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12/10/2026 06:00:00

Il tornado, le visite dei politici e le promesse: Marsala adesso aspetta i fatti

Il tornado. La scuola. Le case distrutte. Le famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni, i feriti, gli studenti sotto shock. E poi i politici, le visite, le dichiarazioni.

Mettiamo ordine nel disordine di queste giornate. Proviamo a farlo partendo da chi ha dovuto dare un nome alla paura, ai sacrifici svaniti in pochi minuti, a qualcosa che fino a venerdì mattina sembrava impossibile.

 

Perché una casa danneggiata non è soltanto una voce nella ricognizione della Protezione civile. È il lavoro di una vita, un mutuo, i risparmi messi da parte, il posto nel quale ci si sentiva al sicuro. Una scuola devastata è una comunità interrotta: bambini che hanno avuto paura, insegnanti che hanno dovuto proteggerli mentre avevano paura anche loro, genitori che adesso devono trovare le parole per rassicurare i figli.

 

Tra Marsala e Petrosino, l’emergenza ha lasciato famiglie senza casa e una normalità tutta da ricostruire.

Tra venerdì 9 e sabato 10 ottobre a Marsala sono arrivati rappresentanti delle istituzioni e della politica. Assessori regionali, parlamentari, esponenti di destra e di sinistra. Giusto così. Se non si mostra vicinanza adesso, quando?

Davanti a una comunità colpita, esserci è il primo dovere di chi la rappresenta. Ascoltare, guardare, raccogliere richieste: anche da qui comincia la responsabilità pubblica.

 

Schifani, la vicinanza, l’impegno

Sabato è stata la giornata del presidente della Regione, Renato Schifani. Piaccia o no, Schifani rappresenta la Sicilia. La sua appartenenza a un partito, in quel momento, viene dopo la funzione che esercita.

A Marsala è arrivato il capo del governo regionale, chiamato ad assumere impegni e a trasformarli in risorse, interventi, decisioni. La solidarietà ha un valore; la responsabilità di darle seguito ne ha uno ancora maggiore.

Con lui c’era Mimmo Turano, assessore regionale all’Istruzione. La sua presenza davanti alla scuola colpita aveva un significato preciso: ribadire che studenti, insegnanti e famiglie devono poter contare sulla Regione.

Schifani ha annunciato il sostegno finanziario per il ripristino; Turano ha riconosciuto il lavoro del personale scolastico e richiamato la necessità di trovare soluzioni per la ripresa. Sono impegni da seguire, passo dopo passo.

C’erano anche Nicola Catania e il senatore Raoul Russo, di Fratelli d’Italia. In queste ore la città ha bisogno di interlocutori che sappiano portare le sue necessità nei luoghi in cui si decide. Ognuno con il proprio ruolo, ognuno con la responsabilità delle parole pronunciate davanti a chi ha perso qualcosa.

 

Adesso concretezza

Molti diranno che è stata una passerella. Può darsi. Ma il giudizio definitivo richiede tempo e fatti.

Lo diremo tra qualche mese, se alle visite non saranno seguiti gli interventi, se le famiglie continueranno a vivere nell’incertezza, se la scuola resterà un edificio ferito e le promesse saranno rimaste nei comunicati. Allora parleremo di speranza tradita. E chiederemo conto a ciascuno degli impegni assunti.

Oggi, però, liquidare ogni presenza come propaganda significa anche sottovalutare il bisogno di essere ascoltati. Chi ha vissuto quei minuti cerca risposte e ha bisogno di poter raccontare ciò che gli è accaduto a qualcuno che abbia il potere e il dovere di intervenire.

Sabato quella possibilità c’è stata. Vale come primo passo e, proprio per questo, obbliga a compiere i successivi.

 

Il deputato della città assente sabato

Stefano Pellegrino sabato non c’era. Aveva visitato i luoghi il giorno prima: questo va riconosciuto, insieme alla vicinanza espressa pubblicamente e alla richiesta di interventi urgenti.

 

La critica riguarda la sua assenza nel momento della visita del presidente della Regione. Ed è una critica politica, che non pretende di conoscere le ragioni personali o gli eventuali impedimenti del deputato.

Pellegrino rappresenta questo territorio all’Assemblea regionale siciliana. Il mandato ricevuto dai cittadini comporta una responsabilità anche nei momenti in cui i rapporti politici possono essere difficili. Accanto al presidente, sabato, avrebbe rappresentato Marsala: i suoi bisogni, le sue famiglie, una scuola da rimettere in piedi.

La visita del giorno prima ha avuto valore. La presenza del giorno dopo ne avrebbe avuto un altro, altrettanto preciso.

Per questo, sul piano istituzionale, quell’assenza pesa. Può essere letta come uno sgarbo al presidente e, soprattutto, come un’occasione mancata nei confronti della città. Pellegrino avrà avuto le sue ragioni. Resta il fatto che, in un momento nel quale serviva rendere visibile un impegno comune, il rappresentante del territorio non era accanto alle altre istituzioni.

 

Un caschetto giallo serve a proteggersi durante un sopralluogo. L’empatia serve a capire ciò che si ha davanti. Serve a riconoscere i bisogni di una città attonita, a fermarsi con una madre, a lasciare parlare un’insegnante, a comprendere che dietro un muro crollato c’è una vita sconvolta.

Turano lo ha fatto. Catania e Russo erano lì. E quella presenza, anche soltanto nell’ascolto, ha avuto sostanza.

Adesso comincia la parte più impegnativa. Finita la visita, restano le case, la scuola, le persone. Restano le domande sui tempi, sugli aiuti, sulla possibilità di ricominciare.

Marsala ha visto arrivare le istituzioni. Ora ha diritto di vederle restare, attraverso il lavoro e i risultati.

Perché la vicinanza di sabato sarà misurata nella vita quotidiana di chi, da venerdì, cerca di rimettere ordine nel proprio disordine.