Giovanni Panepinto: il Segretario e l’uomo raccontato dai dipendenti del Comune
Per chi lo ha incrociato nelle sedute del Consiglio comunale, nelle riunioni o nei momenti più delicati della vita amministrativa, Giovanni Panepinto era soprattutto il Segretario generale: autorevole, diretto, a tratti ruvido.
Una figura istituzionale forte, spesso al centro del confronto politico e amministrativo, finita nel mirino dell'opposizione che ne ha contestato in più occasioni l'imparzialità, ritenendolo troppo vicino all'amministrazione perché iscritto al PD.
Ma anche con la maggioranza il rapporto non è sempre stato idilliaco, soprattutto quando le sue valutazioni tecniche e giuridiche si sono trovate a incrociare le esigenze della politica.
È un'immagine, però, che non coincide del tutto con quella che restituiscono oggi i dipendenti del Comune di Trapani in una lettera di commiato al dirigente.
Per loro, Giovanni Panepinto è anche, e forse soprattutto, l'uomo che negli uffici ha saputo andare oltre il ruolo.
Quello che poteva apparire severo o scorbutico nelle occasioni pubbliche, viene raccontato dai lavoratori attraverso un'immagine decisamente più semplice: una sedia di legno e corda, «una di quelle tipiche di Bivona», al posto della più austera poltrona da dirigente.
Una sedia diventa così la metafora di un modo di lavorare.
Panepinto, raccontano i dipendenti, era un uomo che preferiva incontrare le persone attorno a un tavolo piuttosto che restare dietro una scrivania. Ironico, pragmatico, vicino ai lavoratori.
Un approccio che, secondo chi ha condiviso con lui gli anni trascorsi a Palazzo D'Alì e negli uffici comunali, ha contribuito a costruire un rapporto fondato sulla collaborazione e sul rispetto.
Il messaggio di saluto che i dipendenti gli hanno dedicato parte proprio da qui.
Non è un bilancio dell'attività amministrativa del Segretario generale, né un elenco dei risultati raggiunti durante il suo incarico iniziato nel 2021.
È piuttosto il tentativo di raccontare la persona che stava dietro al ruolo.
«In questa sede non si vogliono celebrare i suoi meriti professionali, ma quelli umani», scrivono i lavoratori. E poco dopo arriva quella che forse è la definizione più significativa: «Un uomo impetuoso come tanti, ma in grado di chiedere scusa e dire grazie, come pochi».
È nelle contraddizioni, più che nelle celebrazioni, che emerge il ritratto di Panepinto.
L'uomo autorevole che in pubblico poteva apparire spigoloso e quello più informale, conosciuto quotidianamente dai dipendenti. Il Segretario chiamato a garantire il rispetto delle regole e il dirigente che, ricordano i lavoratori, nel corso degli anni si è fatto carico anche di attività ulteriori rispetto a quelle strettamente legate al suo incarico.
Il messaggio dei dipendenti insiste soprattutto su questo aspetto. Al di là delle qualifiche, delle responsabilità e delle inevitabili tensioni legate a un ruolo che si trova spesso nel punto di incrocio tra amministrazione e politica, Panepinto avrebbe saputo costruire negli uffici un rapporto umano che i lavoratori oggi sentono il bisogno di mettere nero su bianco.
Non è dunque il Segretario generale al centro del loro saluto. O almeno non soltanto lui.
È Giovanni Panepinto, la persona che hanno conosciuto lontano dai microfoni, dalle sedute consiliari e dal confronto politico.
«Questo è un saluto per Giovanni Panepinto, anche Segretario Generale», scrivono i dipendenti.
Quel «anche» dice molto del senso del messaggio.
Prima ancora del ruolo viene l'uomo. E prima della poltrona da dirigente, quella sedia di legno e corda che diventa il simbolo di un modo più semplice e concreto di stare dentro un'amministrazione pubblica.
A firmare il commiato sono loro, i lavoratori del Comune di Trapani.
Non con un bilancio politico, ma con un riconoscimento personale:
«Con affetto, i lavoratori del Comune di Trapani».
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