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12/10/2026 18:19:00

Trapani, gli studenti del Nautico ricordano Ciaccio Montalto: la testimonianza della figlia al Tribunale

Dalla passione per il mare all’impegno contro la mafia, le classi quarte e quinte del “Marino Torre” hanno incontrato Marene Ciaccio Montalto. Un’occasione di educazione alla legalità nel segno della memoria del magistrato ucciso nel 1983, anche in concomitanza con il trofeo velistico dedicato a Giangiacomo Ciaccio Montalto.

 

La storia di Giangiacomo Ciaccio Montalto raccontata attraverso i ricordi della figlia, per andare oltre la cronaca di un delitto mafioso e conoscere l’uomo, il padre e il magistrato che ha dedicato la propria vita alla ricerca della verità. 

 

È stato questo il significato dell’incontro che si è svolto oggi, 12 ottobre, al Tribunale di Trapani, dove gli studenti delle classi quarte e quinte dell’Istituto Nautico “Marino Torre” hanno ascoltato la testimonianza di Marene Ciaccio Montalto.

 

All’iniziativa hanno partecipato Alessandra Camassa, presidente del Tribunale di Trapani, Andrea Genna, già presidente dello stesso Tribunale e collega del magistrato, e i magistrati Theo Marroccoli e Giulia Sbocchia. Un momento di confronto che ha trasformato la memoria in un’occasione concreta di formazione civile per le nuove generazioni.

 

Il racconto ha restituito ai ragazzi il profilo di un uomo che, accanto al rigore professionale, coltivava passioni e affetti. Tra questi, il legame con il mare e la pesca subacquea, elementi che hanno creato una particolare sintonia con gli studenti del Nautico, per i quali il mare rappresenta un orizzonte di studio, lavoro e aspirazioni. È emersa anche la passione per la musica, insieme al metodo rigoroso con cui Ciaccio Montalto affrontava le indagini e il lavoro di ricerca.

 

Il magistrato ucciso dalla mafia a Valderice

Giangiacomo Ciaccio Montalto fu ucciso dalla mafia a Valderice nel gennaio del 1983. La sua attività professionale si inseriva in una stagione difficile della lotta a Cosa nostra, quando investigare sugli interessi e sulle attività dell'organizzazione criminale significava esporsi a rischi enormi.

 

L'incontro ha permesso agli studenti di confrontarsi anche con il lato più doloroso di quella vicenda: il giorno dell'assassinio, il dolore di una famiglia privata dei propri affetti e le ferite lasciate dalla violenza mafiosa nella comunità. 

Una prospettiva che riporta le vittime al centro della memoria, senza ridurle a una data sul calendario o a un capitolo dei libri di storia.