I 30 anni del "Florio" di Erice: una scuola nata per il territorio che continua a guardare al futuro
Trent’anni di storia, migliaia di studenti e un legame con il territorio che, ancora oggi, resta uno dei punti di forza dell’istituto. L’Istituto “Florio” di Erice festeggia un anniversario importante e lo fa in un momento di cambiamento, con i lavori di rinnovamento degli spazi che proseguiranno fino a dicembre 2026. Una scuola che negli anni è cresciuta, ha cambiato volto e ampliato la propria offerta, ma che continua ad avere nell’Alberghiero il suo cuore.
Una scuola nata da un’esigenza La storia del Florio parte da una richiesta precisa arrivata dal territorio. Trent’anni fa, quando la scuola ottenne l’autonomia e assunse l’attuale denominazione dedicata a Ignazio e Vincenzo Florio, c’era bisogno di formare personale qualificato nel settore alberghiero, dell’enogastronomia, dell’accoglienza e del turismo. Prima era una succursale del “Falcone e Borsellino” di Palermo. La richiesta di una scuola alberghiera arrivava soprattutto da Erice e da chi lavorava nel settore, in un territorio che aveva bisogno di ragazzi preparati e pronti a inserirsi nel mondo del lavoro. Da allora è passato molto tempo, ma quella necessità non è scomparsa. Anzi, il settore è cambiato e con lui è cambiata anche la scuola. Oggi il Florio è un istituto superiore con un’offerta formativa più ampia, ma l’enogastronomia, l’accoglienza e la cultura dell’ospitalità continuano a rappresentare una parte fondamentale della sua identità.
La formazione prima di tutto Per la dottoressa Giuseppa Mandina, arrivata al Florio tredici anni fa dopo aver vinto il concorso da dirigente scolastica, l’approdo in questa scuola è stato quasi casuale. Non conosceva quell’istituto e non avrebbe immaginato che sarebbe diventato una parte così importante del suo percorso professionale. Oggi, però, quando parla di questi anni, il primo pensiero va ai ragazzi. È soprattutto attraverso di loro che racconta la sua esperienza alla guida della scuola. Gli studenti che ha visto diplomarsi, quelli che sono partiti per cercare nuove opportunità, anche all’estero, e quelli che poi sono tornati con un bagaglio di esperienze che ha permesso loro di guardare alla vita e al lavoro con occhi diversi. Per Mandina è questa una delle soddisfazioni più grandi. E proprio parlando della formazione alberghiera, sottolinea quanto sia importante andare oltre la semplice pratica. Un ragazzo non deve imparare soltanto a cucinare o a lavorare in sala. Deve conoscere la cultura che c’è dietro l’enogastronomia, capire il valore dei prodotti e del territorio. Anche in cucina, prima delle tecniche, c’è una storia da conoscere.
Una scuola che continua a cambiare In trent’anni è cambiato anche il modo di preparare i ragazzi al mondo del lavoro. Il Florio ha ampliato i suoi percorsi, affiancando alla formazione alberghiera altre possibilità legate al territorio, alla produzione e alla sua valorizzazione. L’obiettivo resta quello di dare agli studenti competenze che possano essere realmente utilizzate una volta terminata la scuola. Ma oggi non è semplice prevedere quale sarà il lavoro di domani. È uno degli aspetti sui quali la dirigente insiste maggiormente. I ragazzi hanno tanti sogni e tante aspettative, ma anche una forte preoccupazione per il futuro. Il mondo del lavoro cambia rapidamente e non sempre offre le certezze che i giovani cercano. Per questo la scuola deve insegnare anche a essere flessibili, a sapersi adattare e a continuare ad imparare.
Gli spazi e il futuro In questo scenario, anche gli spazi della scuola hanno la loro importanza. I lavori in corso serviranno a rendere l’istituto più sicuro e moderno, intervenendo sugli ambienti e sugli impianti. Ma per un Alberghiero avere laboratori e tecnologie adeguate significa soprattutto permettere agli studenti di confrontarsi con situazioni il più possibile vicine a quelle che troveranno nel mondo del lavoro. La scuola deve preparare alla realtà. E per farlo servono anche ambienti all’altezza. Il completamento dei lavori, previsto per dicembre 2026, rappresenta quindi un altro passaggio importante nella crescita dell’istituto.
Il sogno della dirigente Dopo tredici anni alla guida del Florio, la dottoressa Mandina ha un desiderio preciso: continuare a far crescere una scuola capace di offrire ai suoi studenti possibilità concrete. In questo rientra anche il convitto, pensato per permettere di frequentare l’istituto anche a chi arriva da fuori. Un sogno che parte dai ragazzi e dalla convinzione che la scuola debba essere per loro un punto di partenza. È questa la sfida che la dirigente Mandina porta avanti ancora oggi, dopo trent’anni di storia del Florio.
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