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08/10/2026 14:49:00

Alla fine Schifani non si è dimesso

Niente dimissioni, niente voto anticipato. Almeno per adesso. La riunione della Giunta regionale dell’8 ottobre, indicata alla vigilia come possibile momento della rottura definitiva, si è conclusa senza alcun riferimento da parte di Renato Schifani a un passo indietro. Tutti i punti all’ordine del giorno sono stati approvati e la crisi politica dentro Forza Italia resta sospesa, in attesa del confronto romano con Antonio Tajani e Nino Minardo.

Ma dalla riunione è arrivato un altro segnale politico, tutt’altro che secondario: la Giunta ha approvato il disegno di legge sulla trasparenza dei rapporti tra interessi privati e pubblica amministrazione. Un provvedimento che, pur essendo stato preparato da tempo, arriva nel pieno dell’inchiesta per corruzione che coinvolge Gaetano Armao, ex consigliere giuridico del presidente ed ex numero uno della Commissione tecnica specialistica.

 

Le dimissioni restano nel cassetto

 

Alla vigilia si era parlato apertamente di una possibile conclusione anticipata della legislatura. Schifani aveva convocato la Giunta dopo giorni di tensione con i vertici di Forza Italia, culminati nelle dichiarazioni di Nino Minardo sulla necessità di una «proposta politica completamente nuova» in Sicilia e nella dura telefonata tra il governatore e Antonio Tajani. 

La mattinata, invece, si è chiusa senza scossoni.

Schifani non ha affrontato la questione delle dimissioni durante la seduta. Nessun regolamento di conti, nessun annuncio sulla fine della legislatura. Gli assessori hanno approvato i provvedimenti previsti, compresi gli interventi per le imprese agricole e della pesca contro il caro carburante.

Per il momento, dunque, la Regione continua con Schifani presidente e con l’attuale maggioranza.

Questo non significa che la crisi sia rientrata. Il problema politico aperto da Forza Italia riguarda soprattutto la ricandidatura di Schifani alle Regionali del 2027, sulla quale a Roma sono emersi forti dubbi.

 

Adesso il confronto si sposta a Roma

Il prossimo passaggio dovrebbe essere il vertice proposto da Minardo con Schifani e Tajani.

«Insieme stabiliremo il percorso politico», aveva detto il commissario regionale azzurro. Una formula sufficientemente larga da contenere tutto: prosecuzione della legislatura, chiarimento interno e soprattutto scelta del candidato alla presidenza della Regione nel 2027. 

La sensazione, dopo la riunione di oggi, è che la resa dei conti sia stata semplicemente rinviata.

Le dimissioni, che ieri sembravano una possibilità concreta, si allontanano. Ma resta irrisolta la questione principale: Forza Italia intende ancora puntare su Schifani per un secondo mandato?

 

La risposta alle inchieste: arriva il Registro degli interessi

 

Sul tavolo della Giunta, intanto, è arrivato il disegno di legge elaborato dal presidente insieme all’assessore all’Economia Alessandro Dagnino.

La norma introduce un Registro pubblico dei rappresentanti di interessi, ospitato presso la Segreteria generale della Presidenza. Dovranno essere indicati i soggetti per conto dei quali i rappresentanti operano, gli interessi rappresentati e la natura degli incarichi.

Accanto al Registro ci sarà un’Agenda pubblica degli incontri, nella quale dovranno comparire partecipanti, finalità dell’incontro e procedimento amministrativo interessato.

L’obbligo riguarda una platea molto ampia: presidente della Regione, assessori, uffici di diretta collaborazione, consulenti, dirigenti e organismi regionali con funzioni istruttorie, consultive o valutative.

 

Tracciati anche i contatti sulle singole pratiche

 

È probabilmente questo il passaggio più significativo, alla luce delle vicende giudiziarie delle ultime settimane.

Il disegno di legge prevede che siano documentate le interlocuzioni relative a autorizzazioni, concessioni, contributi, finanziamenti e agevolazioni. Ma anche i contatti sull’ordine con cui vengono trattate le pratiche, sui tempi di definizione, sull’assegnazione dei fascicoli, sulla scelta degli istruttori e sulle valutazioni tecniche. 

