”, ma partecipa alla fase di elaborazione dell’iniziativa.
La sua presenza aggiunge un ulteriore elemento a un quadro nel quale il confronto sulle Regionali siciliane si intreccia con i tentativi di costruire nuovi spazi nazionali.
De Luca mantiene aperti più fronti, mentre Renzi prova a rafforzare il proprio ruolo nell’alleanza delle opposizioni e Forza Italia difende la sua posizione nell’area moderata.
Le aperture sono numerose, gli accordi ancora da definire. In Sicilia il passaggio decisivo sarà trasformare il confronto tra i protagonisti in una proposta di governo riconoscibile.