×
 
 
08/05/2026 06:00:00

Trapani, BRT: città divisa tra cantieri, proteste e scontro politico

Mercoledì sera, nella sede del Circolo PD “Angela Bottari”, il confronto pubblico sul Bus Rapid Transit si è trasformato nello specchio della Trapani di oggi: una città sospesa tra il desiderio di modernità e la paura di perdere sé stessa. Tra paure fondate e polemiche strumentali.

 

Fuori dai tecnicismi, dai cordoli e dalle corsie preferenziali, il BRT sta diventando qualcosa di più di un’infrastruttura urbana. 

È ormai un simbolo politico, culturale e perfino identitario. Per alcuni rappresenta la possibilità di traghettare Trapani verso un modello europeo di mobilità sostenibile; per altri è l’emblema di una trasformazione vissuta come estranea al carattere della città.

 

Il primo tratto della BRT è stato completato e viale Regina Elena appare oggi diviso in due dal nuovo corridoio centrale. 

Un’opera da 4,5 chilometri che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe ridurre il traffico privato, abbattere le emissioni e rendere più efficiente il trasporto pubblico urbano. Un progetto finanziato con fondi PNRR e presentato come uno dei primi sistemi di Bus Rapid Transit del Mezzogiorno.

 

Eppure, mentre la città cambia volto, aumentano anche malumori e tensioni.

Le segnalazioni dei cittadini parlano di ritardi, corse saltate, deviazioni continue e collegamenti non sempre efficienti. L’ATM stessa ha comunicato la soppressione temporanea della fermata davanti all’Agenzia delle Dogane, in via Ammiraglio Staiti, per consentire lo svolgimento dei lavori in sicurezza. Ma il disagio quotidiano sembra ormai andare oltre il semplice cantiere.

 

Dai primi cantieri alle proteste sul waterfront

I lavori sono entrati nella fase operativa tra febbraio e marzo 2026, quando sono scattate le prime modifiche alla viabilità lungo via Ammiraglio Staiti e viale Regina Elena. Il cronoprogramma dell’amministrazione prevede il completamento del primo lotto entro il 30 giugno, anche per rispettare le scadenze legate ai fondi PNRR.

Le polemiche, però, sono iniziate quasi subito.

 

I primi malumori hanno riguardato la riduzione dei parcheggi, le deviazioni del traffico e l’impatto del nuovo corridoio centrale del BRT sul waterfront cittadino. In particolare, il dibattito si è acceso attorno a viale Regina Elena, uno dei luoghi simbolo del rapporto tra Trapani e il mare.

Residenti, commercianti e operatori turistici hanno contestato soprattutto la mancanza di confronto preventivo con la città e il timore che cordoli, corsie dedicate e nuova segnaletica finissero per alterare il paesaggio storico della Marina.

Con l’avanzamento dei lavori sono poi aumentate le tensioni sulla gestione della viabilità nell’area portuale, tra fermate spostate, autobus costretti a cambiare percorsi e difficoltà di accesso al centro storico.

 

La paura di una città che perde il proprio ritmo

C’è chi sostiene che il problema sia più profondo e riguardi il rapporto tra il progetto e l’identità stessa di Trapani.

"Un concetto tecnicamente corretto — il BRT che serve a ridurre le auto e l’inquinamento — può scontrarsi con l’identità di un luogo", osserva chi guarda con crescente preoccupazione alla trasformazione del fronte mare.

L’immagine evocata è quella di una città d’arte e di mare che avrebbe bisogno di lentezza, pause, percorsi pedonali e spazi da vivere più che da attraversare rapidamente.

 

Secondo questa visione, la sostenibilità non dovrebbe coincidere necessariamente con la velocità. Trapani, si sostiene, non possiede i ritmi di una metropoli e rischia di perdere parte della propria anima se interventi troppo invasivi alterano il rapporto tra paesaggio urbano, pietra antica e mare.

I nuovi cordoli, la segnaletica tecnica e le corsie dedicate vengono percepiti da alcuni cittadini come elementi estranei al contesto monumentale del viale alla Marina.

 

Il caos nell’area portuale

Le criticità più pesanti riguardano però soprattutto l’organizzazione della viabilità nell’area portuale.

A denunciarlo con forza è stato il titolare di Egatour, che ha parlato apertamente di “disorganizzazione evidente” e di “assenza di programmazione”.

"In appena otto giorni la fermata degli autobus è cambiata cinque volte. Turisti con valigie costretti a fare percorsi assurdi sotto il sole. Passeggeri spaesati. Cittadini che dovevano raggiungere il parcheggio ATM senza capire dove passare. Auto, autobus e persone mescolati nel caos totale", denuncia l’operatore turistico, sottolineando soprattutto l’assenza di personale capace di disciplinare traffico e sicurezza.

Il timore è che il porto stia progressivamente perdendo centralità.

La compagnia Lumia ha già deciso di sospendere l’ingresso nell’area portuale almeno fino al 31 maggio 2025, effettuando fermata esclusivamente all’autostazione. Autoservizi Salemi ha invece trasferito il proprio capolinea al Piazzale Papa Giovanni II.

"Ogni compagnia ormai sembra organizzarsi autonomamente", scrive Egatour, chiedendosi se si stia aspettando “di contare i danni quando ormai sarà troppo tardi”.

 

Il PD difende il progetto: “Opera strategica”

Il confronto organizzato dal Circolo PD, moderato dalla segretaria e consigliera comunale Marzia Patti, ha provato a riportare il dibattito su un piano politico e amministrativo.

All’iniziativa hanno partecipato cittadini, iscritti, amministratori, il sindaco Giacomo Tranchida e il deputato regionale Dario Safina.