In altre parole: proprio alcuni dei passaggi che ricorrono nell’inchiesta Armao.

Nelle contestazioni della Procura palermitana, infatti, si parla anche della presunta possibilità di incidere sull’individuazione dei funzionari incaricati delle pratiche, sui tempi e sulle modalità con cui venivano trattati alcuni dossier ambientali. Nell’atto giudiziario già esaminato da Tp24 viene contestato ad Armao, tra le altre cose, di avere assicurato agli interlocutori la possibilità di individuare responsabili dei procedimenti o funzionari amministrativi di riferimento. 

Il nuovo disegno di legge, se approvato dall’Ars, imporrebbe invece che queste interlocuzioni lascino una traccia formale nel fascicolo amministrativo.

 

Schifani: «Il risanamento morale è responsabilità della politica»

Il presidente ha collegato apertamente il provvedimento al clima determinato dalle ultime vicende giudiziarie.

«Il risanamento morale delle istituzioni è una responsabilità che la politica deve assumersi fino in fondo», ha dichiarato Schifani, spiegando che i recenti fatti di cronaca giudiziaria rendono più urgente rafforzare gli strumenti di prevenzione. 

L’obiettivo dichiarato è rendere conoscibili i rapporti tra chi decide per conto dell’amministrazione e chi rappresenta interessi privati.

Il provvedimento era stato avviato prima dell’esplosione del caso Armao, precisa la Regione. Ma è inevitabile che venga letto oggi dentro quel contesto.

 

Le sanzioni

 

Per chi rappresenta interessi privati e viola le nuove disposizioni sono previste sanzioni progressive: dal richiamo scritto alla sospensione fino alla cancellazione dal Registro.

Gli incontri dovranno inoltre avvenire attraverso canali istituzionali e le comunicazioni rilevanti arrivate per altre vie dovranno essere acquisite al fascicolo amministrativo. 

Non significa, naturalmente, che ogni rapporto tra amministrazione e portatori di interessi sia sospetto. Il lobbying è parte normale dei processi decisionali. Il problema è renderlo visibile, documentato e verificabile.

Ed è precisamente su questo punto che il governo cerca ora di intervenire.

 

Le altre nomine della Giunta

 

La seduta ha prodotto anche alcune nomine.

Carmen Madonia è stata scelta come nuova dirigente generale dell’Autorità di audit dei programmi cofinanziati dalla Commissione europea. La Giunta ha inoltre nominato Filippo Maniscalco Mobility manager della Regione, incarico svolto a titolo gratuito.

Completata anche la procedura per Sabrina Cillia alla guida del Cefpas di Caltanissetta.

 

Schifani resta, la crisi pure

 

Alla fine, quindi, la giornata che avrebbe potuto chiudere la legislatura produce un risultato molto diverso.

Schifani resta al suo posto. La Giunta continua a lavorare. Il voto anticipato, che ieri sembrava poter arrivare già a dicembre, per ora esce dall’orizzonte immediato.

Ma la frattura dentro Forza Italia non è stata ricomposta. È soltanto rimandata al tavolo nazionale.

E c’è un paradosso politico evidente: nel giorno in cui Schifani avrebbe potuto lasciare Palazzo d’Orléans, il suo governo approva invece una legge per rendere trasparenti proprio quei rapporti tra politica, burocrazia e interessi privati che sono diventati il cuore delle ultime inchieste giudiziarie siciliane.

Adesso toccherà all’Ars trasformare quel disegno di legge in una norma effettiva. E a Forza Italia decidere che cosa fare del suo presidente.



Regionale | 2026-10-08 14:49:00
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Alla fine Schifani non si è dimesso

Niente dimissioni, niente voto anticipato. Almeno per adesso. La riunione della Giunta regionale dell’8 ottobre, indicata alla vigilia come possibile momento della rottura definitiva, si è conclusa senza alcun riferimento da parte di...