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19/10/2026 06:00:00

Il tornado spiegato dal fisico e meteorologo Alessandro Lucia: "Ecco cosa è successo a Marsala"

Abbiamo intervistato a Buongiorno24 il fisico e meteorologo Alessandro Lucia, del Centro Meteorologico Siciliano, per fare chiarezza sul fenomeno che ha colpito Marsala, provocando, purtroppo, la morte di Antonino Fortunato, e danni a case, automobili e aziende. Come si è formato il tornado? Perché una tromba marina può raggiungere la terraferma? E soprattutto, è possibile prevedere eventi di questo tipo?

Lucia ha ricostruito la possibile dinamica del fenomeno, distinguendo ciò che si conosce da ciò che deve ancora essere approfondito. Nel corso dell’intervista ha affrontato anche il rapporto con il cambiamento climatico, i limiti delle previsioni meteorologiche e la necessità di evitare allarmismi eccessivi, ma anche di comprendere meglio i fenomeni atmosferici estremi.

Dalla supercella al tornado: cosa è successo a Marsala

Secondo Lucia, tutto sarebbe iniziato con un temporale apparentemente ordinario, evolutosi successivamente in una cosiddetta supercella, una tipologia di temporale particolarmente intensa, caratterizzata da una corrente ascensionale che ruota su se stqessa. Una struttura atmosferica che può favorire la formazione di tornado.

Inizialmente, al largo della costa marsalese, si sono formate alcune trombe marine. Il fenomeno, però, avrebbe poi assunto caratteristiche diverse, con una struttura vorticosa capace di proseguire il proprio percorso sulla terraferma.

La dinamica esatta, ha precisato il meteorologo, deve ancora essere ricostruita completamente.

«Tutto era partito da un normale temporale, apparentemente. Il problema qual è stato? Che questo temporale a un certo punto ha subito un'evoluzione a una supercella», ha spiegato Lucia durante l’intervista a Buongiorno24.

E ancora, sulla possibile origine del tornado che ha colpito la città: «Molto probabilmente si tratta di una di queste trombe d’aria che in realtà aveva poi avuto origine da questo temporale a supercella».

Il punto centrale è che questi vortici non sono necessariamente destinati a esaurirsi in mare: in determinate condizioni possono raggiungere la terraferma e continuare il loro percorso, provocando danni anche in aree abitate.

Tornado, tromba d’aria, tromba marina e uragano: le differenze

La confusione terminologica che ha accompagnato le ore successive all’evento di Marsala è stata uno dei temi affrontati nell’intervista. Tornado, tromba d’aria, tromba marina, ciclone e uragano sono espressioni spesso utilizzate come se indicassero lo stesso fenomeno, ma non è così.

Lucia ha chiarito che tornado e tromba d’aria sono sinonimi, mentre la tromba marina è un vortice che si forma sull’acqua. Diverso è il caso degli uragani, sistemi di bassa pressione di dimensioni molto più ampie, caratteristici delle regioni tropicali.

«Tromba d’aria e tornado sono esattamente due sinonimi», ha sottolineato il meteorologo, evidenziando come in Italia persista una distinzione impropria tra i due termini.

La differenza, quindi, non è tra una tromba d’aria italiana e un tornado americano. Si tratta dello stesso tipo di fenomeno atmosferico, che può manifestarsi con intensità e caratteristiche differenti.

«Tutto ciò che tocca terra o si forma direttamente sulla terraferma, chiamarlo tornado o chiamarlo tromba d’aria è la stessa cosa», ha precisato Lucia.

Gli uragani, invece, sono «dei veri e propri cicloni, dei vortici di bassa pressione che hanno delle estensioni di centinaia di chilometri, non sono i fenomeni locali vorticosi come quello che abbiamo visto a Marsala».

 Il cambiamento climatico e il Mediterraneo sempre più caldo

Il tornado di Marsala si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso gli eventi meteorologici estremi e le trasformazioni climatiche del Mediterraneo. Ma è corretto attribuire direttamente al cambiamento climatico il singolo episodio?

La risposta di Lucia è prudente: stabilire un legame diretto tra il cambiamento climatico e uno specifico tornado è complesso, perché si tratta di fenomeni che operano su scale temporali e spaziali molto diverse.

Questo non significa, però, ignorare il ruolo del riscaldamento globale. Un’atmosfera e un mare più caldi possono mettere a disposizione dei temporali una maggiore quantità di energia, contribuendo a creare condizioni favorevoli a fenomeni intensi.

