MaB Unesco, il progetto si inceppa sul porto: “Così rischia di saltare tutto”
Il progetto MaB Unesco sulle saline di Trapani e Marsala si inceppa sul porto. E adesso lo scontro esplode apertamente dentro la sala “Rigenerazioni” del complesso San Domenico. Qui il sindaco Giacomo Tranchida ha convocato una riunione con il sistema portuale trapanese.
L’invito sarebbe partito soltanto venerdì sera. Attorno al tavolo siedono operatori portuali, rappresentanti degli Ordini professionali, referenti del Comitato promotore della candidatura MaB Unesco, i sindaci di Paceco e Misiliscemi, tecnici comunali e la direttrice del WWF Trapani, Silvana Piacentino.
Presenti anche Giacomo D’Alì,figura centrale nel mondo delle saline trapanesi e marsalesi. È presidente di Sosalt Spa, azienda del settore del sale marino e nel Consiglio di delegazione di Sicindustria Trapani. Ha preso parte al tavolo tecnico anche il presidente dell’Ordine degli ingegneri Giusepoe Galia, l’avvocato Dario Genovese, recentemente nominato rappresentante di Trapani nel comitato di gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale.
e Stefano Ruggirello, intervenuto come rappresentante del comitato “Saline Unite”. Assente invece la Camera di Commercio, soggetto promotore della candidatura, che avrebbe inviato soltanto un uditore.
Ma soprattutto c’è un dato politico che cambia il quadro: il Comune di Trapani chiede ufficialmente di riaprire il dossier e affrontare le “criticità” emerse sulla candidatura a Riserva della Biosfera.
Senza accordo, il rischio che il progetto salti adesso esiste davvero.
Alla fine della riunione Tranchida invia una nota ufficiale alla Camera di Commercio, alla Regione, al Libero Consorzio, al WWF, all’Autorità portuale, al Ministero dell’Ambiente, alla Prefettura e ai sindaci coinvolti. Dentro c’è una richiesta precisa: convocare un tavolo tecnico “plurale” per superare i problemi emersi.
Ed è già una svolta. Perché fino a poche settimane fa la candidatura veniva raccontata come un percorso ormai avviato verso il traguardo finale, con il dossier da presentare entro giugno. Adesso invece il Comune stesso certifica che esiste un problema politico, tecnico ed economico.
Il nodo ha un nome preciso: porto di Trapani
Durante la riunione Tranchida avrebbe sostenuto che nel dossier inviato al Ministero il porto commerciale di Trapani “non viene menzionato”. Una frase che però non ha tranquillizzato gli operatori portuali. Anzi, ha avuto l’effetto opposto.
Per il cluster il problema resta identico: anche se il porto non fosse scritto nero su bianco nel dossier, gli effetti del riconoscimento MaB potrebbero comunque ricadere sullo scalo. A ribadirlo è stato Gaspare Panfalone, intervenuto durante l’incontro a nome degli operatori portuali. «Il sindaco ha detto che nel dossier spedito al Ministero non si menziona il porto di Trapani – afferma –. Tale circostanza grave comporta un parere negativo da parte dell’amministrazione Tranchida circa la proposta del sito MaB Unesco che, caso unico al mondo, prevederebbe dentro un porto commerciale come quello di Trapani».
Panfalone racconta anche che il sindaco avrebbe proposto dieci punti per tentare di superare le criticità. Punti che però non sono stati accettati dagli operatori presenti. «Attraverso il mio intervento – dice – abbiamo ribadito integralmente il contenuto della nota inviata il 30 aprile 2026 al Ministero dell’Ambiente e della Transizione energetica».
Gli operatori portuali non contestano soltanto il metodo. Contestano il progetto nel merito. Temono che il riconoscimento Unesco possa produrre effetti indiretti su autorizzazioni, dragaggi, nuove banchine, waterfront, traffici commerciali ed energia offshore. Il timore è che qualsiasi opera futura possa diventare più lenta, più complessa e più costosa.
Ma durante la riunione emerge anche un’altra frattura. A un certo punto Tranchida avrebbe definito il WWF “l’anima della candidatura”. Una ricostruzione respinta da Silvana Piacentino, che prende la parola precisando che il progetto non appartiene al WWF ma a un Comitato promotore composto da Comuni, Libero Consorzio, Regione, Camera di Commercio e altri soggetti istituzionali.
Piacentino ricorda inoltre che il percorso va avanti da oltre un anno e che il 23 dicembre 2025 era già stata approvata la perimetrazione della candidatura. Altro chiarimento: non esisterebbe ancora un dossier definitivo già chiuso, ma una serie di documenti tecnici trasmessi nel tempo al Ministero nell’ambito dell’interlocuzione aperta sulla candidatura. La direttrice del WWF riconosce anche criticità nel confronto con il porto e insiste sulla necessità di un vero tavolo tecnico tra tutti i soggetti coinvolti. «Se si continua così non ci sarà nessuna candidatura e il territorio perderà un’opportunità», è il senso del suo intervento.
Parole che fotografano il clima esploso dentro San Domenico. Perché il problema non è più soltanto ambientalisti contro porto. Adesso lo scontro è dentro lo stesso progetto. Da una parte resta l’idea di valorizzare le saline con un riconoscimento internazionale capace di rafforzare turismo, ambiente e identità del territorio. Dall’altra cresce il timore che Trapani possa ritrovarsi con nuovi ostacoli amministrativi proprio mentre prova a rilanciare il proprio porto.
Proposta di 10 punti tecnici e politici da inserire nel dossier per rendere il porto intoccabile e centrale
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