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14/10/2026 08:55:00

Inchiesta Armao, l'ex vice presidente davanti al gip: "Le cose non stanno come dice la procura"

«Le cose non stanno come le prospetta la Procura». Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Siciliana, affronta con questa posizione l’interrogatorio preventivo davanti al giudice per le indagini preliminari, nell’ambito dell’inchiesta per corruzione che coinvolge anche altri esponenti politici e professionisti. L’indagine ruota attorno a presunti accordi illeciti, rapporti professionali e somme di denaro che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero collegate a favori. Gli indagati, attraverso i rispettivi legali, respingono gli addebiti.

Armao si è presentato al Palazzo di giustizia di Palermo dichiarandosi tranquillo e annunciando la volontà di ricostruire la propria versione dei fatti davanti al gip. La sua linea difensiva punta a contestare la ricostruzione degli investigatori e a fornire spiegazioni sulla provenienza del denaro finito al centro dell’inchiesta.

I soldi nascosti nell’orologio a pendolo

Uno degli elementi più delicati dell’indagine riguarda un orologio a pendolo all’interno del quale, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero stati nascosti 20 mila euro in contanti. Le immagini raccolte dalla polizia giudiziaria avrebbero documentato la movimentazione del denaro.

Armao ha sostenuto che l’orologio si trovasse da anni nello studio professionale, già ai tempi del padre, escludendo che le somme fossero tangenti. La sua versione è che il denaro sia riconducibile a piccoli prestiti e a rapporti economici e professionali intrattenuti con l’avvocato Pierluigi Matta.

La difesa sostiene inoltre di avere documentato la provenienza delle somme e ha sollevato dubbi su alcune intercettazioni, contestando la corrispondenza tra le trascrizioni e gli audio originali.

L’ex vicepresidente della Regione ha richiamato anche le precedenti vicende giudiziarie che lo hanno riguardato, ricordando di avere ottenuto, a suo dire, tre assoluzioni e due archiviazioni. Un riferimento con cui ha voluto ribadire la propria fiducia nell’esito della vicenda attuale.

Matta respinge le accuse e deposita una memoria difensiva

Nell’ambito degli interrogatori preventivi è comparso anche Pierluigi Matta, avvocato e professionista da tempo legato ad Armao da rapporti personali e lavorativi. Matta si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha reso dichiarazioni spontanee per respingere le contestazioni e ha depositato una memoria difensiva di circa 80 pagine.

Il suo legale, Giovanni Di Benedetto, ha riferito che la Procura, dopo avere preso atto del compimento dei 70 anni dell’indagato, ha modificato la richiesta di misura cautelare, passando dal carcere agli arresti domiciliari.

Anche la difesa di Matta ha contestato il contenuto delle intercettazioni, sostenendo che alcuni passaggi trascritti non corrisponderebbero alle registrazioni originali. I legali hanno inoltre ricondotto il rapporto tra Matta e Armao a una conoscenza di lunga data, nata ai tempi dell’università e consolidata attraverso l’amicizia e le rispettive attività professionali.

Zancla sceglie il silenzio

Tra gli indagati ascoltati dal gip figura anche Luigi Zancla, presidente della Samot, organizzazione che si occupa di assistenza ai malati terminali. Zancla ha scelto di non rispondere alle domande, anche in considerazione delle proprie condizioni di salute.

Il suo difensore, Sergio Monaco, ha contestato sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari prospettate dagli inquirenti. L’avvocato ha richiamato la natura non lucrativa della Samot e ha sostenuto che l'assunzione di un collaboratore per soli tre mesi non possa essere interpretata, di per sé, come una cessione della funzione pubblica.

La difesa ha inoltre sottolineato che l’attività dell’organizzazione è legata all’assistenza sanitaria e alla tutela delle persone più fragili, chiedendo che il contesto venga valutato senza assimilare automaticamente la vicenda alle dinamiche di un normale rapporto commerciale.

Lombardo interrogato per oltre tre ore

La seconda giornata di interrogatori ha visto anche la comparizione di Giuseppe Lombardo, deputato regionale all’Assemblea siciliana, indagato per corruzione nella stessa inchiesta.

Il parlamentare ha risposto per oltre tre ore alle domande del gip. Al suo arrivo in tribunale aveva anticipato l’intenzione di chiarire la propria posizione, mentre al termine dell’audizione non sono stati forniti ulteriori dettagli sul contenuto delle dichiarazioni rese.

La sua posizione si inserisce nel quadro investigativo più ampio, che comprende i rapporti tra professionisti, soggetti istituzionali e realtà imprenditoriali, sui quali la Procura sta cercando di fare luce.

Ora la decisione sulle misure cautelari

Conclusa la fase degli interrogatori preventivi, spetta al gip valutare le richieste della Procura e decidere se sussistano i presupposti per l’applicazione delle misure cautelari richieste nei confronti degli indagati.

Il confronto tra accusa e difese si concentra soprattutto sull’interpretazione delle intercettazioni, sulla natura dei rapporti economici ricostruiti dagli investigatori e sull’eventuale collegamento tra le somme di denaro e presunti favori.

Da una parte, gli inquirenti ipotizzano un sistema di relazioni e accordi illeciti; dall’altra, gli indagati e i loro legali negano le accuse e propongono una lettura alternativa dei fatti, riconducendo i rapporti contestati a prestiti, consulenze e legami professionali.

Sarà il giudice a valutare gli elementi raccolti e le argomentazioni difensive. Al momento, le contestazioni restano ipotesi investigative e la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie competenti.