Più che una nomina, è un metodo. Più che il nome dell'amministratore unico, è il modo in cui vengono assunte le decisioni.
È attorno a questo tema che si riaccende lo scontro politico su Funierice, la società che gestisce la funivia Trapani-Erice e che, ancora una volta, finisce al centro di una battaglia che va ben oltre gli assetti societari.
Ad accendere la miccia è stata la conferma di Gandolfo Spagnuolo alla guida della partecipata. Una scelta che i soci pubblici, il Comune di Erice e il Libero Consorzio di Trapani, hanno rivendicato in nome della continuità amministrativa. Ma per i consiglieri di opposizione - Simona Mannina, Vincenzo Maltese, Sofia Mazzeo e Alberto Pollari - il problema non è tanto chi viene nominato, quanto chi viene escluso dalle decisioni.
La loro accusa è netta: il Consiglio comunale sarebbe stato trasformato in un semplice spettatore.
Emerge un malessere politico che va avanti da anni e che riguarda il rapporto tra Palazzo Municipale e la sua principale partecipata. Funierice, sostengono i consiglieri, sembra sempre più una struttura che risponde direttamente ai soci e sempre meno a quell'organo democraticamente eletto che dovrebbe esercitare indirizzo e controllo.
Il documento diffuso dall'opposizione non risparmia colpi. Si parla di deliberazioni approvate e rimaste lettera morta, di richieste di accesso agli atti senza risposta, di documentazioni mai esaminate, di convocazioni richieste e mai celebrate. Una lunga lista che restituisce l'immagine di un conflitto istituzionale ormai conclamato.
Il punto politico, però, è forse un altro.
Da tempo l'opposizione sostiene che il modello dell'amministratore unico concentri troppo potere nelle mani di una sola figura e chiede il ritorno a un Consiglio di amministrazione. La maggioranza, al contrario, difende una struttura più snella e ritiene che i risultati raggiunti dalla società giustifichino la continuità gestionale.
Il problema nasce quando il confronto smette di avvenire nelle sedi istituzionali.
Perché mentre si discute di trasparenza, controllo e partecipazione, il dibattito continua a consumarsi attraverso comunicati, ricostruzioni giornalistiche e social. Segno che qualcosa nei rapporti tra amministrazione e Consiglio si è inceppato da tempo.
L'opposizione punta il dito anche contro alcune scelte organizzative della società.
Nel mirino finiscono gli orari della cabinovia, ritenuti poco utili per i lavoratori che ogni mattina si spostano tra Trapani ed Erice. Una critica che tocca un nervo scoperto: quello della funzione pubblica di un'infrastruttura spesso raccontata come attrazione turistica ma che, per molti residenti, dovrebbe essere prima di tutto un servizio.
C'è poi il tema delle nomine e delle relazioni politiche che ruotano attorno alla partecipata. I consiglieri evocano coincidenze, intrecci e vicinanze istituzionali che, pur non configurando alcuna irregolarità, alimentano interrogativi sull'opportunità politica di alcune scelte.
In fondo, la questione è sempre la stessa: chi controlla il controllore?
Funierice è una società pubblica che gestisce un servizio strategico, movimenta risorse economiche rilevanti e rappresenta uno dei simboli del territorio. Per questo ogni scelta che la riguarda inevitabilmente assume una dimensione politica.
E forse è proprio qui che si concentra il vero significato dello scontro. Non sulla conferma di un amministratore. Non sugli orari della funivia. Ma sull'idea stessa di amministrazione pubblica.
Da una parte chi rivendica il diritto di governare sulla base del mandato ricevuto dagli elettori. Dall'altra chi ricorda che il consenso non elimina il dovere del confronto e che le società partecipate non appartengono a chi governa, ma alla collettività.
Un confronto destinato a proseguire. Perché se la funivia collega Trapani ed Erice, la politica continua invece a viaggiare su due cabine che sembrano muoversi in direzioni opposte.