Sicilia, un altro scandalo sugli appalti: arrestati un carabiniere, la vicepresidente del Consiglio e un imprenditore
Un carabiniere in carcere, la vicepresidente del Consiglio comunale ai domiciliari, un imprenditore anche lui agli arresti. E poi soldi, appalti, presunte mazzette, favori elettorali e persino un “pizzino” con l’elenco delle imprese considerate amiche.
È l’ennesima inchiesta sulla gestione della cosa pubblica in Sicilia. Questa volta siamo a Siracusa, dove la Digos ha eseguito sette misure cautelari nell’ambito dell’operazione “Nexus”, coordinata dalla Procura europea (Eppo) di Palermo.
Al centro dell’indagine c’è un presunto sistema stabile di rapporti tra politica, imprenditoria, funzionari pubblici e un appartenente all’Arma dei carabinieri. Secondo l’accusa, gli appalti comunali sarebbero stati utilizzati per distribuire vantaggi economici, consolidare relazioni e raccogliere sostegno politico.
I nomi e le misure cautelari
In carcere è finito Salvatore “Luca” Strazzulla, 45 anni, carabiniere che all’epoca dei fatti era in servizio presso la sezione di polizia giudiziaria della Procura di Catania.
Agli arresti domiciliari sono stati posti Concetta Carbone, 59 anni, vicepresidente del Consiglio comunale di Siracusa e consigliera del Libero Consorzio, e Massimo Boscarino, 61 anni, amministratore unico della S.C. Costruzioni 2 srl.
Per altri quattro indagati è stato disposto il divieto, per dodici mesi, di esercitare attività imprenditoriali che consentano di presentare istanze per contributi comunitari o statali. Si tratta, secondo quanto riportato dagli organi di informazione, di Giuseppe Boscarino, 47 anni; Salvatore Boscarino, 73 anni; un altro Salvatore Boscarino, 47 anni; e Tino Bugliarello, 51 anni.
Tutte le accuse sono naturalmente ancora nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere verificate nel contraddittorio processuale.
L’ostello di Cassibile e 1,67 milioni di fondi europei
Il punto di partenza dell’inchiesta è la realizzazione e il successivo ampliamento dell’ostello per lavoratori migranti di Cassibile, destinato ai braccianti stagionali impiegati nelle campagne siracusane.
Il progetto di ampliamento, denominato “Acca – Azioni di contrasto al caporalato – Emergenza alloggiativa”, era finanziato nell’ambito del Pon Legalità Fesr-Fse 2014-2020. Al Comune di Siracusa erano state assegnate risorse per circa 1,67 milioni di euro.
Gli investigatori hanno passato al setaccio lavori, forniture, moduli abitativi e attrezzature. Ed è proprio verificando l'esecuzione degli interventi che sarebbero emerse le prime anomalie.
Il presunto sistema degli appalti
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli affidamenti pubblici sarebbero diventati una sorta di moneta di scambio.
Il Gip descrive una gestione della funzione pubblica che sarebbe stata orientata a interessi personali, economici ed elettorali, con lavori concessi alle imprese ritenute vicine e vantaggi distribuiti tra i diversi protagonisti del presunto sistema.
Concetta Carbone, già assessora alle Pari opportunità e ai Diritti sociali nella giunta del sindaco Francesco Italia, è considerata dagli investigatori una delle figure centrali dell'inchiesta. Secondo l'ipotesi accusatoria, insieme al tecnico comunale Michele Dell'Aira, responsabile unico del procedimento per alcuni lavori, e al carabiniere Strazzulla avrebbe favorito alcuni imprenditori attraverso affidamenti diretti, in cambio di denaro e sostegno elettorale.
Per Dell'Aira il Gip ha previsto l'interrogatorio preventivo prima di decidere sull'eventuale applicazione della misura cautelare.
Diecimila euro e i pagamenti al tecnico
Secondo quanto ricostruito dall'accusa, il presunto accordo corruttivo avrebbe previsto anche 10 mila euro e vantaggi elettorali.
Il tecnico comunale avrebbe invece ricevuto, secondo l'ipotesi investigativa, 200 euro al mese in cambio della propria disponibilità.
Anche il carabiniere avrebbe percepito pagamenti periodici per l'attività di intermediazione e di procacciamento dei lavori.
Il quadro, per la Procura europea, non sarebbe quello di singoli episodi scollegati, ma di una rete organizzata capace di mettere in comunicazione politica, uffici comunali e imprenditori.
Il carabiniere e le informazioni riservate
Particolarmente delicata è la posizione di Strazzulla.
Il militare viene indicato nell'ordinanza come una figura di collegamento tra la componente politico-amministrativa e quella imprenditoriale.
Avrebbe utilizzato, secondo gli investigatori, le proprie relazioni per favorire l'accesso agli appalti e, in alcuni casi, avrebbe acquisito e trasmesso informazioni investigative riservate a persone interessate da indagini.
Da qui anche la contestazione di rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio.
Il Gip ha ritenuto particolarmente elevate le esigenze cautelari e ha disposto per lui la custodia in carcere.
Il “pizzino” con le imprese amiche
E nell’inchiesta compare anche un elemento che, in Sicilia, ha ormai quasi una sua tradizione narrativa: il pizzino.
Gli investigatori avrebbero infatti trovato un foglio con l'elenco delle imprese considerate “amiche”, che sarebbe stato consegnato al referente politico in vista di futuri affidamenti.
Dalle intercettazioni emergerebbero inoltre accordi sulla necessità di mantenere il silenzio, l'impiego di sistemi di comunicazione ritenuti poco tracciabili e discussioni su come sistemare successivamente la documentazione amministrativa per giustificare alcune anomalie.
In una conversazione, la stessa componente politica avrebbe riconosciuto che alle imprese vicine era già stato dato “tanto”, addirittura “oltre misura”, con lavori per cifre vicine al milione di euro in un solo anno.
Le accuse
A vario titolo vengono contestati associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, traffico di influenze illecite, corruzione elettorale, favoreggiamento personale e rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio.
L'indagine è coordinata dai procuratori europei delegati Amelia Luise e Calogero Ferrara ed è condotta dalla Digos della Questura di Siracusa.
Un nuovo fascicolo giudiziario, dunque, si apre sulla Sicilia degli appalti. Con una particolarità non secondaria: questa volta in ballo ci sono anche soldi dell'Unione europea. Ed è proprio per questo che a mettere il naso nei conti è stata la Procura europea.