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08/10/2026 10:39:00

Inchiesta Armao, nuovi fronti: 5mila euro al Senato, pressioni sulla Cts e i verbali di Caruso e Iacolino

L’inchiesta su Gaetano Armao si allarga ancora. Agli episodi già emersi sulle presunte tangenti per le autorizzazioni ambientali, sul denaro nascosto nell’orologio a pendolo e sul ruolo dell’avvocato Pierluigi Matta, si aggiungono adesso nuovi filoni: una presunta consegna di 5mila euro negli uffici del Senato, le testimonianze rese dall’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso e dall’ex dirigente Salvatore Iacolino e le dichiarazioni di alcuni componenti della Cts, che descrivono pressioni e anomalie nella gestione della commissione.

Il quadro resta quello di un’indagine in corso. Per Armao la Procura di Palermo ha chiesto la custodia cautelare in carcere, così come per Matta. Sarà il gip a decidere dopo gli interrogatori preventivi. Le nuove ricostruzioni, intanto, mostrano che gli investigatori stanno cercando di capire quanto fosse estesa la rete di relazioni e interventi attribuita all’ex vicepresidente della Regione.

 

La presunta consegna di 5mila euro negli uffici del Senato

 

Il nuovo episodio più rilevante riguarda Mario Doronzo, imprenditore pugliese che opera nel settore degli appalti pubblici.

Secondo un’informativa della Squadra Mobile, il 29 ottobre 2025 sarebbe stata documentata una consegna di 5mila euro ad Armao negli uffici del Senato, in via degli Staderari a Roma. L’episodio, precisa LiveSicilia, non rientra ancora nell’incolpazione provvisoria sulla quale è stata formulata la richiesta cautelare: è dunque un filone ancora in fase di approfondimento.

Doronzo era interessato, tra le altre cose, a lavori per la tutela della fascia costiera di Santa Maria del Focallo, nel Ragusano. Secondo la ricostruzione pubblicata oggi, l’imprenditore avrebbe chiesto ad Armao di intervenire su un funzionario del Commissario per il dissesto idrogeologico affinché venisse sbloccata un’autorizzazione necessaria alla fatturazione di un rapporto.

Le carte raccontano anche una telefonata in cui Armao si sarebbe attivato per mettere in contatto Doronzo con un funzionario e rassicurarlo sulla possibilità di risolvere il problema. Anche questo episodio dovrà essere verificato e contestualizzato dagli inquirenti.

 

Il filone delle cure palliative: sentiti Caruso e Iacolino

 

Un altro sviluppo riguarda il capitolo sanitario.

La Procura ha ascoltato Marcello Caruso, assessore regionale alla Salute, e Salvatore Iacolino, già dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato. Il punto da chiarire è il presunto intervento di Armao per bloccare gli effetti di un decreto che ampliava il numero degli operatori accreditati nell’assistenza domiciliare, con un possibile vantaggio per la Samo onlus.

Caruso, secondo quanto riportato negli allegati, ha detto di non avere mai avuto rapporti stretti con Armao e di non ricordare pressioni dirette. Ha però confermato un incontro nel settembre 2025 nel quale Armao gli avrebbe presentato una proposta tecnica, sostenendo la necessità di rivalutare alcuni aspetti del decreto. Caruso avrebbe poi trasmesso la questione agli uffici, senza però dare seguito all’ipotesi prospettata.

Iacolino ha riferito invece che Armao lo avrebbe chiamato per incontrare Matta e che, in quella circostanza, si sarebbe discusso delle cure palliative e degli accreditamenti. L’ex dirigente ha comunque sostenuto che non venne dato seguito alle richieste.

È un passaggio importante perché consente agli inquirenti di verificare, attraverso testimonianze esterne, se le interlocuzioni descritte nelle intercettazioni abbiano avuto un effettivo riscontro negli uffici regionali.

 

La Procura cerca il “cerchio magico”

 

È proprio questo il nuovo terreno dell’indagine.

