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13/10/2026 08:12:00

Processo all'assessore Amata: la Regione Siciliana non sarà parte civile

La Regione Siciliana non si è costituita parte civile nel processo per corruzione che vede imputata Elvira Amata, assessora regionale al Turismo ed esponente di Fratelli d'Italia. Una scelta, o meglio una mancata iniziativa processuale, che riguarda direttamente il governo guidato da Renato Schifani, del quale Amata continua a far parte nonostante il procedimento giudiziario.

I termini per la costituzione di parte civile erano già scaduti alla precedente udienza. Palazzo d'Orléans interviene adesso per chiarire che la mancata partecipazione al processo penale non impedirà alla Regione di chiedere un eventuale risarcimento.

La spiegazione della Regione: «Chiederemo i danni in caso di condanna»

La presidenza della Regione ha diffuso una nota per chiarire la propria posizione.

«Nell'auspicare che l'assessore regionale al Turismo Elvira Amata possa dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati, Palazzo d'Orléans ribadisce che la mancata costituzione di parte civile non pregiudica il diritto della Regione di avanzare, in caso di condanna, la richiesta di risarcimento del danno in sede civile».

La Regione, dunque, non parteciperà al processo penale come parte civile, ma si riserva di avviare un'azione risarcitoria separata qualora dovesse arrivare una condanna.

Una distinzione giuridicamente possibile, che lascia però aperta una questione politica: perché la Regione non ha esercitato nei termini la facoltà di costituirsi parte civile in un procedimento che riguarda un componente della propria giunta?

L'accusa: un'assunzione in cambio di 30 mila euro

Il processo si celebra davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo ed è ancora nelle fasi iniziali.

Secondo la Procura, Elvira Amata avrebbe ottenuto da Marcella Cannariato, legale rappresentante della A&C Broker Srl, l'assunzione del proprio nipote e il pagamento delle spese di alloggio durante i mesi di lavoro a Palermo.

In cambio, secondo l'ipotesi accusatoria, l'assessora avrebbe disposto un finanziamento di 30 mila euro per la manifestazione «Donna, economia e potere», promossa dalla Fondazione Marisa Bellisario, della quale Cannariato era rappresentante regionale.

Cannariato è stata condannata a due anni e sei mesi nell'ambito della vicenda.

Per Amata, invece, il processo è ancora in corso e vale naturalmente il principio della presunzione di innocenza.

Schifani tra i testimoni della difesa

Un elemento significativo riguarda la lista dei testimoni presentata dagli avvocati dell'assessora, Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella.

Tra i nominativi indicati dalla difesa compare infatti anche il presidente della Regione Renato Schifani.

Il procedimento è attualmente nella fase di organizzazione del calendario delle audizioni dei testimoni indicati dall'accusa e dalla difesa.

Amata resta al suo posto: «Sono una persona onesta»

Nonostante il processo, Elvira Amata continua a ricoprire l'incarico di assessora regionale al Turismo.

L'esponente di Fratelli d'Italia ha sempre respinto le accuse, rivendicando la correttezza del proprio operato.

«Sono una persona perbene e onesta», ha dichiarato, aggiungendo: «Non mi sono mai macchiata di comportamenti illegali, né immorali e sono convinta che dimostrerò la mia innocenza».

La vicenda si inserisce in una fase delicata per il governo Schifani, già alle prese con le conseguenze politiche di altre inchieste giudiziarie che coinvolgono esponenti e figure vicine all'amministrazione regionale.

Resta una differenza sostanziale tra la posizione giudiziaria dell'assessora, che dovrà essere accertata dal Tribunale, e la scelta amministrativa della Regione di non costituirsi parte civile. Su quest'ultima, al di là della possibilità di chiedere successivamente i danni, Palazzo d'Orléans non ha ancora spiegato perché abbia lasciato scadere i termini.