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03/03/2026 08:57:00

Trapani, ecco perché il ricorso è stato respinto e il -7 resta in classifica 

La Corte Federale d’Appello a Sezioni Unite ha pubblicato le motivazioni con cui ha respinto il reclamo presentato dal Trapani e dai suoi dirigenti – Valerio Antonini, Vito Giacalone, Andrea Oddo e Salvatore Castiglione – contro i 7 punti di penalizzazione inflitti per le violazioni amministrative legate alla scadenza del 16 ottobre (stipendi, emolumenti, contributi e versamenti).

È un documento lungo, tecnico e – in alcuni passaggi – anche politicamente “pesante”, perché oltre a decidere sul Trapani inserisce nel ragionamento un tema enorme: la nascita della nuova Commissione indipendente (quella che ha preso il posto della Covisoc in parte delle funzioni) e i dubbi sulla sua compatibilità con l’autonomia dell’ordinamento sportivo. Ma poi, quando si torna al caso concreto, la Corte è netta: il Trapani perde l’appello e la Procura federale perde il suo.

Tradotto: i 7 punti restano, le sanzioni personali restano, e il “segnale” che arriva verso la prossima udienza – quella del 9 marzo – è tutt’altro che rassicurante.

 

Due ricorsi, due bocciature

 

La Corte riunisce due reclami:

  • quello della Procura Federale, che chiedeva di rivedere la parte della sentenza di primo grado in cui era stata dichiarata “generica” una contestazione;
  • quello del Trapani e dei dirigenti, che chiedevano invece l’annullamento o la riduzione delle sanzioni.

Risultato finale: respinti entrambi. La sentenza del TFN viene sostanzialmente confermata.

 

La “curiosità” che salva il Trapani su due addebiti: accusa generica, manca l’elenco dei tesserati

 

Sul fronte del ricorso della Procura Federale, la Corte conferma una cosa importante: il capo d’incolpazione relativo a 24 tesserati (6.447 euro) e 11 tesserati (64.151 euro di incentivi all’esodo) era formulato in modo troppo generico, perché non riportava i nomi.

La Corte dice che, senza i nominativi, la contestazione non è determinata e non consente una difesa compiuta. Non basta dire “24 tesserati” e “11 tesserati” con una cifra totale: bisogna indicare chi sono.

E qui arriva anche un passaggio chiave: la Corte respinge l’idea che quei nomi “si possano ricavare dalle scritture contabili”. Sarebbe ribaltare l’onere: l’accusa deve essere circostanziata, non può diventare una caccia al tesoro per l’incolpato.

Quindi sì: su due profili specifici, il Trapani trova “copertura” nella genericità dell’accusa. Ma è una vittoria solo apparente, perché il resto resta tutto in piedi.

 

Il cuore della sentenza: sulla parte più pesante, la Corte non fa sconti

 

Quando si passa agli addebiti davvero sostanziosi, la Corte conferma il quadro che aveva già portato al -7.

 

1) INPS agosto 2025: la rateizzazione non c’era (e quella chiesta fu rigettata)

 

Il Trapani sosteneva che bastava un pagamento (9.850 euro) perché legato a una rateizzazione. La Corte risponde: no, perché la domanda di rateizzazione proposta a ottobre fu rigettata il 20 ottobre 2025. Quella accolta dall’INPS arriva solo dopo, a dicembre: troppo tardi per “sanare” la scadenza federale del 16 ottobre.

 

2) IRPEF/INPS “vecchi” (135.450 euro): non è bis in idem, è “permanenza dell’inadempimento”

 

Il Trapani aveva sostenuto il “ne bis in idem”, cioè: mi avete già sanzionato per questa vicenda. La Corte dice: no. Qui non si sanziona “di nuovo” lo stesso fatto, ma si contesta il permanere dell’inadempimento secondo le NOIF.

E poi aggiunge un elemento pesantissimo: la questione dei crediti e della compensazione “orizzontale” è già stata affrontata e chiusa nella giustizia sportiva, richiamando anche la decisione del Collegio di Garanzia che conferma: la quietanza telematica dell’F24 non dimostra la validità sostanziale dell’operazione, e un credito inesistente rende il pagamento “tamquam non esset”, cioè come se non fosse mai avvenuto.

 

3) I pagamenti fuori tempo e i conti “non dedicati”

 

La Corte conferma anche:

  • pagamenti effettuati dopo la scadenza (ad esempio tentativi del 17 ottobre con valuta 20);
  • l’uso di conti correnti intestati a soggetti diversi (Sport Invest e Antonini) invece del conto dedicato della società, ritenendo che ci fosse tempo sufficiente per ripristinare la regolarità e che alcune operazioni siano avvenute quando il conto societario non aveva più limitazioni.

 

Sanzioni: “minimi edittali” intoccabili e par condicio

 

Altro punto: niente sconti nemmeno sulla misura. La Corte ribadisce un principio granitico della giustizia sportiva: per le penalizzazioni in classifica non si può scendere sotto il minimo edittale, perché la penalizzazione non è solo una “pena” per la società, ma produce vantaggi immediati per le altre squadre. È una questione di par condicio e “certezza” del campionato.

E sul punto di recidiva, la Corte conferma: c’è, perché l’inadempimento precedente è il presupposto che porta a considerare la violazione come reiterata nella stagione successiva.

 

La parte “politica” della sentenza: dubbi sulla Commissione indipendente

 

C’è infine un passaggio che esce dal caso Trapani e che, per certi versi, è destinato a far discutere: la Corte inserisce una riflessione sulle norme che hanno istituito la Commissione indipendente per i controlli economico-finanziari. Richiama persino memorie del CONI, e mette sul tavolo l’idea che questo innesto possa essere in tensione con il principio costituzionale di autonomia dell’ordinamento sportivo.

Ma attenzione: è una riflessione “di sistema”, non cambia l’esito. Sul caso specifico, la decisione resta: ricorso respinto.

 

Cosa significa adesso per il Trapani

 

Significa che il -7 non è più una parentesi: è una certezza consolidata. E soprattutto significa che la data del 9 marzo diventa ancora più centrale, perché la linea della giustizia sportiva, almeno su questi temi, appare già tracciata.

Nel frattempo, in città si discute di stadio vuoto, tifosi in rotta con la proprietà, ammende che piovono una dietro l’altra e conferenze stampa annunciate come “piazza pulita”. Ma il punto è uno: mentre il presidente parla di miracoli, i giudici – intanto – scrivono motivazioni.

E quelle motivazioni dicono che, per la scadenza del 16 ottobre, il Trapani non ha convinto nessuno.