La sentenza del CGA (Consiglio di giustizia amministrativa) sul servizio idrico riaccende il confronto politico a Salemi tra maggioranza e opposizione.
Al centro della discussione c’è il valore da attribuire al pronunciamento dei giudici che hanno accolto l’appello presentato dal Comune, riformando integralmente la sentenza n. 1448 del Tar di Palermo del 2024.
Da una parte la consigliera comunale di minoranza Giuseppina Spagnolo di “Scrusciu” che ha richiamato l’attenzione su alcuni aspetti della decisione e sui suoi effetti di piu’ immediata concretezza; e dall’altra Giuseppe Gandolfo, capogruppo della maggioranza consiliare “Scelgo Salemi”, che contesta il tentativo da parte dell’opposizione di ridimensionarne il risultato.
Secondo Gandolfo occorre invece spostare il confronto dal terreno delle definizioni a quello degli effetti amministrativi.
«Mentre ci interroghiamo sugli aggettivi – ha precisato – i cittadini hanno bisogno di risposte molto più concrete».
Per il capogruppo della maggioranza, discutere se una sentenza sia o meno storica, pur rientrando legittimamente nel confronto politico, rischia di diventare una disputa secondaria rispetto alla questione essenziale: arrivare finalmente a una gestione efficiente e unitaria del servizio idrico nella provincia di Trapani.
Che cosa stabilisce la sentenza?
Nel ricostruire il contenuto della decisione del CGA, Gandolfo sottolinea che il Cga ha riconosciuto la mancata piena esecuzione del precedente giudicato e l’assenza, nell’ambito territoriale trapanese, di un gestore unico del servizio idrico integrato.
Per questo i giudici hanno assegnato all’Ati un termine di 180 giorni per completare le attività necessarie all’indizione della gara, prevedendo, in caso di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario nella persona del dirigente regionale competente.
Il capogruppo di “Scelgo Salemi”, pur sapendo che gli effetti positivi non si vedranno nell’immediato nelle case dei cittadini e che le criticità del servizio non saranno immediatamente superate, ritiene tuttavia che la sentenza sia un notevole passo in avanti, un buon viatico per cambiare le cose.
Il punto che conta, sostiene, è un altro: l’avere fissato un termine giudiziario e la previsione di un intervento sostitutivo in caso di nuove inadempienze costituiscono un passo in avanti concreto su una vicenda che si trascina da anni.
Il nodo delle spese sostenute dal Comune
La questione non riguarda soltanto l’individuazione del futuro gestore.
Gandolfo ammette che le risorse impiegate negli anni al Comune per la manutenzione delle reti e degli impianti e per assicurare la continuità di un servizio essenziale rappresentano un “vulnus” per la casse comunali, ma la sentenza non ne fa cenno e quindi il problema di dovrà affrontare in separata sede.
Argomenti, quelli utilizzati da Gandolfo, diversi da quelli della consigliera Giuseppina Spagnolo.
A cominciare dal termine “storico” che, a secondo lei, e’ stato adoperato enfaticamente e a sproposito.
Mentre, secondo lei e’ convinta che rimane insoluta la questione delle somme anticipate e sostenute dal Comune per il servizio idrico e la depurazione, che come si sa, non furono fatte dall’ente preposto.
Per intenderci, le spese di manutenzione per riparare le rotture della condotta idrica e ogni tipo di intervento straordinario, fino ad oggi non sono state fatte da chi avrebbe dovuto.
Mettendo nero su bianco una sorta di “cahier de doléances” , Spagnolo ha presentato una interrogazione al sindaco cominciando col chiedere l’ammontare complessivo, dal 2015 alla data della risposta all’interrogazione, delle somme anticipate e sostenute dal Comune per il servizio idrico e la depurazione in sostituzione degli enti preposti.
Ha chiesto un prospetto analitico suddiviso per annualità e tipologia di spesa e con distinzione tra importi impegnati, liquidati e pagati.
E ponendo una serie di domande.
Ne citiamo alcune:
quali atti e dati contabili siano alla base dell’importo di 2,9 milioni di euro riferito al periodo 2015–2020 e quale sia il rapporto con i 516.475,03 euro riferiti al periodo 2020–2023 richiamati nella sentenza del TAR. chiarendo l’eventuale sovrapposizione delle somme relative al 2020, le ulteriori spese sostenute dal 2024 a oggi e gli importi separatamente riferibili ai costi energetici per depurazione e sollevamento;
quali richieste di rimborso siano state formalizzate, indicando per ciascuna data, protocollo, destinatario, importo richiesto e riscontro ricevuto, nonché gli eventuali rimborsi già ottenuti;
se siano state presentate domande di ammissione dei crediti nella procedura di liquidazione dell’EAS e, in caso affermativo, per quali importi e con quale esito;
se siano state avviate azioni giudiziarie specifiche per il recupero delle somme, ulteriori rispetto al giudizio di ottemperanza, precisandone oggetto, stato e costi; in caso contrario, quali siano le ragioni e le iniziative programmate.
Gandolfo, nel suo comunicato, dal canto suo, rivendica la continuità della battaglia istituzionale condotta dal Comune, ricordando che non sarebbe iniziata con l’attuale amministrazione ma con quella di Venuti, che aveva posto gia’ il problema degli oneri economici che sarebbero ricaduti sui bilanci comunali senza adeguate garanzie e senza una gestione coerente con il principio dell’unicità dell’ambito territoriale
Nemmeno la sentenza del Cga dispone il rimborso delle somme anticipate dal Comune. L’eventuale recupero dovrà essere perseguito nelle sedi competenti, sulla base della documentazione contabile e giuridica e dopo aver chiarito le responsabilità dei soggetti tenuti a sostenere tali oneri. Il pronunciamento può contribuire a definire il quadro gestionale, ma non costituisce di per sé un riconoscimento automatico del diritto alla restituzione delle somme.
Un confronto politico inconciliabile?
Se Giuseppe Gandolfo, considera la sentenza un passaggio rilevante e chiede ora che il termine assegnato all’Ati si traduca in atti e procedure verificabili, Giuseppina Spagnolo non si limita solo a questo, ma chiede con la sua interrogazione chiede che la risposta “sia corredato dal prospetto contabile complessivo e aggiornato delle somme sostenute dal 2015; dalla lettera dell’allora sindaco Domenico Venuti alla Regione relativa alle spese di 2,9 milioni di euro e dagli eventuali riscontri; dalla relazione del IV Settore del 26 ottobre 2023; dalle richieste di rimborso, dai relativi riscontri e dagli atti adottati per il recupero dei crediti”.
Resta, sullo sfondo, il grande interrogativo posto direttamente da cittadini e famiglie: quando si arriverà a una gestione stabile, capace di garantire efficienza, manutenzione programmata e chiarezza delle responsabilità?
La sentenza del CGA fissa un percorso e una scadenza.
Sentenza che, sommata alle 17,786 firme finora raggiunte dalla Petizione popolare online lanciata da Antonina Grillo, dirigente regionale di Italia Viva, che chiede interventi immediati e trasparenza per l’acqua a Salemi, dovrebbe segnare concretamente un nuovo punto di partenza per affrontare in modo completamente diverso l’annosa questione idrica.
Il tutto, mentre ancora una volta siamo costretti a pubblicare una foto dell’ennesima perdita d’acqua scattata stamattina nella frazione di Ulmi, e mentre ancora in quasi tutti quartieri di Salemi ( i motivi dell’eccezioni rimangono un mistero) l’acqua arriva nelle case per pochissime ore una volta la settimana.
Franco Ciro Lo Re