Acqua, chi paga l’emergenza a Trapani?/2: Il conto dei cittadini
Se il primo conto dell'emergenza idrica è quello che finisce negli atti del Comune, ce n'è un altro che nei bilanci non compare: é quello pagato direttamente dai cittadini.
Quando l'acqua non arriva, o non può essere utilizzata per il consumo umano, famiglie, condomìni e attività devono comunque procurarsela. E più l'emergenza si prolunga, più la spesa cresce.
Una crisi che dura da mesi
L'ultima ordinanza del Comune di Trapani che vieta l'utilizzo dell'acqua per uso potabile nelle zone interessate risale al 29 luglio 2026 e, allo stato, non risulta ancora revocata.
Il problema, però, per alcune strade viene da molto prima.
Tra le zone interessate c'è via Nicolò Fabrizi, dove le problematiche legate alla qualità dell'acqua si sono presentate, anche a fasi alterne, già dallo scorso marzo.
La strada è comparsa nei provvedimenti comunali di divieto e nuovamente tra quelle interessate dall'ordinanza di luglio.
È questo il dato che rende particolarmente pesante il costo dell'emergenza: per alcune famiglie non si tratta di qualche giorno di disagio, ma di mesi durante i quali l'acqua deve essere gestita in maniera diversa.
Quattro mesi di sigilli e 400 euro alla settimana
Una testimonianza raccolta da un'operatrice consente di dare una dimensione concreta al problema.
Nel suo condominio di via Garibaldi, circa 40 appartamenti, ad agosto risultavano ancora i sigilli sull'acqua a causa dell'inquinamento.
«Sono quattro mesi che abbiamo i sigilli per acqua inquinata», riferisce l'operatrice.
Per garantire l'approvvigionamento, il condominio sostiene una spesa di circa 400 euro alla settimana.
Se la cifra è rimasta costante per tutto il periodo indicato, significa circa 1.600 euro al mese e 6.400 euro in quattro mesi.
Dividendo la spesa per i circa 40 appartamenti, sono circa 10 euro alla settimana per appartamento, cioè circa 40 euro al mese.
Non è una media dei condomìni trapanesi, ovviamente, ma la testimonianza di un caso concreto.
Un condominio di medie dimensioni spende circa 150€ a settimana di autobotte.
Ma mostra quanto rapidamente una spesa straordinaria possa diventare consistente quando il problema si trascina per mesi.
Ci sono anche testimonianze sui social che raccontano di contatori chiusi da gennaio in via Erice, una strada che peró nella "mappa dell'emergenza" non balza agli occhi.
Quanto spende una famiglia media trapanese?
Il confronto con la spesa ordinaria rende ancora più evidente il peso dell'emergenza.
Sulla base delle tariffe del servizio idrico applicate dal Comune di Trapani nel 2025, una famiglia di quattro persone con un consumo standard può essere stimata nell'ordine di 400-450 euro l'anno per il servizio complessivo, comprendendo acquedotto, fognatura, depurazione e componenti fisse.
Si tratta di una stima, non dell'importo di una bolletta uguale per tutte le famiglie: la spesa effettiva varia in funzione dei consumi e della situazione dell'utenza.
Ma il confronto è significativo.
Nel condominio di via Garibaldi, 400 euro vengono spesi in una sola settimana per l'approvvigionamento alternativo. È una cifra che, come ordine di grandezza, equivale a quasi un'intera annualità della normale spesa idrica di una famiglia.
E nel caso segnalato, la spesa straordinaria è andata avanti per quattro mesi.
Per una famiglia del condominio, i circa 40 euro mensili rappresentano quindi circa 160 euro aggiuntivi in quattro mesi, oltre alla normale bolletta.
Diverso il caso delle strutture ricettive
Un albergo, un bed & breakfast o una casa vacanze affronta una situazione completamente diversa.
La struttura deve garantire acqua a ospiti, bagni, docce, pulizia delle camere e degli ambienti e tutti i servizi necessari all'accoglienza.
