(Prima parte)
Un asilo chiuso, due finanziamenti a rischio. Un edificio ristrutturato, fondi già spesi, carte firmate, collaudi effettuati. Eppure l’asilo nido “Maria Antonietta Infranca – San Giacomo” di Castelvetrano resta inutilizzato, mentre il primo finanziamento pubblico oscilla sul crinale della revoca.
La vicenda, che coinvolge il Comune di Castelvetrano e l’Associazione Socio Sanitaria di Assistenza alla Persona (ASSAP), ente proprietario dell’immobile, è un caso emblematico di attrito istituzionale, in cui decisioni mancate e sospetti reciproci rischiano di vanificare la mission stessa dell’ASSAP, nata per servire la comunità e promuovere la solidarietà.
Il primo intervento, finanziato dalla Regione Siciliana nell’ambito del PO FESR 2014–2020, vale 543 mila euro, a cui si aggiunge un cofinanziamento comunale di circa 60 mila euro. I lavori finiscono nel 2021 e vengono collaudati. Ma l’asilo non apre. Perché?
Per l’ASSAP, ente proprietario dell’immobile, la responsabilità sarebbe del Comune, perché al momento della consegna l’edificio non sarebbe stato realmente fruibile. Il Comune, invece, nega: l’opera era conclusa e pronta per l’attivazione del servizio.
In realtà i 60 mila euro avrebbe dovuto metterli l’ASSAP. Ma non avendoli a disposizione, si era riservato di contribuire con un comodato d’uso gratuito dei locali per cinque anni. Accordo che viene formalizzato con una convenzione del 2013.
Il dato certo è che per anni il servizio non è partito, mentre il tempo di “tenuta” imposto dalle regole europee ha continuato a scorrere. Sì, perché i finanziamenti europei impongono che, entro cinque anni dalla fine dei lavori, l'opera sia funzionale e pronta all’uso. In caso contrario, il contributo può essere revocato e le somme già spese devono essere restituite.
Nel 2023 però succede qualcosa. Il Comune di Castelvetrano interviene modificando e integrando la convenzione del 2013. In questo nuovo documento viene precisato che il quinquennio decorre dalla data di consegna dell’immobile, non dalla conclusione formale dei lavori. Così non si violano i vincoli europei e, per l’affidamento del servizio, si può cominciare a procedere con un nuovo bando.
L’ASSAP, però, non ci sta. E il particolare non è da poco: nella convenzione sulla gestione dell’asilo, modificata nel 2023, ci sarebbe una firma sola, quella del Comune. Insomma, una convenzione “unilaterale”. Ma per l’amministrazione comunale, questa circostanza verrebbe superata dalla continuità degli atti successivi e dai rapporti tra le parti che sarebbero proseguiti come se niente fosse.
In questo intricato percorso, c’è pure la questione delle chiavi. Secondo quanto riportato dal commissario Paladino, la disponibilità materiale dell’immobile – di cui, sembrerebbe, l’Amministrazione è intenta a disporre senza l’intervento dell’ente proprietario – sarebbe rimasta a lungo in capo al direttore dei lavori per il completamento di interventi successivi al collaudo. Una circostanza però che non risulta accompagnata da un verbale di consegna.
Rimane un asilo ristrutturato con soldi pubblici, oggetto di ulteriori finanziamenti, ma… chiuso. Chi risponde del fatto che per oltre quattro anni una struttura completata, collaudata e finanziata sia rimasta chiusa? A pagare non sono solo gli enti, ma una comunità che attende un servizio essenziale.
Continua...
Egidio Morici
Daria Costanzo