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15/09/2026 06:00:00

"Lilibeo racconta", dal porto antico alle reti digitali

Duemila anni fa le anfore attraversavano il Mediterraneo e raccontavano rotte, merci e contatti tra popoli. Oggi sono i dati archeologici a viaggiare, attraverso reti digitali capaci di collegare musei, università e ricercatori di tutto il mondo. Il mare resta sullo sfondo, ma la navigazione è cambiata.

 

È da questo legame tra passato e futuro che prende le mosse la nuova puntata di “Lilibeo Racconta”, la serie realizzata da Tp24 in collaborazione con il Parco archeologico di Lilibeo-Marsala. Al centro c’è la due giorni internazionale “Dal mare alle reti. Lilibeo e le sfide del Mediterraneo antico nell’era digitale”, in programma oggi, martedì 15 settembre, e domani, mercoledì 16, al Museo Lilibeo.

Un incontro che riporta Marsala al centro del Mediterraneo: non soltanto per il ruolo svolto dall’antica Lilibeo nei commerci, ma anche per le nuove strade aperte dalla digitalizzazione, dalla scienza aperta e dall’intelligenza artificiale applicata all’archeologia.

 

Lilibeo, il grande porto tra Roma e Cartagine

Per capire il senso della conferenza bisogna tornare alla Lilibeo della tarda antichità, quando la città rappresentava uno dei principali nodi delle rotte mediterranee. Un porto rivolto verso l’Africa, collocato lungo l’asse che collegava Roma e Cartagine, attraversato da imbarcazioni, uomini e merci.

Il progetto di ricerca studia proprio le trasformazioni delle reti economiche mediterranee nel delicato passaggio dall’antichità al Medioevo. Una fase durante la quale cambiano le rotte commerciali, gli equilibri politici e anche la struttura delle città.

«Lilibeo è un nodo fondamentale all’interno di questa rete – spiega l’archeologo Fabrizio Ducati, dell’Aix-Marseille Université e del Centre Camille Jullian – perché era un grande porto mediterraneo e un punto di connessione lungo l’asse tra Roma e Cartagine. Un vero e proprio centro economico».

Ma come si possono ricostruire oggi commerci avvenuti molti secoli fa? Una parte della risposta si trova nei reperti apparentemente più comuni: soprattutto nelle ceramiche e nelle anfore.

 

Le anfore come tracce delle antiche rotte

Le anfore non erano semplici contenitori. Trasportavano olio, vino e altri prodotti lungo tutto il Mediterraneo. La forma, l’impasto e il luogo di produzione permettono agli archeologi di ricostruire la provenienza delle merci e gli itinerari seguiti dalle navi.

A Lilibeo arrivavano contenitori prodotti in Nord Africa, nell’attuale Tunisia, in Egitto e nelle regioni orientali del Mediterraneo. Ogni frammento può quindi diventare una tessera di una mappa molto più grande.

«Per noi archeologi le ceramiche sono importanti indicatori economici e cronologici – sottolinea Ducati – perché consentono di comprendere gli spostamenti delle merci, gli scambi e i contatti tra le diverse aree del Mediterraneo».

Il progetto prevede anche la ripresa e lo studio dei materiali provenienti dai vecchi scavi dell’area di Capo Boeo, che conservano un patrimonio di informazioni ancora in parte da esplorare. L’obiettivo è conoscere meglio una fase della storia di Lilibeo meno nota al grande pubblico e restituirla alla città.

Quando i reperti diventano dati

Oggi, però, scavare e studiare non basta. Le ricerche archeologiche producono una quantità crescente di fotografie, rilievi, schede, analisi, modelli tridimensionali e informazioni sui reperti. Se questi dati vengono archiviati con sistemi diversi e non comunicanti, rischiano di diventare difficili da trovare e impossibili da confrontare.

È qui che il titolo “Dal mare alle reti” acquista un secondo significato. Alle antiche reti commerciali si affiancano quelle digitali.

La conferenza affronta i principi FAIR, pensati per rendere i dati reperibili, accessibili, interoperabili e riutilizzabili. In parole semplici: le informazioni raccolte durante una ricerca devono poter essere trovate, comprese, scambiate e usate anche da altri studiosi.

«Il web offre enormi opportunità, ma pone anche nuove sfide – osserva Ducati –. Produciamo sempre più dati e sempre più complessi. Perché possano essere realmente utilizzati e condivisi, devono essere organizzati secondo parametri e standard comuni».

È un cambiamento profondo nel modo di fare archeologia. Il reperto non viene più studiato come un oggetto isolato, ma entra in una rete di informazioni che può collegare uno scavo di Marsala a un museo francese, a un’università canadese o a un sito archeologico del Nord Africa.

