Springfield, provincia di Trapani. I guerrieri della notte di Marsala
Forconi digitali, ronde su WhatsApp e un B&B sotto assedio: Le Bon, Freud, Ronson ci spiegano la sera in cui Marsala ha recitato la parte della folla. Nessuna risata è stata registrata.
Gennaio 1994, quinta stagione dei Simpson, episodio «Homer il vigilante». Un ladro svaligia le case di Springfield, il quartiere va in allarme e Homer fonda una ronda di cittadini volenterosi. Nel giro di poche scene i vigilanti diventano più molesti del ladro che dovevano acchiappare.
Nella serie, del resto, torce e forconi sono quasi lo stesso personaggio: basta un sospetto e Springfield scende in strada, pronta a fare giustizia prima ancora di aver capito su cosa.
L’11 ottobre 2026 alcuni cittadini di Marsala ne hanno messo in scena il remake, aggiornato però ai tempi: al posto delle torce, la torcia dello smartphone.
Verso le 19:30, in via Salemi, una donna viene indicata da alcuni passanti come una delle autrici dei furti che da settimane allarmano la zona sud. Viene accerchiata. La polizia la raggiunge e la porta in commissariato, con ogni probabilità il posto più sicuro della città, quella sera.
Poi tocca a un B&B poco distante, dove alloggerebbe un uomo che era con lei. La notizia fa il giro dei gruppi e in poco tempo davanti alla struttura ci sono centinaia di persone: residenti, curiosi, intere famiglie con bambini, perché il linciaggio, si sa, è un’attività per tutta la famiglia. Il coro è di quelli che non richiedono prove d’ascolto: «fuori, fuori, fuori», versione marsalese dell’«¡afuera!» di Milei. Una specie di Guerrieri della Notte in salsa matarocco.
Per circa due ore via Salemi, la strada che porta all’ospedale, resta paralizzata; un’ambulanza in emergenza fatica a passare. Riassumendo: per proteggere la comunità, la comunità ha bloccato i soccorsi. La commissaria Vivona chiede di liberare la carreggiata e viene contestata. Alle 21:55, tra urla e proteste, gli agenti riescono finalmente a portare via l’uomo.
Nelle prime notizie dal posto si parlava di altre tre persone barricate e di un’arma. A fine serata, dentro il B&B c’era soltanto lui, in compagnia dei poliziotti. Due persone accompagnate in commissariato per accertamenti, nessuna conferma ufficiale di un loro coinvolgimento nei furti.
Una settimana di chat, ovvero Homer il vigilante
La sceneggiatura di «Homer il vigilante», a Marsala, è stata seguita con uno scrupolo che direi filologico.
Nei giorni seguenti i gruppi Facebook e WhatsApp si trasformano in una sala operativa. C’è chi si coordina per le ronde, chi comunica in che via si trova, chi raccomanda di non filmare per non lasciare prove: la giustizia fai-da-te, a quanto pare, preferisce non essere vista mentre si fa. Gli avvistamenti arrivano in simultanea da contrade diverse, con un dono dell’ubiquità che nemmeno Diabolik. Spuntano spari che nessuno ha sentito di persona e foto di sconosciuti colpevoli di camminare a piedi la sera.
Poi il pezzo forte: due uomini su un furgone avrebbero tentato di rapire un bambino. O una bambina. Furgone nero, o forse no. Davanti alla scuola, oppure alla fermata dell’autobus. Era falso, ma intanto il grido di Helen Lovejoy, «qualcuno pensi ai bambini!», aveva già fatto il giro di tutti i telefoni.
Mentre le chat descrivevano una città sotto assedio, i carabinieri registravano un dato decisamente meno cinematografico: le denunce per furto nella zona erano rimaste sostanzialmente nella media. Questo non rende meno reale la paura, né i furti subiti da chi li ha subiti davvero. Dice però che la paura ha corso più veloce dei fatti, e che il suo carburante non arrivava tanto dalle case svaligiate quanto dalle notifiche.
