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08/10/2026 06:00:00

Antonini, un'altra sconfitta al Tar. Gli Shark restano fuori dalla Serie A, lui insulta i giudici

Il Tar del Lazio respinge le due richieste cautelari della Trapani Shark. Le udienze di merito rinviate a gennaio e febbraio 2027. Il presidente Valerio Antonini grida al complotto, attacca i magistrati e annuncia un ricorso all'Antitrust. Ma intanto incassa un altro no.

 

Doveva essere il giorno della grande rivincita. È diventato il giorno dell'ennesima sconfitta giudiziaria. Il Tar del Lazio ha respinto oggi, 7 ottobre, entrambe le richieste cautelari presentate dalla Trapani Shark, la società di basket di Valerio Antonini esclusa lo scorso gennaio dal campionato di Serie A. Per conoscere l'esito dei giudizi di merito bisognerà aspettare gennaio e febbraio del 2027.

 

Un altro rinvio, dunque. E soprattutto nessuna riammissione, nessuna sospensione dei provvedimenti contestati, nessuna di quelle vittorie che Antonini annuncia periodicamente sui social.

 

L'imprenditore romano aveva riposto grandi speranze nell'udienza di ieri, soprattutto dopo che l'11 settembre il Consiglio di Stato aveva disposto una rapida trattazione delle controversie davanti al Tar. Una decisione che Antonini aveva salutato con entusiasmo, definendola «la prima, vera, grande vittoria».

Ma il Consiglio di Stato non aveva affatto dato ragione alla società sul merito delle contestazioni. Aveva chiesto che le questioni venissero esaminate tempestivamente. Una differenza sostanziale, che oggi è diventata evidente.

 

Dall'esclusione della Serie A ai ricorsi: che cosa è successo

 

Per comprendere la vicenda bisogna tornare all'origine dei problemi della Trapani Shark.

La crisi nasce dalle contestazioni relative ai versamenti fiscali e contributivi, per i quali la società aveva utilizzato crediti d'imposta acquistati da soggetti terzi. Secondo gli organi federali, quelle compensazioni non erano idonee a dimostrare il regolare adempimento degli obblighi.

Antonini ha sempre sostenuto di essere stato vittima di una truffa da parte di intermediari e professionisti ai quali si era affidato. Una tesi che ha ripetuto più volte, richiamando anche una sentenza della giustizia tributaria di Trapani parzialmente favorevole alla società calcistica.

La posizione della giustizia sportiva, però, è stata diversa: l'eventuale buona fede nell'acquisto dei crediti non equivale automaticamente al regolare pagamento delle somme dovute.

Per gli Shark sono così arrivate penalizzazioni, provvedimenti disciplinari e limitazioni ai tesseramenti.

La situazione è precipitata nel gennaio 2026, quando la squadra ha affrontato una serie di partite in condizioni sempre più difficili. Il caso più clamoroso è stato quello dell'incontro con Trento, interrotto dopo pochi minuti perché il Trapani non disponeva più del numero minimo di giocatori necessario a proseguire.

Il 12 gennaio è arrivata la decisione del giudice sportivo: esclusione dal campionato di Serie A, annullamento delle partite disputate, ammenda di 600 mila euro e tre mesi di inibizione per Antonini.

Una decisione confermata nei successivi gradi della giustizia sportiva, fino al Collegio di Garanzia del Coni.

A luglio è arrivata anche la revoca dell'affiliazione federale. Da qui i ricorsi davanti alla giustizia amministrativa, con i quali la società tenta di ottenere l'annullamento dei provvedimenti.

 

Il 7 ottobre doveva essere la svolta. Invece un altro no

 

La decisione del Tar rappresenta un nuovo ostacolo per la strategia giudiziaria di Antonini.

I giudici hanno respinto le due domande cautelari, rinviando la trattazione del merito ai primi mesi del prossimo anno.

Questo non significa che tutte le questioni siano state definitivamente risolte, né che la società abbia esaurito le proprie possibilità di difesa. Significa, più semplicemente, che il Tar non ha accolto le richieste di intervenire immediatamente sugli effetti dei provvedimenti impugnati.

La distinzione è importante. Ma lo è anche il risultato concreto: la situazione degli Shark non cambia.

Il presidente granata, che aveva presentato l'intervento del Consiglio di Stato come l'inizio della riscossa, si ritrova dunque a dover attendere ancora.

