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18/05/2026 12:40:00

Cefpas, è bufera sulle assunzioni: incarichi a parenti e collaboratori di politici 

Un’ondata di polemiche sta investendo il Cefpas, il Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale sanitario della Regione Siciliana, finito al centro di un caso politico e giudiziario dopo il conferimento di decine di incarichi a persone legate al mondo della politica regionale. Tra i nomi figurano familiari, collaboratori e amministratori locali riconducibili soprattutto all’area del centrodestra.

 

Gli incarichi, assegnati tra il 3 e il 13 febbraio scorso, riguardano 75 collaborazioni coordinate e continuative della durata di due mesi, con compensi superiori ai 6 mila euro. A sollevare il caso è stato il deputato regionale del Pd, Nello Dipasquale, che ha presentato un esposto alla Procura di Caltanissetta denunciando un presunto sistema di gestione delle assunzioni legato alla politica.

Secondo Dipasquale, si tratterebbe di un meccanismo consolidato attraverso il quale incarichi pubblici verrebbero utilizzati per favorire parenti e persone vicine agli ambienti politici. Il parlamentare dem ha annunciato anche la preparazione di un dossier più ampio che riguarderebbe assunzioni nelle Asp siciliane.

La vicenda è approdata anche alla commissione regionale antimafia guidata da Antonello Cracolici, che ha deciso di acquisire documenti ed esposto per avviare approfondimenti.

 

Sul piano amministrativo, l’assessorato regionale alla Salute, guidato dall’esponente forzista Marcello Caruso, ha disposto un’ispezione interna per verificare la regolarità delle procedure adottate dal Cefpas, diretto dal manager uscente Roberto Sanfilippo.

A infiammare ulteriormente il dibattito politico sono state le dichiarazioni del deputato regionale Ismaele La Vardera, che all’Ars ha parlato apertamente di “stipendificio”, accusando il centro di formazione di essere diventato un luogo in cui sistemare amici e parenti della politica.

Tra le persone che hanno ricevuto gli incarichi compaiono, secondo quanto emerso, la moglie del deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto, oltre all’autista e al genero del deputato regionale Michele Mancuso, quest’ultimo attualmente agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta per corruzione legata alla gestione di fondi regionali.

 

Nell’elenco figurano inoltre consiglieri comunali, figli di ex amministratori pubblici, esponenti politici locali e parenti di figure istituzionali del territorio nisseno e agrigentino.

Sul fronte giudiziario resta però aperto un nodo importante: il possibile reato contestabile in casi del genere sarebbe stato in passato l’abuso d’ufficio, norma abolita dal governo nazionale. Un aspetto che, secondo le opposizioni, rischierebbe di rendere più complicato l’accertamento di eventuali responsabilità penali.

 

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Ecco l'esposto dei collaboratori del CEFPAS

L’esposto dei collaboratori del CEFPAS punta a ribaltare la narrazione politica e mediatica sulle presunte “75 nuove assunzioni” finite al centro delle polemiche in Sicilia.

Nel documento, inviato alle Procure della Repubblica siciliane, alla Presidenza della Regione, all’Ars e agli organi di stampa, gli ex collaboratori dell’ente rivendicano che gran parte degli incarichi contestati non sarebbero nuove assunzioni, ma proroghe o rinnovi di rapporti precari già esistenti da anni.

I firmatari sostengono che il CEFPAS, il Centro per la Formazione Permanente e l’Aggiornamento del personale sanitario della Regione Siciliana, operi da tempo con una scopertura di organico pari a circa il 65% della dotazione prevista. Una carenza che, secondo quanto riportato nell’esposto, avrebbe reso indispensabile il ricorso a collaboratori esterni per garantire continuità alle attività dell’ente.

 

Nel testo si evidenzia come molti lavoratori abbiano svolto funzioni amministrative, tecniche, scientifiche e formative per oltre cinque anni consecutivi, contribuendo — si legge — ai risultati raggiunti dal CEFPAS tra il 2023 e il 2025: oltre 800 attività formative, migliaia di ore di corsi ECM, il potenziamento della formazione a distanza, il consolidamento della Scuola di Medicina Generale e delle attività del CEMEDIS.

I collaboratori contestano duramente le dichiarazioni di alcuni esponenti politici regionali e locali, accusandoli di avere diffuso un’immagine “gravemente distorta” della vicenda, alimentando sospetti di favoritismi politici e parentali senza accertamenti definitivi.

Secondo i firmatari, gli incarichi sarebbero stati assegnati attraverso procedure comparative curriculari previste dall’articolo 7 del decreto legislativo 165 del 2001, nel rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità.

 

L’esposto sottolinea inoltre che, proprio a seguito della pressione mediatica e politica, numerosi contratti non sarebbero stati rinnovati alla scadenza del 30 aprile 2026, lasciando senza occupazione decine di collaboratori storici dell’ente.

Nel documento vengono richiamate anche le norme nazionali sul superamento del precariato nella pubblica amministrazione, dalla riforma Madia al decreto Reclutamento collegato al PNRR, oltre a sentenze del Consiglio di Stato, della Corte Costituzionale e pronunce della Corte dei Conti favorevoli alla valorizzazione del personale precario con esperienza maturata nella Pa.

I lavoratori chiedono infine che ogni valutazione venga effettuata considerando “il reale contesto organizzativo e funzionale dell’Ente”, evitando — scrivono — “rappresentazioni mediatiche suscettibili di alimentare delegittimazione e discredito” nei confronti di personale che avrebbe garantito per anni il funzionamento di una struttura strategica per la sanità siciliana.