Appalti e mafia, Vetro e Teresi si avvalgono della facoltà di non rispondere
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Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari di Palermo l’imprenditore Carmelo Vetro e il dirigente regionale Giancarlo Teresi, arrestati nei giorni scorsi nell’ambito dell’inchiesta su corruzione e infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici.
I due indagati sono comparsi per l’interrogatorio di garanzia dopo l’esecuzione delle misure cautelari disposte dalla magistratura palermitana, ma hanno scelto di non rispondere alle domande del gip.
Secondo l’accusa, Vetro – imprenditore già condannato in passato per associazione mafiosa – avrebbe ottenuto lavori pubblici, in particolare legati al dragaggio dei porti e alla gestione dei sedimenti, versando tangenti al dirigente regionale Teresi. Quest’ultimo, secondo gli investigatori, avrebbe sfruttato il proprio ruolo all’interno dell’assessorato regionale alle Infrastrutture per favorire l’azienda riconducibile all’imprenditore, agevolandone l’ingresso nei cantieri.
L’indagine riguarda diversi appalti pubblici e punta a far luce su un presunto sistema di condizionamento delle procedure amministrative attraverso pagamenti illeciti e segnalazioni di imprese da utilizzare nei lavori.
Nell’inchiesta è coinvolto anche Salvatore Iacolino, potente manager della sanità siciliana ed ex parlamentare europeo, indagato per concorso esterno in associazione
mafiosa.
Gli investigatori ritengono che l’imprenditore Vetro avrebbe potuto contare su una rete di relazioni istituzionali e imprenditoriali che gli avrebbe consentito di inserirsi in cantieri pubblici strategici, tra cui anche interventi legati al dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte.
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