E non l'ha presa bene.

 

Antonini contro i giudici: «Ordinanza indegna, era tutto apparecchiato»

 

La reazione di Antonini è arrivata attraverso i social, con un lungo intervento dai toni particolarmente aggressivi.

«Avevo capito subito, vedendo seduto accanto al Presidente della Sezione giudicante, lo stesso FANIZZA per il quale avevamo chiesto l'inibizione nel procedimento del 26 Agosto, che era tutto apparecchiato», scrive.

Il riferimento è alla presenza, nel collegio giudicante, di un magistrato nei confronti del quale la società sostiene di aver già sollevato una questione di incompatibilità.

Da questa circostanza Antonini trae conclusioni pesantissime.

Definisce il provvedimento «una ordinanza indegna» e accusa i giudici di essere «gente palesemente in mala fede», arrivando a sostenere che esisterebbe un sistema organizzato per impedire alla Trapani Shark di ottenere giustizia.

Sono accuse molto gravi, che riguardano l'indipendenza e l'imparzialità della magistratura amministrativa. Antonini non fornisce, nel messaggio pubblicato, elementi sufficienti a dimostrare l'esistenza di decisioni preordinate o di interferenze illecite. La presenza di un magistrato contestato dalla parte ricorrente non costituisce, da sola, la prova di un condizionamento.

Ma l'imprenditore non si ferma qui.

Parla di giudici vicini alle federazioni, di presunti conflitti d'interesse e di sentenze suggerite dall'esterno. E conclude rivolgendosi ai destinatari delle sue accuse con espressioni come «brutti infami» e «fossi in voi mi sputerei in faccia».

Fino a evocare la giustizia divina, che prima o poi, sostiene, farà il suo corso.

Insomma, quando la giustizia non gli dà ragione, Antonini non si limita a contestare le sentenze. Contesta direttamente chi le pronuncia.

 

Le accuse all'Agenzia delle Entrate e al Coni

 

Nel suo intervento Antonini torna anche su alcune circostanze che, a suo giudizio, dimostrerebbero l'esistenza di anomalie nella gestione della vicenda.

La prima riguarda l'Agenzia delle Entrate di Trapani.

Secondo il presidente degli Shark, alcuni funzionari sarebbero stati costretti a modificare, nella notte del 29 dicembre, una comunicazione che avrebbe inizialmente scagionato la società.

Antonini annuncia che renderà pubblici i documenti in suo possesso.

È una contestazione che, se supportata da elementi concreti, meriterebbe certamente un approfondimento. Ma allo stato si tratta di un'accusa formulata dall'imprenditore, non di una circostanza accertata.

Lo stesso vale per gli altri passaggi denunciati: il deposito delle motivazioni del Coni, che secondo Antonini sarebbe avvenuto con quattro mesi di ritardo, e lo spostamento dell'udienza del Tar al 26 agosto.

Nella ricostruzione del presidente granata, questi tempi avrebbero contribuito a far arrivare la discussione davanti al Consiglio di Stato quando il campionato era già iniziato, rendendo più difficile ottenere una riammissione.

Ma una successione di eventi processuali, per quanto sfavorevole a una parte, non dimostra automaticamente che sia stata organizzata per danneggiarla.

 

«Solo tredici minuti per i nostri avvocati»

 

Antonini contesta anche la durata dell'intervento concesso ai propri legali durante l'udienza.

«13 minuti per racchiudere un anno di lavoro, di sfide, di documenti», denuncia.

È un altro elemento che il presidente considera indicativo del trattamento riservato alla Trapani Shark.

Va però ricordato che, nel processo amministrativo, la discussione orale non rappresenta l'unica occasione per esporre le ragioni delle parti. I ricorsi, le memorie e i documenti depositati costituiscono parte essenziale del materiale sul quale i giudici sono chiamati a pronunciarsi.

La durata di un intervento orale, dunque, non basta a dimostrare che le ragioni della società non siano state esaminate.

 

Adesso Antonini annuncia l'Antitrust

 

La novità annunciata dal presidente della Trapani Shark riguarda il possibile coinvolgimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato.

«Ho deciso di andare all'AntiTrust, parallelamente alle cause di merito di questi mesi a venire», scrive Antonini.

L'imprenditore ritiene che il sistema delle federazioni sportive e dei rapporti tra i diversi organismi coinvolti debba essere sottoposto anche a una verifica sotto il profilo della concorrenza.