Mi sono chiesto quale sia la migliore descrizione di una folla inferocita nella storia dei cartoni animati. Prendiamo il film Disney «La Bella e la Bestia» ad esempio. C’è Gaston, il cacciatore vanitoso e muscoloso che vuole sposare Belle. Quando scopre che lei è legata alla Bestia, aizza il villaggio con la canzone «Uccidi la Bestia» e lo guida all’assalto del castello con torce e forconi. Lo fa presentando come minaccia mortale una creatura che nessuno dei paesani ha mai visto. La scena mostra come un singolo carismatico possa fomentare la discordia, manipolare le paure e convincere un villaggio a «difendersi» da una minaccia.
Oppure nell’episodio «Il finale» di Lo straordinario mondo di Gumball, l’ultimo della terza stagione del 2015. La premessa è questa: gli abitanti di Elmore sono stufi dei disastri combinati dai Watterson nel corso della serie. Così marciano in massa contro la famiglia, ognuno con il suo conto in sospeso e un carico di rancori accumulati.
Le Bon, ovvero il manuale d’istruzioni dei forconi
Nel 1895, quasi un secolo prima di Matt Groening, lo psicologo Gustave Le Bon pubblicava «Psicologia delle folle». La tesi, in breve, è che, entrato nella folla, l’individuo smette di ragionare in proprio. Si sente anonimo e quindi irresponsabile, prova un senso di potenza che da solo non avrebbe, diventa suggestionabile quasi come un ipnotizzato. Le emozioni si propagano per contagio, e la folla non pensa per argomenti ma per immagini semplici.
«Lì dentro ci sono i ladri» è l’immagine perfetta: una porta, un dentro, un fuori, un nemico. Le Bon insisteva anche sulla credulità delle folle: il primo che «vede» qualcosa impone la propria visione agli altri, e la deformazione cresce a ogni passaggio. Racconta di marinai convinti di avvistare una zattera di naufraghi che era un groviglio di rami galleggianti. Sostituite la zattera con «visti a Bambina» e i rami con «persone a piedi», e avrete una settimana di chat e timeline saturate della zona sud.
Ma il passaggio più attuale è un altro. Per Le Bon una folla psicologica non ha bisogno di stare nello stesso luogo: individui dispersi possono acquisirne i caratteri sotto la spinta di un’emozione violenta. Le chat sono state esattamente questo. La folla di via Salemi esisteva già nei gruppi WhatsApp, giorni prima di presentarsi sotto il B&B. Per Le Bon le folle erano sempre irrazionali e prive di regole; sarà la psicologia sociale successiva a smentirlo.
Freud: niente capo, ma avere un nemico fa lo stesso
Nel 1921, in Psicologia delle masse e analisi dell’Io, Sigmund Freud prende Le Bon sul serio ma gli rivolge una domanda da analista. D’accordo il contagio, ma che cosa tiene insieme persone che un minuto prima erano estranee e che il giorno dopo torneranno a litigarsi il parcheggio? La risposta sono i legami affettivi: ciascuno mette uno stesso oggetto al posto del proprio ideale dell’Io e, attraverso quell’oggetto comune, si identifica con gli altri.
Nelle masse che Freud studia, la Chiesa e l’esercito, quell’oggetto è un capo. In via Salemi un capo non c’era; a Springfield, almeno, c’è sempre qualcuno che grida per primo come il barista Moe. Ma Freud prevede anche questo caso: il posto del capo può essere preso da un’idea, o da una tendenza negativa, l’odio condiviso verso qualcuno, capace di unire quanto un amore. Una compagnia amata che diventa «compagnia armata».
Il punto meno divertente riguarda però la scomparsa della coscienza e della morale. Come diceva Freud, quando l’ideale dell’Io viene consegnato alla massa diventa lecito, anzi doveroso, seguirne gli imperativi. Perché lo fanno tutti, e in nome del «bene». Freud aggiunge che è proprio l’amore che tiene unita la massa. Ma l’amore ha come rovescio l’ostilità verso chi sta fuori. E le due persone che alloggiano in un B&B sono, per definizione, di passaggio: il bersaglio ideale per una comunità che «ha bisogno di sentirsi comunità».