«Andare a correlare il fenomeno preciso del tornado che si è avuto a Marsala con quello che è il cambiamento climatico è difficile», ha chiarito il meteorologo.

Lucia ha poi aggiunto: «Il cambiamento climatico vediamo che porta maggiore energia nel sistema, perché abbiamo visto un’estate particolarmente calda, sappiamo dei mari che sono ancora ad oggi con temperature particolarmente elevate, carichi di calore».

E la conseguenza, nella sua spiegazione, è che «tutto questo si traduce in una maggiore energia che questi temporali hanno a disposizione».

Un chiarimento importante: la maggiore disponibilità di energia non significa che ogni temporale debba trasformarsi in un tornado, né che il singolo evento di Marsala possa essere attribuito automaticamente al cambiamento climatico.

Si possono prevedere i tornado? I limiti della meteorologia

È una delle domande che più hanno accompagnato la paura seguita al fenomeno: si poteva prevedere quello che sarebbe accaduto a Marsala? E sarà possibile evitare che un episodio simile colga nuovamente di sorpresa la popolazione?

Lucia ha spiegato che la meteorologia è in grado di individuare con buona affidabilità le condizioni favorevoli alla formazione dei temporali, ma non può ancora prevedere con precisione assoluta la nascita, la traiettoria e il punto esatto in cui un tornado toccherà terra.

Il problema è legato soprattutto alle dimensioni ridotte di questi vortici e alla complessità dell’atmosfera. Un fenomeno che può svilupparsi su un diametro di poche decine di metri è difficile da intercettare attraverso modelli meteorologici che non raggiungono una risoluzione sufficiente per descriverne tutti i dettagli.

«Purtroppo il tornado non si può prevedere», ha affermato Lucia, precisando che si tratta di un limite che riguarda anche gli Stati Uniti, dove questi fenomeni sono più frequenti e studiati da tempo.

Il meteorologo ha comunque rivendicato i progressi compiuti negli ultimi anni: «Ad oggi l’affidabilità delle previsioni meteorologiche a due o tre giorni è altissima nella maggior parte dei casi».

Il limite, dunque, non è l'incapacità della meteorologia di fornire indicazioni utili, ma la difficoltà di trasformare una previsione generale delle condizioni atmosferiche in una localizzazione precisa di un fenomeno così rapido e circoscritto.

Allerta gialla e rischio di nuovi eventi: niente panico, ma attenzione

Nel corso della trasmissione si è discusso anche dell’allerta gialla diramata in occasione delle condizioni meteorologiche che hanno interessato il territorio e della possibilità che eventi simili possano ripetersi.

La domanda è inevitabile: se non si può sapere con esattezza dove e quando si formerà un tornado, a cosa serve la previsione meteorologica?

Per Lucia, la funzione della meteorologia resta fondamentale proprio perché consente di individuare in anticipo le condizioni generali favorevoli a fenomeni potenzialmente pericolosi, pur senza poter garantire una previsione puntuale di ogni singolo evento.

«Noi non possiamo poi andare nel dettaglio, non abbiamo gli strumenti per andare nel dettaglio e capire effettivamente quale sarà esattamente l’intensità del temporale», ha spiegato.

Questo vale anche per la distribuzione delle precipitazioni e per la possibilità che un temporale produca un tornado. La previsione può individuare un’area a rischio, ma l’evoluzione effettiva può essere diversa da quella attesa.

Da qui anche l’invito implicito a non interpretare ogni tromba marina come l’annuncio di un disastro imminente. In Sicilia questi fenomeni sono relativamente frequenti lungo le coste, mentre i tornado che raggiungono la terraferma sono più rari.

L’episodio di Marsala dimostra, tuttavia, quanto sia importante conoscere i limiti delle previsioni senza sottovalutare i segnali di condizioni atmosferiche potenzialmente pericolose.

La conclusione dell’intervista di Buongiorno24 è quindi un richiamo alla consapevolezza: la tecnologia meteorologica ha compiuto passi avanti significativi, ma non può ancora anticipare ogni dettaglio dell’evoluzione atmosferica. Comprendere cosa è accaduto a Marsala significa anche imparare a distinguere le previsioni affidabili dalle promesse di precisione assoluta e dagli allarmismi che spesso accompagnano le notizie sul maltempo.