L’acqua contaminata a Trapani ed Erice. La storia di un condominio
Tutto scorre. Soprattutto l’acqua.
E dentro quell’acqua possono scorrere anche le paure, le segnalazioni, le responsabilità.
E, qualche volta, perfino le risposte che tardano ad arrivare.
C’è una piccola storia dentro la grande storia dell’acqua tra Trapani ed Erice.
È quella di un condominio di via Fiume, a Casa Santa, dove venti famiglie hanno provato a capire che cosa stesse uscendo dai loro rubinetti.
Cosa é successo in via Fiume
L’8 settembre viene analizzata l’acqua della cisterna condominiale, prelevando dal contatore.
Il risultato non è buono: 459 UFC/100 ml di Escherichia coli e 51 di enterococchi, con limite indicato nel rapporto pari a zero.
L’11 settembre l’amministratore scrive al Comune di Erice, via PEC. Allega le analisi, comunica l’intenzione di pulire e disinfettare la cisterna e chiede all’amministrazione di intervenire per quanto di competenza, anche attraverso le autobotti.
La risposta non arriva, ma il condominio non aspetta.
Il 23 settembre fa un secondo prelievo. Anche qui compaiono batteri: 90 Escherichia coli e 11 enterococchi. Numeri più bassi, ma ancora superiori al limite indicato nel rapporto.
Il 28 settembre parte una seconda PEC. L’amministratore ricorda la prima comunicazione, segnala il nuovo risultato e chiede quali provvedimenti siano stati adottati. Nel palazzo, scrive, vivono circa venti famiglie. Ci sono bambini, persone fragili, anziani.
Ancora niente.
Panta rei, tutto scorre
Tutto scorre, e l’acqua più di ogni altra cosa sembra fatta per dare ragione alla filosofia: scorre, cambia, passa da un tubo all’altro, entra nelle cisterne, arriva ai rubinetti. E quello che oggi troviamo in un campione potrebbe non essere esattamente quello che troveremo domani.
È questa, forse, la prima cosa da capire quando si parla di acqua.
Un controllo non è una fotografia eterna, é una fotografia di quel momento.
Il Comune di Erice riferisce di avere effettuato oltre 60 prelievi e analisi, ed é un numero importante. Ma è altrettanto evidente che un'amministrazione non può materialmente analizzare ogni rubinetto ogni giorno.
Un’acqua conforme oggi potrebbe presentare un problema qualche giorno dopo.
Ed è qui che entra in gioco il cittadino.
Non come antagonista dell’amministrazione o come fonte di allarme permanente. Ma come sentinella del territorio.
Chi vive una casa vede l’acqua ogni giorno: può accorgersi di un cambiamento di colore, di odore, di sapore. Può vedere ciò che un campionamento, necessariamente puntuale, non può vedere in continuazione.
Per questo la segnalazione deve diventare parte del sistema di controllo.
Una svista, senza nascondersi
Oggi, interpellato l’assessore competente, Paolo Genco, dopo aver interpellato gli uffici, ha spiegato che le PEC del condominio sono sfuggite a causa dell’elevata quantità di corrispondenza.
E l’assessore si è scusato, senza tergiversar
È una cosa semplice, ma non banale.
La svista c’è stata. Ed è una svista grave, perché riguarda una segnalazione accompagnata da analisi microbiologiche e la salute di venti famiglie.
Ma l’amministrazione non ha cercato formule per aggirare il problema. Ha ammesso l’errore e, una volta venuta a conoscenza della situazione, ha disposto l’intervento.
Domani una squadra del Comune sarà sul posto per effettuare nuovi prelievi.
È così che dovrebbe funzionare il rapporto tra cittadini e istituzioni: non con l’idea che uno debba necessariamente vincere e l’altro perdere, ma con la capacità di ascoltarsi.
Il cittadino segnala, l’istituzione verifica.
Se qualcosa è sfuggito, lo si riconosce, e si interviene.
Trapani ed Erice, la stessa acqua che scorre
La storia di via Fiume arriva dentro una vicenda più grande.
Quella di un territorio, tra Trapani ed Erice, che da mesi convive con problemi di approvvigionamento, torbidità e controlli sulla qualità dell’acqua.
A Trapani, il Comitato “L’acqua è un diritto di tutti” ha rappresentato proprio questo: un pezzo di cittadinanza che si è organizzato spontaneamente, raccogliendo segnalazioni e portando nelle istituzioni ciò che accadeva nelle case.
Che ha raccolto firme, ha mappato l'emergenza ed ora sta organizzando un sit in: perché a Trapani la richiesta di aiuto non si é bloccata in una PEC, ma si é persa ormai in 154 rivoli, tanti quanti sono i contatori ancora chiusi e le famiglie senza acqua.
É l'idea del "mutuo soccorso" reciproco, l'essenza della democrazia rappresentativa.
Da una parte il Comune con i suoi tecnici, i suoi campionamenti, l’Asp e gli enti competenti. Dall’altra i cittadini con gli occhi puntati sui propri rubinetti, che chiedono di essere rappresentati, ascoltati. Possibilmente di aver risolto il problema.
Non sono due mondi contrapposti, sono due parti dello stesso controllo.
L'acqua e la democrazia rappresentativa
Forse, alla fine, l’acqua ci sta raccontando qualcosa che va oltre l’acqua.
L’acqua che manca, che arriva torbida. L’emergenza che diventa esasperazione. Le domande che vengono poste e le risposte che tardano ad arrivare. Le condutture vecchie, che non si possono rifare tutte in una notte, né con un colpo di penna.
Perché una città non si governa soltanto rifacendo le condutture. Si governa anche tenendo aperti i canali attraverso i quali passano le segnalazioni, le paure, le richieste e le risposte.
Gli uffici possono essere sovraccarichi. Le emergenze possono essere complesse. I problemi possono venire da lontano e non avere una soluzione immediata.
Ma una cosa dovrebbe poter scorrere sempre: la comunicazione tra chi governa e chi vive la città.
È forse questo il vero panta rei dell’acqua di Trapani ed Erice.
Il cittadino non può sostituirsi al Comune e il Comune non può vedere tutto.
Si deve però pretendere, e insieme costruire, un sistema nel quale una segnalazione non resti ferma dentro una casella di posta elettronica o bloccata in una raccolta firme.
La storia di via Fiume, allora, potrebbe avere un finale diverso da quello che sembrava scritto.
Non quello dello scontro, ma quello di una squadra che domani arriva, preleva l’acqua e prova a capire.
E di un’amministrazione che ha detto, semplicemente: abbiamo sbagliato, ci dispiace.
Non cancella la svista. Ma almeno la trasforma in un'azione.
Perché l’acqua scorre.
E anche le responsabilità, che dovrebbero avere una direzione: verso una soluzione.
Panta rei.
Tutto scorre.
Ma proprio perché tutto scorre, bisogna continuare ad ascoltare ciò che l’acqua ci sta dicendo.
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