×
 
 
09/04/2026 09:27:00

Calatafimi, un vitello vivo come premio della lotteria

Un vitello vivo come primo premio di una lotteria. Succede nel 2026, a Calatafimi Segesta. E la cosa sta facendo discutere, parecchio.

L’iniziativa è legata alla Festa del Santissimo Crocifisso, promossa dall’Associazione Ceto Massari e organizzata dal Comune. Ma quella che doveva essere una tradizione popolare si è trasformata in un caso.

Perché quel primo premio – un vitello di circa tre quintali – ha acceso proteste e indignazione.

 

La denuncia dell’OIPA

 

A sollevare il caso è stata l’OIPA, che ha ricevuto diverse segnalazioni da cittadini.

L’associazione parla senza mezzi termini di iniziativa “eticamente inaccettabile”, sottolineando come un animale venga trattato alla stregua di un oggetto, un bene da assegnare tramite estrazione.

Secondo l’OIPA, si tratta di una scelta in contrasto con la sensibilità attuale e con il principio, ormai riconosciuto anche a livello normativo, che gli animali sono esseri senzienti.

 

“Messaggio diseducativo”

 

A intervenire è anche il presidente dell’OIPA Italia, Massimo Comparotto, che parla di un messaggio “diseducativo e irrispettoso”.

Il punto non è solo simbolico. Perché, ricorda l’associazione, la gestione di un animale – soprattutto di grandi dimensioni – richiede competenze, responsabilità e condizioni adeguate. Elementi difficilmente compatibili con la logica casuale di una lotteria.

 

La diffida al Comune

 

Per questo l’OIPA ha inviato una diffida formale al Comune di Calatafimi Segesta e alle autorità competenti.

L’obiettivo è chiaro: fermare o modificare l’iniziativa, eliminando qualsiasi premio che preveda l’assegnazione di esseri viventi.

L’associazione attende adesso una risposta ufficiale e non esclude ulteriori azioni.

 

Tradizione o anacronismo?

 

Sul fondo resta una domanda che va oltre il singolo episodio.

Dove finisce la tradizione e dove comincia l’anacronismo?

In un contesto in cui cresce l’attenzione verso il benessere animale, iniziative come questa rischiano di apparire fuori tempo. E soprattutto fuori sintonia con quella sensibilità che oggi, piaccia o no, è cambiata.

 

Sulla polemica innescata dalle associazioni animaliste in merito alla scelta del Ceto dei Massari di mettere in palio un vitello come primo premio del sorteggio in programma il 3 maggio, giorno di chiusura della festa del Ss. Crocifisso a Calatafimi, interviene il sindaco Francesco Gruppuso per chiarire la posizione dell'amministrazione comunale.

"Comprendo le sensibilità espresse da alcune associazioni e cittadini sul tema della tutela degli animali, che rappresenta un valore importante e condivisibile", afferma il primo cittadino. Che aggiunge: "Tuttavia, è necessario attenersi al quadro normativo vigente: allo stato attuale, la normativa nazionale e regionale non vieta il sorteggio di un animale vivo non di affezione, purché siano rispettate tutte le disposizioni in materia di tutela e di benessere animale, trasporto e detenzione. L’assegnazione di animali non di affezione nell’ambito di manifestazioni popolari non costituisce di per sé un illecito, né può essere automaticamente qualificata come pratica lesiva della dignità animale, se effettuata nel rispetto delle regole e delle condizioni di tutela previste".

Motivi per i quali, evidenzia Gruppuso, "l’amministrazione comunale non ha il potere di impedire lo svolgimento del sorteggio, in assenza di violazioni di legge". Il sindaco sottolinea, inoltre, "che in relazione al sorteggio e al rispetto delle regole da parte degli organizzatori, sono stati preventivamente interessati e informati tutti gli organi preposti ai controlli e alla vigilanza, compreso il garante della tutela degli animali, al fine di assicurare che l’iniziativa si svolga nel pieno rispetto delle regole e con le dovute garanzie". Pertanto, conclude il sindaco, "l’amministrazione comunale ribadisce il proprio impegno verso la promozione di iniziative che valorizzino le tradizioni del territorio, garantendo al contempo il rispetto delle norme e della sensibilità collettiva, e, allo stesso modo, si riconosce la legittimità del dibattito pubblico sul tema del benessere animale, ma si invita a evitare rappresentazioni unilaterali o non supportate da elementi giuridici, che possano generare disinformazione".