Dall’analisi dell’ordinanza cautelare del Tribunale di Palermo su tangenti e mafia dietro i lavori del porticcioli di Seliunte emerge un meccanismo che va oltre la semplice corruzione. Non si tratta solo di tangenti per favorire un’impresa, ma di un vero e proprio sistema di condizionamento strutturale degli appalti pubblici, definibile come il metodo della “segnalazione vincolante”.
Secondo gli investigatori, questo schema sarebbe stato orchestrato dal dirigente regionale Giancarlo Teresi in favore dell’imprenditore Carmelo Vetro, permettendo alla società AN.SA. Ambiente srl – formalmente intestata ad altri ma ritenuta riconducibile allo stesso Vetro – di entrare stabilmente nei cantieri pubblici, anche in presenza di evidenti criticità sotto il profilo antimafia.
Il caso emerge con chiarezza nei lavori per il dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte e in altri interventi portuali gestiti dalla Regione Siciliana.
Il dirigente come “garante pubblico”
Il fulcro del sistema, secondo l’ordinanza, è il ruolo di Teresi, dirigente del Dipartimento regionale delle Infrastrutture e responsabile di importanti procedure tecniche.
La sua non sarebbe stata una semplice preferenza per un’impresa. Gli atti descrivono una pressione istituzionale vera e propria nei confronti delle aziende che si aggiudicavano gli appalti pubblici.
Quando una ditta vinceva un lavoro – come nel caso degli interventi nei porti di Selinunte o Donnalucata – il dirigente avrebbe indicato con forza l’impresa a cui affidare noli, servizi o subappalti: la AN.SA. Ambiente di Carmelo Vetro.
Un paradosso evidente. Il dirigente che avrebbe dovuto controllare la regolarità delle imprese nei cantieri pubblici, secondo l’accusa, garantiva invece l’ingresso di una società gravata da ombre mafiose.
Come si aggiravano i controlli antimafia
Il sistema funzionava anche grazie a una strategia precisa per eludere i controlli previsti dalla normativa antimafia.
Uno dei meccanismi più utilizzati era quello delle prestazioni sotto soglia: piccoli servizi, noli di mezzi o incarichi tecnici che formalmente non rientravano nei controlli più stringenti previsti per i subappalti.
In questo modo l’impresa “segnalata” riusciva comunque a entrare nei cantieri.
Un altro elemento chiave era l’uso di prestanome. La AN.SA. Ambiente risultava formalmente intestata ad Antonio Lombardo, ma dalle intercettazioni e dalle attività investigative sarebbe emerso che il vero dominus dell’azienda era Carmelo Vetro, già coinvolto in indagini su contesti mafiosi.
La segnalazione del dirigente regionale serviva dunque a legittimare l’impresa agli occhi delle ditte aggiudicatarie, che difficilmente avrebbero accettato una collaborazione con una società così esposta.
Tangenti e utilità
Il rapporto tra il dirigente pubblico e l’imprenditore segnalato non si sarebbe limitato alla gestione degli appalti.
Le indagini documentano uno scambio continuo di utilità. Da un lato pagamenti in contanti, con consegne di buste contenenti somme di denaro negli uffici regionali. Dall’altro una rete di favori personali.
Tra le utilità contestate figurano assunzioni di persone vicine al dirigente, disponibilità di beni e servizi e altri vantaggi personali.
Secondo la ricostruzione della procura, si trattava di un rapporto stabile: l’imprenditore garantiva al dirigente una “riserva di disponibilità” per ogni necessità, consolidando un legame che alterava il funzionamento del mercato.
Il danno al sistema degli appalti
Il metodo della “segnalazione vincolante” produceva effetti profondi sul sistema degli appalti pubblici.
Le imprese che non accettavano di collaborare con le ditte segnalate rischiavano ritardi burocratici, ostacoli amministrativi o difficoltà nei pagamenti.
Al contrario, le imprese vicine agli ambienti mafiosi ottenevano accesso ai cantieri, liquidità e referenze ufficiali, rafforzando il proprio radicamento economico sul territorio.
A questo si aggiungeva un ulteriore effetto: l’aumento dei costi delle opere pubbliche, dovuto ai servizi affidati a prezzi gonfiati per coprire il pagamento delle tangenti.
Un sistema più ampio della singola tangente
L’inchiesta che coinvolge Teresi e Vetro mostra come, in alcuni uffici regionali, la corruzione non fosse un episodio isolato ma un modello operativo consolidato.
La “segnalazione vincolante” trasformava di fatto la pubblica amministrazione in una sorta di agenzia di collocamento per imprese in odore di mafia, svuotando di efficacia strumenti come le white list e i protocolli di legalità.
Un sistema che, secondo gli investigatori, ha consentito a imprese opache di inserirsi nei lavori pubblici strategici della Sicilia, dal dragaggio dei porti alla gestione dei rifiuti e dei materiali di scavo.