Il costo dell'approvvigionamento alternativo può quindi essere molto più elevato rispetto a quello di una famiglia, ma non è possibile stabilire una cifra unica: dipende dalle dimensioni della struttura, dal numero degli ospiti, dall'occupazione e dalle modalità di rifornimento.
E il danno non è necessariamente limitato al costo dell'acqua. Possono aggiungersi sanificazioni, interventi sugli impianti, problemi organizzativi e, nei casi più gravi, conseguenze sull'attività dovute a prenotazioni cancellate.
Il conto che non compare nei bilanci
Ci sono poi tutte le altre spese sostenute dai cittadini, i costi reali: acqua acquistata autonomamente, rifornimento delle cisterne, filtri, pulizia e sanificazione, eventuali analisi private.
Per le analisi, il Laboratorio Sanità Pubblica ASP applica tariffe specifiche a prestazione (es. compenso orario o singole ricerche microbiologiche come gli Escherichia coli che partono da circa 16€-25€ per singola voce). In generale, il costo per l'analisi dell'acqua varia generalmente da 35€ a oltre 200€ più IVA, a seconda dei parametri chimici o microbiologici richiesti.
Privatamente, i costi potrebbero aumentare.
Il costo per la bonifica di una cisterna varia mediamente tra i 500 e i 1.500 euro, ma può partire da poche centinaia di euro (circa 150-300 €) per la sola pulizia di serbatoi o cisterne per acqua di piccole dimensioni.
Lo stesso vale per eventuali problemi di salute.
Le segnalazioni dei cittadini vanno ascoltate, ma un disturbo non può essere automaticamente attribuito alla qualità dell'acqua senza una verifica sanitaria e un nesso causale documentato.
E i rimborsi?
Sul tema è stata prospettata dall'associazione CODICI, attraverso Vincenzo Maltese, la possibilità di valutare richieste di rimborso o compensazione per le spese sostenute a causa del disservizio.
Non si tratta di un rimborso automatico già riconosciuto dal Comune.
La possibilità dovrà essere valutata caso per caso, sulla base delle spese documentate, delle responsabilità accertate e degli eventuali strumenti giuridici applicabili.
Per questo è importante conservare ricevute, fatture e ogni documento che dimostri le spese direttamente collegate all'emergenza.
Lunedì il Comitato sarà ascoltato
Intanto lunedì 7 settembre, alle 15, il Comitato “L'acqua è un diritto di tutti” sarà audito dalla Commissione consiliare d'inchiesta sul sistema idrico locale.
Il Comitato porterà all'attenzione della Commissione le segnalazioni e le problematiche raccolte tra i cittadini.
L'audizione arriva mentre l'ultima ordinanza sul divieto di utilizzo dell'acqua, quella del 29 luglio, risulta ancora in vigore.
E poi c'è il costo che non ha prezzo
E poi c'è un costo che non compare in nessuna determina e che non può essere contabilizzato.
È quello del razionamento dell'acqua in un periodo climaticamente complicato, quando una doccia in più, una lavatrice o anche semplicemente la possibilità di utilizzare l'acqua senza doverci pensare diventano un problema.
È quello della paura di una gastroenterite, che può avere conseguenze e strascichi anche più lunghi, della preoccupazione per la salute dei propri figli, fino alla necessità di un ricovero per un bambino.
Ma soprattutto c'è il peso della discriminazione di un diritto.
Perché l'acqua non è un bene qualsiasi. È un bene necessario.
E quando la possibilità di accedervi, di procurarsela o di affrontare i costi dell'emergenza dipende dalla propria disponibilità economica, il problema non è più soltanto idrico.
Diventa una ghigliottina sociale: chi può permettersi di pagare continua a garantirsi ciò che serve, chi non può rischia di pagare il prezzo più alto.
È forse questo il costo più difficile da mettere in una determina, in un bilancio o in una fattura.
Perché l'acqua può avere un prezzo. Ma il diritto ad averla non dovrebbe averne uno.
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