Inchiesta Armao, la consulenza retrodatata e la gara rifiuti da 147 milioni. Indagato anche Vitrano
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Prima il pendolo, adesso il calendario. L’inchiesta su Gaetano Armao, partita dalle presunte consegne di denaro e dalle pratiche per le autorizzazioni ambientali, apre un nuovo fronte sulla gara per la raccolta dei rifiuti ad Agrigento e in altri nove Comuni.
Una procedura da 147,1 milioni di euro, una consulenza legale che secondo gli investigatori sarebbe stata retrodatata al 7 aprile e altri quattro nomi iscritti nel registro degli indagati. Tra questi c’è il deputato regionale di Forza Italia Gaspare Vitrano, presidente della commissione Attività produttive dell’Ars.
Gli altri sono l’avvocata Valentina Matta, cugina di Pierluigi Matta, e gli imprenditori del settore dei rifiuti Giuseppe Gaglio e Pietro Alongi, entrambi di Porto Empedocle.
Sullo sfondo resta Armao, nominato presidente della commissione chiamata a valutare proprio le offerte della gara. E per la Squadra Mobile quella consulenza, nata ufficialmente prima della sua nomina ma concordata diversi mesi dopo, potrebbe essere servita a nascondere un compenso destinato almeno in parte all’ex vicepresidente della Regione. È l’ipotesi investigativa, tutta ancora da verificare, che alimenta il nuovo filone. nuovo filone
Sei indagati nel nuovo fascicolo
Il nuovo procedimento è stato aperto il 30 luglio dai pubblici ministeri Andrea Zoppi e Alessandro Macaluso, con il visto del procuratore aggiunto Eugenio Faletra.
Gli iscritti sono sei. Oltre ai quattro nuovi indagati, ci sono Gaetano Armao e Pierluigi Matta, già al centro dell’inchiesta principale per la quale la Procura di Palermo ha chiesto la custodia cautelare in carcere. Richiesta sulla quale dovrà pronunciarsi il giudice: Armao e Matta, dunque, non sono stati arrestati.
Nel frattempo il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha sospeso Matta dall’incarico di commissario del concorso in magistratura.
Per Armao l’accusa sostiene che l’avvocato fosse il collegamento con imprenditori e società interessati a ottenere interventi, contatti e accelerazioni negli uffici regionali. Il nuovo fascicolo prova a capire se quello stesso schema sia stato utilizzato anche nella gara dei rifiuti.
La gara da 147 milioni
La procedura riguarda sette anni di servizi di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti, suddivisi in due lotti tra Agrigento e altri nove Comuni.
Alla gara partecipa un raggruppamento temporaneo di imprese formato dalla salernitana Sarim, in qualità di capofila, dall’agrigentina Icos e dalla Eco Burgus.
Gaglio è legato alla Icos, mentre Alongi — conosciuto come Giancarlo, cugino dell’ex sindaco di Agrigento Lillo Firetto — ha avuto rapporti professionali con la società ed è stato componente del direttivo nazionale di Fise-Assoambiente.
È per assistere questo raggruppamento che i due imprenditori si sarebbero rivolti a Valentina Matta. Il percorso, però, secondo la ricostruzione della polizia, passa prima da
Vitrano e Pierluigi Matta.
Il primo contatto di Vitrano
Il primo passaggio risale al 5 giugno, quando Vitrano scrive a Pierluigi Matta per chiedergli quando possa telefonargli.
Quattro giorni dopo, le microspie registrano un colloquio tra Matta e Armao. I due avrebbero lasciato i telefoni lontani e discusso a bassa voce dell’impresa che cercava assistenza per la gara agrigentina.
Matta propone di affidare la consulenza alla cugina Valentina. Armao risponde che la questione è importante, ma quando l’avvocato gli suggerisce di parlare direttamente con lei si tira indietro: «No, io non gli voglio dire niente».
Per la Squadra Mobile, il colloquio rivela una «palese situazione di conflitto di interessi», perché Armao era stato nominato il 22 maggio presidente della commissione incaricata di valutare le offerte.
Eppure la macchina va avanti.
È Vitrano a contattare Valentina Matta e ad accompagnare Gaglio e Alongi nello studio di piazza Verdi, a Palermo, il 15 giugno. Il deputato spiega di rivolgersi a Pierluigi perché i due si conoscono da ragazzi.
Vitrano, oggi esponente di Forza Italia, era già stato coinvolto nel 2011 in un’inchiesta su una presunta tangente nel settore fotovoltaico. Condannato in primo grado, è stato definitivamente assolto nel 2022.
La consulenza che viaggia indietro nel tempo
Il passaggio più delicato arriva il 23 luglio, durante una nuova riunione.
Oltre a Vitrano, Gaglio e Alongi, partecipano all’incontro anche Cosimo Bardascino ed Elisa Agovino, rispettivamente presidente e consigliera della Sarim. I due, sulla base degli allegati disponibili, non figurano tra i quattro nuovi indagati.
Si discute dell’incarico da conferire a Valentina Matta. Ed è Alongi a suggerire la data da indicare nel documento: 7 aprile 2026.
L’avvocata controlla il calendario. La data cade di martedì. «Non era Pasqua, vero?», domanda.
Non era Pasqua, ma era comunque parecchio presto. Il 7 aprile precede infatti di oltre un mese la nomina di Armao alla presidenza della commissione di gara e di oltre tre mesi l’incontro nel quale viene discussa la consulenza.
Secondo gli investigatori, la retrodatazione sarebbe stata un artificio per attribuire una parvenza di regolarità a un incarico concordato quando le offerte erano già state presentate. In altre parole, la consulenza sarebbe nata a luglio, ma sui documenti avrebbe ricevuto un certificato di nascita di aprile.