 

Dal confronto è emersa una posizione netta: il Partito Democratico considera il BRT un’infrastruttura strategica per il futuro della città, pur riconoscendo le difficoltà quotidiane vissute da residenti, commercianti e automobilisti.

 

Ma proprio dal mondo del commercio è arrivato uno dei messaggi più chiari della serata: non esiste una contrarietà assoluta all’opera. La vera preoccupazione riguarda piuttosto la durata dei lavori e le conseguenze economiche dei cantieri.

Le attività commerciali situate lungo il tratto finale di via Ammiraglio Staiti, verso la caserma dei Vigili del Fuoco, starebbero già registrando un drastico calo di clientela e incassi.

Durante il confronto sono state avanzate anche alcune proposte correttive: anticipare l’avvio del servizio autobus alle 5:30; monitorare i flussi di traffico; riorganizzare le fermate extraurbane nei pressi della futura rotatoria dei Vigili del Fuoco; ripensare orari, accessibilità e sicurezza del trasporto pubblico, soprattutto nelle ore serali.

Il Circolo PD ha definito l’incontro “un punto di partenza” e ha annunciato una nuova assemblea pubblica il prossimo 25 maggio.

 

Lo scontro con il Movimento 5 Stelle

Attorno all’iniziativa si è subito acceso anche lo scontro politico con il Movimento 5 Stelle.

Safina ha difeso con forza il progetto, ricordando come i cantieri siano “inevitabilmente fastidiosi” ma necessari per cambiare il volto della città e renderla “più moderna, sostenibile e vivibile”.

Il deputato democratico ha inoltre accusato chi oggi critica il progetto di essersi scoperto improvvisamente contrario “dopo anni di silenzio”.

Parole che hanno provocato la replica della deputata regionale Cristina Ciminnisi.

 

Secondo Ciminnisi, il confronto con i cittadini sarebbe arrivato troppo tardi, quando il malcontento era già esploso e i cantieri ormai in fase avanzata.

"Il tema non è il diritto del PD di organizzare incontri — ha dichiarato — ma il fatto che il confronto con la città venga avviato solo adesso".

La parlamentare del M5S ha inoltre rivendicato il ruolo del governo guidato da Giuseppe Conte nell’ottenimento delle risorse PNRR che oggi finanziano il progetto.

 

 

Le proteste dei docenti e il nodo parcheggi

Il clima di tensione non riguarda soltanto i partiti.

 

Tra le questioni emerse nelle ultime settimane ci sono anche le proteste di alcuni insegnanti delle scuole del centro storico. In un documento firmato da quasi duecento docenti viene contestata la sospensione degli abbonamenti agevolati per le strisce blu e denunciata una disparità di trattamento rispetto ai 28 stalli riservati al personale del Tribunale in piazza Giacomelli.

 

Durante l’incontro il sindaco Tranchida ha chiarito che quelle aree riservate sono state concesse su richiesta formale di Procura, Tribunale, Questura, Carabinieri e Guardia di Finanza per esigenze di sicurezza e servizio.

Nessun rappresentante dei docenti, però, ha partecipato all’assemblea pubblica.

Sulla questione è intervenuto anche il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Nicola Lamia, che ha definito “grave” la sospensione sperimentale degli abbonamenti:

"Le sperimentazioni non possono ricadere sulle spalle di lavoratori e famiglie".

 

Una partita che guarda già oltre il BRT

Ma il confronto sul Bus Rapid Transit racconta anche un’altra verità politica: a Trapani è già iniziata, sotto traccia, la lunga corsa verso il dopo Tranchida.

Il BRT sta diventando il terreno perfetto su cui partiti, movimenti, categorie economiche e pezzi della stessa maggioranza stanno misurando consenso, leadership e capacità di intercettare il malcontento cittadino.

 

Non è un caso che attorno ai cantieri si stiano ricomponendo vecchie fratture e nuovi posizionamenti politici.

Da una parte il Partito Democratico e il sindaco rivendicano il progetto come simbolo di una città che vuole modernizzarsi e utilizzare fino in fondo le opportunità del PNRR. Dall’altra cresce un fronte trasversale — che va da pezzi del centrodestra ai comitati cittadini, passando per settori del commercio e parte delle opposizioni — che prova a trasformare il disagio quotidiano in una critica più ampia al modello amministrativo di questi anni.

 

Dentro questa dinamica pesa anche la crisi politica che attraversa il consiglio comunale. Lo scontro tra Tranchida e l’area vicina ad Alberto Mazzeo non riguarda soltanto gli equilibri di Palazzo Cavarretta: riguarda la guida futura della città e il controllo della narrazione sulle grandi opere del PNRR.

Per questo il BRT è diventato molto più di un’infrastruttura.

 

Chi sostiene il progetto lo presenta come una scelta inevitabile per evitare che Trapani resti immobile e marginale rispetto alle trasformazioni europee sulla mobilità urbana. Chi lo contesta prova invece a intercettare una paura diffusa: quella di una città che cambia troppo velocemente senza riuscire a coinvolgere davvero chi la vive ogni giorno.

 

Ed è probabilmente qui che si giocherà la vera sfida politica dei prossimi mesi.

Perché quando finiranno i cantieri — se davvero il cronoprogramma verrà rispettato entro il 30 giugno — resterà una domanda molto più grande delle corsie preferenziali: i trapanesi si riconosceranno ancora nella città che sta emergendo da questa trasformazione oppure no?

 



Native | 25/04/2026
https://www.tp24.it/immagini_articoli/24-04-2026/1777023473-0-studio-vira-per-l-agricoltura-siciliana.jpg

Studio Vira per l'agricoltura siciliana

Il settore agricolo siciliano è riconosciuto come strategico per lo sviluppo economico dell’isola. La transizione ecologica e la tutela della sicurezza alimentare hanno determinato un cambiamento significativo nella...