Trapani. Flavio Tranquillo: "Improvvisazione e poca trasparenza. Come nasce il caso Shark"
Doveva essere la trasferta contro la Virtus Bologna. È diventata la pietra tombale di una stagione già gravemente compromessa. Alle 20 del 4 gennaio 2026 la Trapani Shark non è scesa in campo, ufficializzando di fatto una crisi sportiva, societaria e reputazionale senza precedenti.
A Trapani non c'è più una squadra, né un allenatore. Sono rimasti sette giocatori, abbastanza per essere iscritti a referto, troppo pochi per essere competitivi. Troppo tardi per salvare la faccia.
In queste ore i gruppi del tifo organizzato hanno preso pubblicamente le distanze dalla società, accusandola di “comportamenti gravi e dannosi” che “gettano discredito sulla città e sulla squadra”. Una dichiarazione durissima, che segna la rottura definitiva con l’ambiente: “Trapani merita rispetto. I tifosi meritano rispetto”.
Mentre sui social Valerio Antonini attacca stampa e istituzioni, promette “verità e tribunali”, e nega il ritiro degli Shark, l’intervista a Flavio Tranquillo realizzata da Tp24 offre una chiave di lettura più ampia e profonda della crisi.
“Non è solo un caso sportivo – spiega Tranquillo – ma la metafora di un sistema debole, basato sull’improvvisazione e non sulla sostenibilità. Il basket italiano ha già visto sparire Siena, può succedere anche a Trapani. Ma il problema più grave è l’assenza di trasparenza, da tutte le parti in causa”.
Secondo Tranquillo, infatti, il caso Trapani va iscritto in una più ampia crisi di sistema, dove si accettano mecenati senza chiedersi da dove arrivino soldi e ambizioni, e dove “la giustizia sportiva è un istituto incompiuto, incapace di offrire garanzie e credibilità”. Un gioco di specchi e omissioni, dove nessuno vuole mettere sul tavolo tutte le carte. Né la Lega, né la FIP, né Trapani Shark.
Ecco l'intervista alla voce del basket italiano:
Antonini, da parte sua, in un nuovo post sui social, nega il ritiro della squadra (“La Trapani Shark giocherà in casa contro Trento e in BCL”) e attacca duramente stampa, tifoseria e politica: “Tutto questo è frutto di odio. Io ho speso e investito dove nessuno lo aveva mai fatto. Ma in questa città si sa solo distruggere”.
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