Ronson: la gogna esce a fare due passi
Nel 2015 il giornalista britannico Jon Ronson raccontava in «I giustizieri della rete» (ed. Codice) come Twitter e Facebook avessero rimesso in servizio un attrezzo che credevamo da museo: la gogna pubblica.
Ronson non assolveva i bersagli; mostrava la sproporzione di una punizione collettiva, anonima e senza processo, mille volte più violenta della colpa.
Il carnefice della rete non è un mostro di professione ma una persona normale che per un’ora diventa una specie di «Mister Hyde 2.0» e poi torna a fare la spesa. Il problema dunque, e parafrasando Gaber, «non è il troll in sé, ma il troll in me». Il lapidatore è quasi contento che l’altro abbia sbagliato, perché la colpa altrui gli dà il permesso; ogni condivisione lo fa sentire più giusto e più puro; il bersaglio smette di essere una persona.
In quel testo c’era però una speranza: davanti alla vittima in carne e ossa, pensava Ronson, l’incantesimo si romperebbe, perché il corpo dell’altro riattiva inibizione ed empatia. Via Salemi ha gentilmente smentito. Chi è sceso in strada non ci è arrivato da solo ma con un immaginario che si era già costruito. La gogna digitale vive di immagini e visibilità: foto dei sospetti, identikit, nomi di strade.
La paura vera e la giustizia di nessuno
Il giorno dopo il Comune ha diffuso una nota. Solidarietà ai cittadini che hanno vissuto settimane di paura, alimentata anche da notizie circolate soprattutto sui social. La sicurezza è un diritto ma spetta allo Stato, e non può essere delegata a «iniziative private, ronde improvvisate o campagne sui social». Come a Springfield, il sindaco Quimby prometterà una commissione d’inchiesta?
La serata si è chiusa senza feriti, e non era scontato. La folla si è sciolta e ognuno è tornato ai propri ruoli, come i lapidatori che dimenticano di aver lanciato la pietra: il forcone torna nel capanno, la chat torna a parlare di calcetto. Restano due persone accompagnate in commissariato senza che, a oggi, nulla le colleghi ufficialmente ai furti.
Se si rivelassero estranee, sarebbero state a un passo dal linciaggio per essersi trovate nel posto sbagliato mentre una città cercava un colpevole.
Springfield è un cartone animato, certo. Le torce sono disegnate, i forconi pure, e alla puntata successiva Homer è di nuovo sul divano come se niente fosse. La realtà non ha questa clausola, e a Marsala non ci sono risate registrate.
Eppure il confine tra le due è più sottile di quanto ci piaccia pensare. Ridiamo della folla di Springfield perché ci riconosciamo, ma a distanza di sicurezza. In via Salemi si dimostra che quella distanza si è accorciata. La fantasia è sempre la cornice attraverso cui guardiamo la realtà. E quando quella fantasia smette di essere fantasia il cartone smette di far ridere.
Un pezzo dell’industria marsalese si prepara a raggiungere Parma. Dal 27 al 30 ottobre 2026, S.M. Inox parteciperà per la prima volta come espositore al CibusTec, manifestazione internazionale dedicata alle...
Una delle vicende più oscure della cronaca italiana, raccontata dal punto di vista di chi ha perso la vita. Sarà il giornalista Angelo Barraco, con il libro La boschetta. Storia vera di un duplice omicidio, a chiudere la seconda...
"Dopo i positivi risultati dello scorso anno abbiamo voluto ripetere questo appuntamento nei fine settimana di ottobre, che ha trovato, e li ringrazio l'adesione volontaria dei nostri operatori sanitari. Sono...
Forconi digitali, ronde su WhatsApp e un B&B sotto assedio: Le Bon, Freud, Ronson ci spiegano la sera in cui Marsala ha recitato la parte della folla. Nessuna risata è stata registrata. Gennaio 1994, quinta stagione dei Simpson,...