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08/10/2026 11:00:00

Mazara, la flotta resta a terra: finito il fermo biologico, la crisi blocca la marineria

Il fermo biologico è finito, ma le barche della marineria di Mazara del Vallo restano ancora ferme. Non per un vincolo legato alla tutela delle risorse ittiche, questa volta, ma per una ragione tutta economica: uscire in mare costa troppo e, per molte imprese, non è più sostenibile.

È questo il paradosso con cui la marineria mazarese si trova a fare i conti. Terminato il periodo di fermo, che avrebbe dovuto consentire una ripresa delle attività, il comparto si ritrova invece davanti agli stessi problemi che ne hanno segnato gli ultimi mesi: caro-carburante, costi di gestione sempre più elevati e difficoltà economiche che mettono a rischio imprese e posti di lavoro.

A denunciarlo sono i segretari generali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil Trapani, Giovanni Di Dia, Massimo Santoro e Leonardo Falco, che hanno deciso di mantenere lo stato di agitazione della categoria.

«Il fermo è finito, ma non è cambiato nulla»

«Nonostante la conclusione del periodo di fermo biologico, per la marineria mazarese nulla è cambiato. Le attività non sono riprese perché non ci sono le condizioni economiche per farlo», affermano i rappresentanti sindacali.

Il problema, spiegano, è strutturale e non può essere affrontato soltanto attraverso interventi temporanei. Il prezzo del carburante continua infatti a incidere pesantemente sui bilanci delle imprese, mentre la crisi economica generale rende sempre più difficile mantenere in attività la flotta e garantire continuità occupazionale agli equipaggi.

Il risultato è che la fine del fermo biologico non ha prodotto quella ripartenza attesa dalla categoria. La marineria rischia di rimanere bloccata proprio nel momento in cui dovrebbe tornare operativa.

Sindacati contro il silenzio delle associazioni datoriali

Nel mirino delle organizzazioni sindacali c'è anche l'assenza di un confronto con le parti datoriali.

«Vogliamo sottolineare il silenzio assordante delle parti datoriali – denunciano Di Dia, Santoro e Falco – alle quali era stato richiesto con urgenza un tavolo di confronto per affrontare le emergenze del comparto».

Secondo i sindacati, non è più possibile rimandare un confronto sulle condizioni in cui lavoratori e imprese sono costretti a operare. La richiesta è quella di mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, rappresentanze datoriali e sindacati per individuare interventi capaci di evitare che la crisi si trasformi in un'emergenza occupazionale.

Il nodo degli aiuti contro il caro-gasolio

Tra le questioni al centro della vertenza c'è anche la destinazione delle risorse regionali previste per sostenere il comparto di fronte all'aumento del costo del carburante.

I sindacati chiedono che una parte degli eventuali contributi destinati alle parti datoriali venga riconosciuta ai pescatori.

«Auspichiamo che, quando arriveranno i fondi da parte della Regione nei confronti delle parti datoriali per far fronte al caro gasolio, il 50 per cento vada ai pescatori, visto il contratto alla parte», affermano i tre segretari.

Per le organizzazioni dei lavoratori, infatti, il sostegno al comparto deve tradursi anche in un aiuto concreto agli equipaggi, che stanno pagando direttamente le conseguenze della crisi.

«Non possiamo fare finta che il problema non esista»

La protesta, dunque, non si ferma con la conclusione del fermo biologico. Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil confermano lo stato di agitazione e annunciano la possibilità di ulteriori iniziative qualora non arrivino risposte.

«Il fermo biologico è terminato, ma per i nostri pescatori e per le imprese non è cambiato assolutamente nulla – ribadiscono Di Dia, Santoro e Falco –. Ci ritroviamo con gli stessi problemi di prima, aggravati da un silenzio imbarazzante da parte delle associazioni datoriali che continuano a ignorare le nostre richieste di incontro».

La richiesta è netta: un piano d'azione immediato per impedire il collasso della marineria mazarese.

«Non possiamo tollerare che si continui a fare orecchie da mercante sulla pelle di chi vive di mare. Lo stato di agitazione resta fermamente confermato: pretendiamo risposte concrete e un piano d'azione immediato per salvare la marineria di Mazara del Vallo dal collasso», concludono i tre segretari.