Nessuna risposta sui risarcimenti, nessuna scusa formale ai pazienti coinvolti, nessuna comunicazione pubblica sulle misure adottate per evitare che una vicenda simile possa ripetersi. A quasi due anni dalla prima denuncia sul caso degli esami istologici refertati in ritardo all’Asp di Trapani, arriva una dura presa di posizione dei legali che assistono alcune delle persone coinvolte.
Gli avvocati Vita Maria Ippolito, Riccardo Marceca, Vito Livadia, Salvatore Accardo e Niccolò Grossi denunciano di avere più volte chiesto all’Azienda sanitaria un confronto sui ristori alle famiglie, senza avere finora ottenuto alcun riscontro.
“Nessuna interlocuzione sui ristori”
La nota arriva mentre resta aperta sul piano giudiziario la complessa vicenda dei ritardi accumulati nella comunicazione degli esiti istologici.
I legali parlano nell’interesse dei loro assistiti, parti offese, e sottolineano come la gravità del caso richiederebbe, da parte dell’Asp e delle istituzioni, “serietà, tempestività, trasparenza e senso di responsabilità”.
Il punto centrale, però, è molto concreto: i ristori.
Secondo gli avvocati sarebbero stati rivolti “ripetuti inviti” all’Asp di Trapani per aprire un’interlocuzione con le famiglie danneggiate. Inviti che, sostengono, sono rimasti senza risposta.
“Mancano anche le scuse”
Non è soltanto una questione economica.
Nella nota i legali contestano anche l’assenza di “formali e sentite scuse” nei confronti dei cittadini che hanno subito le conseguenze dei ritardi.
E aggiungono un altro elemento: a loro giudizio sarebbe mancata anche una rassicurazione pubblica sulle misure messe in campo per impedire che una situazione analoga possa ripetersi.
Un passaggio importante, perché il caso degli istologici non riguarda soltanto l'accertamento delle responsabilità per quanto è già accaduto. Riguarda anche la domanda che da mesi accompagna l'intera vicenda: oggi il sistema garantisce che quei ritardi non possano ripetersi?
Il caso che ha travolto la sanità trapanese
L’inchiesta è nata dopo la denuncia di Maria Cristina Gallo, l’insegnante di Mazara del Vallo che aveva atteso per mesi l’esito del proprio esame istologico.
Da quel caso è emerso un arretrato di migliaia di referti e sono partiti gli accertamenti della magistratura sulle responsabilità nella gestione del servizio.
Proprio nei giorni scorsi è arrivata la richiesta di archiviazione per due dei 19 indagati, le infermiere Marilena Errante Parrino e Rosaria Maria Pia Incandela, mentre per altre posizioni gli accertamenti proseguono.
La richiesta di archiviazione di due singole posizioni, tuttavia, è un piano diverso rispetto a quello sollevato oggi dagli avvocati: quello del rapporto tra l’Asp, i pazienti e le famiglie che sostengono di avere subito danni a causa dei ritardi.
“Continueremo nelle sedi competenti”
I legali annunciano infatti che continueranno a tutelare i propri assistiti “nelle sedi competenti”.
Ma chiedono contemporaneamente che venga aperto un confronto non soltanto con l’Asp, ma anche con le istituzioni politiche del territorio, sia sulle garanzie per la sicurezza dei percorsi diagnostici sia sui ristori destinati alle persone danneggiate.
Ed è questo, adesso, il nuovo fronte della vicenda. Perché mentre la magistratura deve stabilire chi abbia eventualmente responsabilità penali, resta un’altra domanda, molto più semplice e finora senza risposta: chi parla con i pazienti e con le loro famiglie?
Per approfondire
Tp24 ha seguito fin dall’inizio il caso dei referti istologici in ritardo all’Asp di Trapani, ricostruendo responsabilità, ispezioni, indagini e testimonianze dei pazienti. Ecco alcuni degli articoli principali:
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