Secondo il Giornale di Sicilia, i magistrati stanno verificando l’esistenza di una rete di funzionari, intermediari e imprenditori in grado di influire sui procedimenti amministrativi regionali. Nelle carte viene evocata l’ipotesi di un vero e proprio “comitato occulto d’affari”, capace di incidere sulle scelte burocratiche e sui tempi delle pratiche.

Si tratta, va sottolineato, della prospettiva investigativa della Procura, non di un’organizzazione già accertata.

Il punto è capire se Armao e Matta disponessero soltanto di relazioni personali e professionali molto estese oppure se esistesse una rete stabile e coordinata di soggetti disponibili ad agevolare determinati interessi privati.

 

Le testimonianze dalla Cts

 

Particolarmente pesanti sono anche le dichiarazioni di alcuni componenti della Commissione tecnica specialistica, la Cts.

Uno dei membri, Fausto Ronsisvalle, ha dichiarato ai magistrati: «Oggi, alla luce di quanto leggo sui giornali, mi vergogno di essere stato un componente della Cts». Ha riferito di anomalie nella gestione di alcune pratiche e di interventi diretti di Armao sulle assegnazioni.

Secondo quanto riportato negli allegati, Ronsisvalle avrebbe raccontato che Armao, in alcune occasioni, decideva personalmente chi dovesse occuparsi di determinate pratiche e che avrebbe rivendicato il proprio ruolo con formule molto nette.

Anche il segretario della commissione, Luigi Montalbano, avrebbe descritto un rapporto molto diretto tra Armao e alcuni procedimenti, spiegando che in taluni casi il presidente interveniva sulle assegnazioni o chiedeva aggiornamenti specifici.

Sono testimonianze che entrano direttamente nel cuore della difesa di Armao, che fin dall’inizio ha sottolineato la natura collegiale della Cts e il fatto che i pareri venivano quasi sempre approvati all’unanimità.

 

«Questo è un cretino, bisogna sostituirlo»

 

Nelle carte emerge anche un episodio relativo a una pratica ambientale e alla scelta dei componenti chiamati a occuparsene.

Secondo il Giornale di Sicilia, Armao avrebbe telefonato a un componente della Cts chiedendo la sostituzione di un commissario ritenuto poco disponibile, definendolo in termini sprezzanti. L’episodio viene utilizzato dagli investigatori per sostenere che l’ex presidente potesse incidere concretamente sulla composizione dei gruppi incaricati delle pratiche.

Anche qui, naturalmente, sarà necessario verificare il contesto e comprendere se si trattasse di una normale gestione interna della commissione oppure di un intervento finalizzato a orientare il procedimento.

 

Il rapporto con Matta al centro dell’accusa

 

Per la Procura, il rapporto tra Armao e Pierluigi Matta resta il perno dell’intera indagine.

Gli investigatori descrivono Matta come l’intermediario che avrebbe curato i rapporti con gli imprenditori e gestito i pagamenti attraverso contratti di consulenza ritenuti fittizi. Una parte del denaro sarebbe poi stata consegnata ad Armao in contanti. Questo schema era già emerso nei capi di incolpazione provvisoria: per il filone Cva vengono indicati pagamenti a Matta per almeno 147.494 euro. 

Le immagini delle consegne in auto e del denaro riposto nell’orologio a pendolo fanno parte degli elementi valorizzati dalla Procura.

 

Il punto dell’inchiesta

A oggi il quadro è questo: la Procura ipotizza un sistema nel quale Armao, grazie al proprio ruolo istituzionale e alla rete di relazioni maturata negli anni, avrebbe messo a disposizione di imprenditori e soggetti privati la propria capacità di intervento negli uffici regionali. Matta, secondo l’accusa, sarebbe stato l’intermediario finanziario e professionale.

Armao respinge integralmente questa ricostruzione e ha annunciato che dimostrerà l’infondatezza delle accuse.

Il passaggio decisivo resta quello degli interrogatori preventivi e della successiva decisione del gip sulle misure cautelari. Fino ad allora, e comunque fino a eventuali accertamenti giudiziari definitivi, le contestazioni restano ipotesi d’accusa e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza.
 



Corruzione | 2026-10-07 10:43:00
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