La richiesta del sindaco Giacomo Tranchida era stata chiara: tornare in Consiglio comunale per ridiscutere il Pef e le tariffe Tari, dopo la bocciatura arrivata nell’ultima seduta.
Ieri la questione è approdata alla conferenza dei capigruppo convocata dal presidente del Consiglio Alberto Mazzeo. E dal confronto è arrivata una prima apertura: se l’amministrazione presenterà nuovamente le delibere, il Consiglio sarà riconvocato e Pef e Tari saranno inseriti all’ordine del giorno.
Ma non si può semplicemente riproporre lo stesso atto già bocciato dall’Aula.
È questo uno dei nodi emersi durante la riunione. La proposta respinta non può essere ripresentata con lo stesso numero e lo stesso protocollo: occorre un nuovo atto. Ed è proprio sull'eventuale nuova formulazione delle delibere che si sposta adesso la partita.
La questione è tutt'altro che procedurale. Il Pef 2026-2029 e le tariffe Tari sono stati bocciati dal Consiglio comunale il 5 ottobre, dopo una vicenda che aveva già provocato diverse sedute a vuoto e un confronto politico molto duro. Il mancato via libera ha lasciato aperto il problema della copertura dei costi del servizio rifiuti e si è intrecciato con la vertenza di Formula Ambiente, che ha confermato lo sciopero dei lavoratori per il 13 ottobre.
L'allarme dei Revisori
A complicare ulteriormente il quadro è arrivato il verbale del Collegio dei Revisori dei Conti, datato 6 ottobre, quindi immediatamente a ridosso della bocciatura del Pef. Il documento è dedicato proprio alla mancata approvazione del Piano economico finanziario 2026-2029 e delle relative tariffe Tari.
I Revisori ricordano che già nei mesi scorsi avevano segnalato le criticità legate ai ritardi nell'iter del Pef e avevano evidenziato il rischio che la mancata approvazione nei termini potesse compromettere la copertura integrale dei costi del servizio, con possibili ripercussioni sugli equilibri di bilancio.
Il Collegio, inoltre, ricorda di avere espresso a luglio parere favorevole sulla proposta di Pef e sulle tariffe Tari, non rilevando allora profili di irregolarità contabile o incoerenze con gli equilibri di bilancio.
Il problema è quello che è successo dopo.
Il 5 ottobre il Consiglio non ha approvato il Pef e le tariffe. Secondo i Revisori, la mancata approvazione della Tari 2026 comporta l'applicazione delle tariffe dell'anno precedente.
E qui si apre il problema finanziario: i costi del servizio sono aumentati, mentre il gettito resta ancorato alle vecchie tariffe.
Il Collegio parla di un possibile divario tra i costi effettivamente sostenuti nel 2026 e le entrate garantite dal vecchio impianto tariffario, definendolo un potenziale squilibrio di bilancio di parte corrente.
Quanto manca?
È proprio questa una delle domande alle quali i Revisori chiedono ora una risposta.
Al dirigente del settore Finanziario viene chiesto di quantificare “l'ammontare dello squilibrio” determinato dalla differenza tra i costi del Pef 2026 e il minor gettito derivante dalla reiterazione delle tariffe 2025.
Non solo. Il Collegio chiede di indicare con quali risorse di parte corrente sarebbe possibile coprire l'eventuale squilibrio oppure se sarà necessario ricorrere a variazioni di bilancio o a manovre straordinarie di riequilibrio.
Un passaggio che dà una dimensione diversa alla discussione politica sul Pef.
Perché il confronto non riguarda soltanto se approvare o non approvare un aumento della Tari, ma anche come il Comune intenda garantire la copertura dei costi del servizio nel caso in cui le tariffe precedenti non siano sufficienti.
La questione delle responsabilità
C'è poi un altro elemento contenuto nel verbale dei Revisori che potrebbe avere un peso nel prosieguo della vicenda.
Il Collegio chiede al presidente del Consiglio la trasmissione dei verbali integralmente trascritti delle sedute nelle quali il Pef è stato discusso, compresi quelli relativi a emendamenti, pregiudiziali e interpellanze collegate.
E avverte che, in caso di inerzia o mancata adozione delle misure necessarie al riequilibrio, potrebbe essere necessario segnalare la situazione alla Sezione regionale di controllo e alla Procura regionale della Corte dei Conti per la verifica di eventuali profili di responsabilità contabile e danno erariale.
È un passaggio che rende ancora più delicata la posizione del Consiglio comunale. La discussione sul nuovo Pef non si svolgerà quindi soltanto sul terreno politico, ma anche dentro un quadro finanziario sul quale i Revisori hanno acceso una luce molto forte.
La partita torna all'amministrazione
La conferenza dei capigruppo, dunque, non ha prodotto un nuovo voto sul Pef. Ha invece chiarito quale sarà il prossimo passaggio.
L'amministrazione dovrà presentare nuove delibere. Mazzeo, ricevuti gli atti, ha annunciato che convocherà il Consiglio e li porterà all'ordine del giorno.
Resta da capire se saranno sufficienti a ricostruire un consenso in Aula.
La vicenda Pef, quindi, arriva a un nuovo punto di passaggio: da una parte la necessità politica di tornare in Consiglio, dall'altra la necessità contabile di capire quanto costa davvero lo stallo e come coprire quel costo.
E ora la prima mossa spetta a Palazzo D'Alì.