È una strada diversa da quella dei ricorsi amministrativi.

L'Antitrust, infatti, non è un ulteriore grado di giudizio al quale rivolgersi quando una decisione del Tar non piace. L'Autorità può intervenire su eventuali violazioni delle norme a tutela della concorrenza, nei limiti delle proprie competenze, ma non può semplicemente sostituirsi ai giudici amministrativi per annullarne le ordinanze.

Bisognerà quindi comprendere quali condotte specifiche Antonini intenda segnalare e su quali elementi fondi le proprie contestazioni.

Per il momento, c'è l'annuncio.

 

E spunta anche il caso Arnone

 

Nella lunga requisitoria social entra anche un'altra vicenda giudiziaria, questa volta a Trapani.

Antonini richiama un'udienza prevista per il prossimo 20 ottobre, relativa a un procedimento riguardante il dirigente Arnone.

Secondo l'imprenditore, l'udienza rischierebbe di essere rinviata dopo che Arnone avrebbe comunicato un periodo di ferie già programmato, allegando un biglietto aereo.

Anche questo episodio viene presentato come parte di un quadro più ampio di ostacoli e ritardi.

Naturalmente, l'eventuale rinvio di un'udienza dovrà essere valutato dal giudice competente, sulla base delle richieste e delle ragioni rappresentate dalle parti.

 

Intanto anche il Trapani Calcio aspetta il suo giudizio

 

La vicenda degli Shark si intreccia con quella del Trapani Calcio, l'altra società sportiva controllata da Antonini.

Anche i granata hanno subito pesanti penalizzazioni per irregolarità amministrative, soprattutto in relazione ai versamenti fiscali e contributivi.

Nella stagione 2025/2026 le penalizzazioni hanno raggiunto complessivamente 25 punti, ai quali si sono aggiunti ulteriori cinque punti da scontare nella stagione successiva.

Anche il Trapani Calcio ha intrapreso una lunga battaglia giudiziaria, sostenendo che le proprie ragioni non siano state adeguatamente riconosciute dagli organi federali.

Il Consiglio di Stato, lo scorso settembre, aveva sollecitato anche per i ricorsi calcistici una rapida trattazione nel merito.

Si tratta però di procedimenti distinti da quelli discussi oggi per la Trapani Shark. E il rigetto delle misure cautelari relative al basket non equivale a una decisione sui ricorsi della società calcistica.

Il filo comune resta la contestazione degli adempimenti fiscali e contributivi e la strategia di Antonini, che continua a sostenere di aver subito ingiustizie da parte del sistema sportivo.

 

Una vittoria annunciata, una sconfitta arrivata

 

C'è infine un aspetto che merita di essere sottolineato.

Da mesi Valerio Antonini accompagna ogni passaggio delle proprie vicende giudiziarie con annunci di vittorie imminenti, svolte decisive, verità finalmente destinate a emergere.

Quando il Consiglio di Stato ha disposto una rapida trattazione nel merito, ha parlato di una grande vittoria. Oggi, di fronte al rigetto delle cautelari, parla di giudici in mala fede, sentenze preordinate e sistemi truffaldini.

È uno schema comunicativo ormai riconoscibile. Le decisioni favorevoli, anche quando sono soltanto procedurali, diventano trionfi. Quelle sfavorevoli diventano la prova di un complotto.

Naturalmente Antonini ha tutto il diritto di difendersi, di impugnare i provvedimenti, di contestare le decisioni e di denunciare eventuali irregolarità. È un diritto che va garantito a chiunque.

Ma c'è una differenza tra contestare una decisione e accusare i giudici di essere corrotti o manipolati, senza fornire prove verificabili.

Ed è una differenza che diventa ancora più importante quando a parlare è un imprenditore che ha assunto un ruolo pubblico così rilevante nello sport trapanese.

Intanto i fatti restano quelli.

Il 7 ottobre non ha riportato gli Shark in Serie A. Il Tar ha respinto le due richieste cautelari e rinviato il merito al 2027.

Antonini promette nuove battaglie, nuovi documenti, nuove denunce. E chiede ancora una volta giustizia.

Ma forse, dopo tanti annunci e tante sconfitte, i tifosi trapanesi vorrebbero soprattutto una cosa molto più semplice: tornare a parlare di sport.