La crisi politica alla Regione Siciliana entra nelle ore decisive. Renato Schifani ha convocato per domani, giovedì 8 ottobre, la Giunta regionale a Palazzo d'Orléans. All'ordine del giorno ci sono, con una formula tanto asciutta quanto significativa, i «provvedimenti più urgenti». Ma secondo quanto apprende l'ANSA, durante la riunione il presidente potrebbe comunicare le proprie dimissioni.
Non c'è ancora un annuncio formale. C'è però una convocazione arrivata nel momento più difficile della legislatura e dopo ventiquattr'ore di tensione altissima dentro Forza Italia. La questione che fino a pochi giorni fa sembrava riguardare la ricandidatura di Schifani nel 2027 adesso potrebbe trasformarsi in tutt'altro: la fine anticipata della legislatura e il ritorno dei siciliani alle urne già a dicembre.
Lo scontro dentro Forza Italia
La crisi è esplosa dopo le dichiarazioni del commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, che ha parlato della necessità in Sicilia di una «proposta politica completamente nuova».
Il riferimento è arrivato mentre nel partito cresce la preoccupazione per le numerose vicende giudiziarie che hanno interessato esponenti o figure vicine al governo regionale. L'ultima, e politicamente più pesante, è l'inchiesta per corruzione che coinvolge Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione e fino ad agosto presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali. Per Armao la Procura di Palermo ha chiesto la custodia cautelare; sarà il giudice a decidere.
Schifani aveva reagito alle parole di Minardo annunciando di stare «valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere». Secondo l'ANSA, tra il governatore e il leader nazionale di Forza Italia Antonio Tajani ci sarebbe stata anche una telefonata dai toni molto accesi.
Minardo propone il vertice a Roma
Nel frattempo Minardo prova a riportare il confronto dentro un tavolo politico.
«Ho proposto nei prossimi giorni un incontro a Roma alla presenza del segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani e del presidente della Regione Renato Schifani. Insieme stabiliremo il percorso politico», ha dichiarato il commissario siciliano.
Il punto rimane la ricandidatura di Schifani nel 2027. Secondo Repubblica, al presidente verrebbe garantito il sostegno fino alla conclusione naturale della legislatura, ma non la certezza di una nuova candidatura alla guida della Regione. È su questo passaggio che Schifani starebbe valutando se accettare il percorso proposto dal suo partito oppure interrompere anticipatamente la legislatura.
La convocazione della Giunta di domani, in questo quadro, assume un peso molto diverso da una normale riunione dell'esecutivo.
Se Schifani si dimette si vota di nuovo
La normativa siciliana è chiara. In caso di dimissioni del presidente della Regione, si scioglie anche l'Assemblea regionale e si procede alla nuova elezione contestuale del presidente e dell'Ars entro tre mesi.
Secondo l'ANSA, la prima finestra utile sarebbe domenica 13 dicembre.
Non si tratterebbe quindi di sostituire Schifani e andare avanti fino al 2027 con lo stesso Parlamento. Il sistema siciliano prevede il cosiddetto simul stabunt simul cadent: cade il presidente, finisce anche la legislatura.
Sammartino assumerebbe le funzioni di presidente
In quella fase entrerebbe in gioco Luca Sammartino, oggi assessore regionale all'Agricoltura e vicepresidente della Regione. La sua qualifica attuale è confermata dalla stessa Regione Siciliana.
La legge regionale 26 del 2020 stabilisce espressamente che, in caso di dimissioni del presidente, le funzioni presidenziali siano assunte dal vicepresidente, nei limiti dell'ordinaria amministrazione, fino all'insediamento del nuovo presidente eletto.
Dunque, qualora Schifani formalizzasse il passo indietro, Sammartino non diventerebbe presidente per il resto della legislatura: assumerebbe temporaneamente le funzioni di presidente durante la fase che conduce alle nuove elezioni.
Anche l'intero governo regionale, in questo periodo, potrebbe occuparsi soltanto degli atti di ordinaria amministrazione.
E la Finanziaria?
È uno degli aspetti più delicati.
Un voto a dicembre arriverebbe proprio mentre la Regione dovrebbe approvare la manovra finanziaria per il 2027. L'ANSA segnala che la conclusione anticipata della legislatura renderebbe impossibile il normale percorso della legge di stabilità a fine anno, con il rischio di un nuovo esercizio provvisorio e margini di spesa molto più limitati.
È anche per questo che dentro Forza Italia diversi esponenti starebbero lavorando per evitare le dimissioni e ricomporre la frattura.
Il problema delle pensioni dei deputati
E poi c'è una questione molto più prosaica. Ma, nella politica siciliana, non propriamente secondaria.
Secondo quanto ricostruito dall'ANSA, per i deputati regionali al primo mandato la soglia previdenziale di quattro anni, sei mesi e un giorno maturerebbe soltanto nel maggio del 2027. Un voto anticipato a dicembre interromperebbe la legislatura prima del raggiungimento di quel requisito per diversi parlamentari.
Insomma, dietro la crisi ci sono i grandi temi — il governo della Regione, le inchieste giudiziarie, gli equilibri del centrodestra e la candidatura del 2027 — ma anche una questione molto concreta che riguarda direttamente una parte dell'Ars.