Marsala dentro una rete internazionale

L’incontro riunisce specialisti di archeologia, patrimonio culturale, discipline umanistiche digitali e scienze dell’informazione. A promuoverlo sono Fabrizio Ducati, Tomoo Mukai del CNRS-Centre Camille Jullian, Roger J. A. Wilson della University of British Columbia e Maria Grazia Griffo del Parco archeologico di Lilibeo-Marsala.

L’iniziativa nasce nell’ambito del progetto europeo Frontiers Inside Roman Sicily, finanziato dal programma Horizon Europe-Marie Skłodowska-Curie Postdoctoral Fellowships, e beneficia del sostegno dell’Università Italo-Francese.

Per il Parco non si tratta soltanto di ospitare un convegno, ma di partecipare direttamente a un progetto scientifico internazionale, mettendo a disposizione reperti, documentazione e risultati delle ricerche condotte a Lilibeo.

«Il titolo della conferenza racconta un salto di qualità – spiega Maria Grazia Griffo –: dal Mediterraneo, centro dei commerci e delle rotte che fecero di Lilibeo una delle città più importanti del mondo antico, si passa alla rete digitale, attraverso la quale il patrimonio può diventare accessibile, condiviso e interoperabile. È un modo nuovo di guardare all’archeologia e soprattutto al suo futuro».

 

Il relitto cucito di Zambratija

La giornata di oggi non si ferma alla conferenza. Alle 18, nella sala Honor Frost, sarà inaugurata la mostra fotografica dedicata al relitto di Zambratija, rinvenuto nell’omonima baia lungo la costa istriana della Croazia.

Si tratta di un’imbarcazione preistorica della tarda età del Bronzo, risalente al X secolo avanti Cristo, costruita con la tecnica del fasciame cucito. Le tavole dello scafo, cioè, non erano unite con chiodi metallici, ma letteralmente legate tra loro attraverso fibre vegetali e cuciture.

«È una scoperta assolutamente unica – spiega Giulia Boetto, direttrice di ricerca del Centro nazionale della ricerca scientifica francese –. È la più antica imbarcazione a fasciame cucito finora conosciuta nel Mediterraneo e testimonia capacità di costruzione navale già molto avanzate per un’epoca così remota».

I pannelli della mostra raccontano la scoperta, lo scavo, lo studio e il restauro del relitto. I componenti del gruppo internazionale di ricerca accompagneranno inoltre il pubblico nella lettura di una delle più importanti testimonianze della navigazione preistorica mediterranea.

Il legame con le navi di Marsala

Zambratija si trova lontano dalla Sicilia, ma il suo arrivo a Marsala non è casuale. Il Museo Lilibeo custodisce la Nave Punica, il relitto tardo-romano di Marausa e altre testimonianze che raccontano il rapporto millenario tra l’uomo e il mare.

«Questo museo è famoso proprio per le sue navi e per i relitti che conserva – osserva Boetto –. Ci sembrava importante fare conoscere al pubblico una scoperta che proviene dall’altra parte del Mediterraneo, ma che racconta le prime navigazioni e ci aiuta a immaginare le imbarcazioni che solcavano il mare in epoche antichissime».

Dalla nave cucita di Zambratija alle navi puniche e romane custodite a Marsala, cambia la tecnica ma resta la stessa sfida: costruire un’imbarcazione capace di attraversare il mare e mettere in comunicazione rive lontane.

 

Il laboratorio sui dati archeologici

La due giorni proseguirà mercoledì 16 settembre, dalle 9.30 alle 15.30, con un laboratorio pratico sulla modellazione ontologica dei dati archeologici attraverso il software Protégé.

Dietro una definizione piuttosto tecnica c’è un problema molto concreto: insegnare ai sistemi informatici a riconoscere le relazioni tra oggetti, luoghi, epoche, materiali e contesti archeologici. Non basta inserire le informazioni in un archivio; bisogna organizzarle in modo che possano dialogare tra loro.

Il laboratorio è rivolto principalmente a studenti dei corsi di laurea magistrale, dottorandi e giovani ricercatori. I posti disponibili sono dieci.

La conferenza di oggi si svolge dalle 9.30 alle 17 nella sala “Maria Luisa Famà”. Alle 18, nella sala Honor Frost, sarà inaugurata la mostra sul relitto di Zambratija. La partecipazione a entrambi gli appuntamenti è gratuita, fino a esaurimento dei posti.

Dal porto dell’antica Lilibeo alle reti digitali, il principio resta lo stesso: mettere in relazione mondi lontani. Un tempo lo facevano le navi cariche di anfore. Oggi lo fanno i dati. E Marsala continua a essere un punto d’incontro nel Mediterraneo.