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31/07/2026 09:08:00

Operazione Alba, assolti dall'accusa di mafia La Rocca e Pandolfo: condannato l'ex autista di Messina Denaro

 Con rito abbreviato, il gip del Tribunale di Palermo, Lorenzo Chiaramonte, ha giudicato tre persone coinvolte nell’operazione antimafia dei carabinieri “Alba”, che il 7 maggio 2025, a Partanna, è sfociata in cinque misure cautelari (tre in carcere e due obblighi di dimora) per associazione mafiosa, estorsione e appalti pilotati.

Coinvolto nell’indagine anche Giovanni Luppino, imprenditore di Campobello di Mazara ed ex autista di Matteo Messina Denaro (arrestato con il defunto boss il 16 gennaio 2023), che è stato condannato dal gip Chiaramonte a quattro anni, cinque mesi e dieci giorni di reclusione. Luppino è stato processato con l’accusa di tentata estorsione ai danni di un imprenditore del settore oleario di Castelvetrano, Francesco Lombardo.

 

Il gip ha, invece, assolto dall’accusa di associazione mafiosa, perché il fatto non sussiste, Santo La Rocca e Nicola Pandolfo, che secondo l’accusa farebbero parte della cellula di Cosa Nostra a Partanna.

 

La Rocca e Pandolfo sono attualmente detenuti rispettivamente nelle carceri di Viterbo e Lanciano. Per entrambi è stata dunque ordinata la scarcerazione, anche se La Rocca ha anche una condanna per reati in materia di armi, che comunque non c’entrano con il contesto dell’associazione mafiosa.

 

La Rocca è difeso dall’avvocato Gianni Caracci, Pandolfo invece dall’avvocato Domenico Trinceri.

 

Già lo scorso gennaio la Cassazione aveva annullato l'ordinanza cautelare nei confronti di La Rocca per mancanza di gravi indizi di colpevolezza in relazione al reato di associazione mafiosa, ma il Tribunale del Riesame aveva nuovamente deciso in senso opposto, impedendone la scarcerazione.

Con la sentenza del giudice Chiaramonte, secondo la difesa, «la Dda esce sostanzialmente sconfitta dall'esito giudiziario dell'operazione Alba, nella quale riteneva di avere identificato gli appartenenti alla "famiglia" di Partanna nelle persone dei due imputati La Rocca e Pandolfo e di altri due soggetti, Tommaso Tumbarello e Filippo Pisciotta».

I primi due, sottolineano sempre i legali, «sono stati infatti assolti con rito abbreviato dal reato di associazione mafiosa perché il fatto non sussiste, mentre per Tumbarello e Pisciotta, che hanno scelto il giudizio ordinario, già il gip, al momento dell'emissione dell'ordinanza cautelare, aveva escluso il reato associativo. I due sono adesso imputati davanti al Tribunale di Sciacca del solo reato di favoreggiamento che, evidentemente, risulta a questo punto ulteriormente ridimensionato a seguito dell'assoluzione dei due imputati che avrebbero asseritamente favorito».