Il giorno successivo Valentina Matta comunica al cugino: «Firmato».
La parcella e il sospetto sul compenso ad Armao
Nelle conversazioni intercettate si parla anche del compenso.
La parcella sarebbe stata suddivisa per il 40 per cento a carico della Sarim e per il 30 per cento a testa delle altre due società. Per calcolarla si discute di una percentuale dello 0,25 per cento sull’importo di aggiudicazione del primo lotto e dello 0,50 per cento sul secondo.
Pierluigi Matta raccomanda alla cugina di farsi tenere informata su ogni passaggio della gara.
Per la Squadra Mobile, la consulenza potrebbe essere stata un «espediente fittizio» destinato a coprire un compenso illecito rivolto, almeno in parte, ad Armao. Ma è importante distinguere i fatti dalle ipotesi: negli articoli allegati non viene indicata una consegna di denaro collegata a questo specifico appalto. L’accusa sta verificando se l’incarico professionale fosse reale oppure servisse a preparare un pagamento occulto.
Alla data della ricostruzione giornalistica, la procedura per l’aggiudicazione dell’appalto risultava ancora in corso sul portale della Regione. nuovo filone
Armao e l’appalto del Roosevelt
Il nuovo materiale investigativo contiene anche un altro capitolo: l’interesse manifestato da Armao per i lavori di riqualificazione dell’ex stabilimento balneare Roosevelt, a Palermo.
Si tratta di un appalto da 20 milioni di euro destinato a trasformare la struttura in un centro di eccellenza per la sostenibilità ambientale, la salute e la biodiversità, affidato alla direzione dell’Università di Palermo.
Armao avrebbe chiesto ripetutamente aggiornamenti a Sergio Tumminello, direttore della struttura commissariale per il contrasto del dissesto idrogeologico, che svolgeva il ruolo di stazione appaltante.
Su questo punto serve, però, una distinzione: dagli allegati non emerge una presunta tangente direttamente collegata al Roosevelt. Il progetto compare in una conversazione avvenuta dopo che Armao aveva discusso con Tumminello di un’altra pratica, quella relativa al litorale di Santa Maria del Focallo, a Ispica. nuovo filone
I cinquemila euro e il litorale di Ispica
Il filone di Ispica riguarda l’imprenditore pugliese Mario Gaetano Doronzo, amministratore della Doronzo Infrastrutture, che nel 2019 si era aggiudicata un appalto da quasi sette milioni di euro per la riqualificazione della costa di Santa Maria del Focallo.
Secondo la Squadra Mobile, Doronzo avrebbe consegnato ad Armao 5mila euro negli uffici del Senato, in via degli Staderari a Roma.
Gli investigatori collegano il pagamento all’interessamento di Armao per una pratica necessaria all’impresa, in particolare a un’autorizzazione utile alla fatturazione di un rapporto e alle questioni legate all’approvvigionamento della sabbia per i lavori.
Dopo la presunta consegna, Armao avrebbe telefonato a Tumminello, prendendo appunti e chiedendo di intervenire. Doronzo, secondo l’informativa, avrebbe detto: «Te ne ho portati altri cinque e chiudiamo la partita».
È durante quella stessa telefonata che Armao chiede anche notizie sull’accreditamento dei fondi per il Roosevelt. Due vicende diverse che finiscono nella medesima conversazione. sistema
La richiesta di “avvicinare” un giudice
Dalle carte emerge, infine, un episodio ancora più delicato.
Durante l’incontro negli uffici del Senato, Doronzo avrebbe chiesto ad Armao di interessarsi a un ricorso pendente davanti al Consiglio di Stato. L’imprenditore voleva entrare in contatto con Alberto Urso, relatore del procedimento d’appello presentato dalla Doronzo Infrastrutture.
Secondo la ricostruzione pubblicata, la richiesta era quella di “avvicinare” il magistrato per cercare di ottenere un esito favorevole.
Armao non avrebbe garantito il risultato, ma avrebbe promesso di verificare: «Fammi controllare, ma non te lo do per certo». Doronzo gli avrebbe ricordato la questione anche al momento dei saluti.
Gli allegati non dimostrano che Armao abbia poi realmente contattato il magistrato. Né attribuiscono alcuna condotta irregolare ai giudici citati. Il fatto oggetto dell’accertamento è la richiesta formulata dall’imprenditore e la disponibilità manifestata, almeno verbalmente, dall’ex vicepresidente. nuovo filone
Un’inchiesta che continua ad allargarsi
Il nuovo filone sulla gara dei rifiuti rafforza la tesi sulla quale sta lavorando la Procura: non episodi isolati, ma un presunto sistema nel quale incarichi professionali, conoscenze politiche e relazioni istituzionali sarebbero stati utilizzati per intervenire sulle pratiche amministrative.
Per l’accusa, Pierluigi Matta avrebbe svolto il ruolo di intermediario, mentre Armao avrebbe messo a disposizione la propria capacità di accesso agli uffici e ai vertici della Regione. Nel nuovo caso, però, compare anche un deputato regionale che avrebbe favorito il contatto con i professionisti e accompagnato gli imprenditori allo studio legale.
Armao ha già respinto l’impianto accusatorio, definendo l’imputazione provvisoria priva di fondamento e sostenendo che dimostrerà la correttezza del proprio operato. Ha inoltre richiamato la collegialità delle decisioni della Cts.
Negli allegati non sono riportate le eventuali repliche dei quattro nuovi indagati.
Per tutti vale la presunzione di innocenza. Ma l’indagine del pendolo adesso guarda anche il calendario: e secondo gli investigatori, in questa storia, le lancette potrebbero essersi mosse persino all’indietro.
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