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10/03/2026 06:00:00

Carburanti alle stelle e crisi internazionale: la Sicilia paga il prezzo più alto

Il prezzo dei carburanti corre e la Sicilia è tra le regioni più colpite dai rincari. In pochi giorni il diesel è aumentato di oltre 11 centesimi al litro e la benzina ha superato quota 1,80 euro. Un pieno costa fino a sei euro in più rispetto alla scorsa settimana. Un rincaro che pesa su famiglie, imprese e agricoltura, mentre sullo sfondo cresce la tensione internazionale tra Iran e Occidente e l’isola torna a essere uno snodo strategico nel Mediterraneo, tra basi Nato e infrastrutture energetiche.

Secondo i dati dell’osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, tra il 4 e il 6 marzo si è registrata una delle accelerazioni più rapide degli ultimi mesi nei prezzi dei carburanti.

 

La Sicilia tra gli aumenti più forti

 

L’incremento più marcato riguarda proprio la Sicilia. Il gasolio in modalità self service è salito di 11,6 centesimi al litro in appena due giorni.

Tradotto in termini pratici significa circa 5,80 euro in più per un pieno medio da 50 litri.

Subito dopo si collocano Molise e Campania, dove gli aumenti hanno superato i 10 centesimi al litro. Anche nelle regioni con prezzi medi più stabili si registrano comunque rincari significativi: in Umbria, ad esempio, il gasolio è cresciuto di 8,6 centesimi al litro.

Sulla rete autostradale – dove i prezzi sono già più alti – l’aumento medio è stato di circa 8 centesimi, pari a quattro euro in più per un pieno. 

 

 

Benzina oltre la soglia psicologica di 1,80 euro

 

Anche la benzina mostra segnali di forte tensione. In diverse aree del Paese il prezzo ha superato la soglia simbolica di 1,80 euro al litro per il self service.

Le medie più elevate si registrano in Calabria e nella provincia autonoma di Bolzano, con 1,801 euro al litro, mentre in autostrada la media arriva a 1,854 euro.

Gli aumenti più rapidi della benzina tra il 4 e il 6 marzo si registrano invece in Campania e Molise, con rincari di 4,4 centesimi al litro, pari a circa 2,20 euro in più per un pieno da 50 litri.

 

I benzinai: “Prezzi legati a dinamiche speculative”

 

A parlare apertamente di possibili speculazioni sono gli stessi gestori delle stazioni di servizio.

«La benzina venduta oggi deriva da greggio acquistato circa trenta giorni fa – spiegano – quindi non è possibile collegare direttamente questi rincari alla guerra in Medio Oriente». Secondo i benzinai, il problema riguarda soprattutto la filiera dei prezzi stabiliti dalle compagnie petrolifere. Gli automobilisti continuano a fare rifornimento per una cifra fissa, ma ottengono sempre meno litri, mentre i margini per i gestori si riducono.

Nel frattempo il governo valuta un possibile intervento sulle accise, anche se l’entità della riduzione non è ancora stata definita.

 

Consumatori: “Controlli e taglio delle accise”

 

L’Unione Nazionale Consumatori chiede un intervento immediato dello Stato. «Sono evidenti le speculazioni – afferma il presidente Massimiliano Dona – visto che non si registra alcuna reale contrazione dell’offerta di petrolio o carburanti». L’associazione propone una riduzione di almeno 10 centesimi delle accise e controlli capillari della Guardia di Finanza su compagnie petrolifere e distributori. Secondo i consumatori, interventi diretti come il taglio delle accise adottato dal governo Draghi in passato avevano prodotto effetti immediati sui prezzi alla pompa.

 

Autotrasporto in difficoltà

 

Gli aumenti pesano soprattutto sul settore dell’autotrasporto. In Sicilia, secondo la CNA Fita, il caro carburante rischia di trasformarsi in una vera emergenza economica per le imprese. L’associazione parla di una “tempesta perfetta” causata da due fattori: l’impennata dei prezzi legata alla crisi internazionale e il contenzioso che coinvolge la raffineria Isab di Priolo. L’impianto, uno dei più grandi d’Europa, copre circa l’80% del fabbisogno di carburanti dell’isola e un terzo di quello nazionale. Le incertezze sulla gestione stanno contribuendo – secondo CNA – a far lievitare i prezzi alla pompa.

Per le imprese di autotrasporto il conto rischia di essere pesante: nel breve periodo l’aumento del carburante può costare circa 3 mila euro in più per azienda, ma se la crisi dovesse durare si potrebbe arrivare anche oltre i 15 mila euro.

 

Agricoltura sotto pressione

 

La crescita dei prezzi colpisce duramente anche l’agricoltura. La Cia Sicilia Occidentale segnala un aumento rapidissimo del gasolio agricolo: in pochi giorni il prezzo è passato da 1,04 a 1,27 euro al litro, con un rincaro di 23 centesimi.

Per riempire il serbatoio di un trattore da 100 litri oggi servono circa 127 euro, contro i 104 di pochi giorni fa.

«Temiamo che dietro questi aumenti ci siano dinamiche speculative legate alle tensioni nello Stretto di Hormuz», afferma il presidente Matteo Paladino.

Il rincaro arriva proprio mentre nelle campagne siciliane riprendono le lavorazioni stagionali e aumenta il consumo di carburante per trattori e macchinari agricoli.

 

Metano più caro nel Trapanese

 

Anche il prezzo del metano registra valori elevati in provincia di Trapani. A Marsala e Mazara del Vallo il costo medio ha raggiunto 1,959 euro, mentre a Castelvetrano sfiora i due euro al litro. La media regionale è di 1,761 euro, ma nella Sicilia orientale i prezzi risultano più bassi: a Ragusa il metano costa 1,639 euro e a Siracusa 1,599.

Il divario con il resto d’Italia resta evidente: in Lombardia il prezzo medio è di 1,450 euro, nelle Marche 1,378 e in Friuli Venezia Giulia 1,440.

 

 

La Sicilia nello scacchiere del Mediterraneo

 

Il caro carburanti si inserisce in uno scenario geopolitico sempre più teso. Con l’escalation della crisi tra Iran e Occidente, la Sicilia torna a essere uno dei territori strategicamente più sensibili del Mediterraneo. Sull’isola si concentra infatti una delle più alte densità di infrastrutture militari della Nato in Europa.

Tra queste la base aeronavale di Sigonella, il sistema satellitare Muos di Niscemi e l’aeroporto militare di Trapani-Birgi, sede del 37° Stormo dell’Aeronautica Militare.

Secondo fonti militari, nelle ultime settimane il dispositivo di difesa attorno a queste installazioni sarebbe stato rafforzato con sistemi antimissile SAMP/T.

 

Il dibattito politico

 

 La deputata del Movimento 5 Stelle Ida Carmina ha criticato il possibile coinvolgimento delle basi siciliane nelle operazioni militari nel Mediterraneo. Secondo la parlamentare, l’utilizzo strategico di Sigonella, Birgi e del Muos di Niscemi potrebbe esporre l’isola a possibili ritorsioni e avere ricadute sull’economia e sul turismo.

Sul tema è intervenuta anche la deputata regionale trapanese Cristina Ciminnisi, che ha presentato un’interrogazione all’Assemblea regionale siciliana per chiedere chiarimenti sul ruolo dell’aeroporto di Trapani-Birgi e sulle garanzie per lo scalo civile “Vincenzo Florio”.

«Con l’aumento delle tensioni internazionali – afferma – non possiamo più permetterci silenzi. La Sicilia non può restare ai margini delle decisioni che la riguardano direttamente».