Trapani, l'attesa è finita: l'ex Mattatoio torna a vivere
Non sarà solo un edificio recuperato. L’ex Mattatoio di Trapani cambia pelle e diventa un luogo dove le famiglie in difficoltà potranno trovare ascolto, orientamento e sostegno concreto. Non più soltanto uno spazio dove “si impara un mestiere”, ma un presidio sociale pensato per intercettare fragilità economiche, conflitti relazionali e situazioni di marginalità prima che diventino emergenze.
La novità sta proprio qui: concentrare in un unico luogo servizi che spesso sono sparsi, difficili da raggiungere o poco conosciuti. L’assessore al Distretto Socio Sanitario 50, Giusy Poma, parla di un progetto che punta su tre assi principali.
Il primo è il sostegno alle vulnerabilità, con interventi mirati per nuclei familiari in difficoltà economica o relazionale. Mediazione familiare, consulenza, accompagnamento: strumenti concreti per aiutare chi attraversa momenti delicati.
Il secondo asse riguarda l’integrazione multiculturale. L’ex Mattatoio vuole diventare uno spazio di incontro tra famiglie immigrate e famiglie trapanesi, mettendo al centro la genitorialità condivisa. L’idea è di creare occasioni di confronto e collaborazione per abbattere barriere e pregiudizi che spesso nascono dalla distanza e dalla mancanza di dialogo.
Il terzo punto sono i servizi di prossimità: sportelli di ascolto, orientamento ai servizi socio-sanitari, supporto psicopedagogico. In altre parole, un luogo dove chi ha un problema non deve iniziare un percorso a ostacoli tra uffici e modulistica, ma può trovare un primo punto di riferimento vicino casa.
Secondo Poma, la forza dell’intervento sta nella sinergia tra risorse diverse.
I fondi del PON Legalità e quelli del sistema socio-sanitario non procedono su binari paralleli ma convergono in un’unica regia. Questo, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe evitare la frammentazione degli interventi e la dispersione delle risorse. L’obiettivo dichiarato è fare dell’ex Mattatoio un motore di rigenerazione che non si limiti a riqualificare i muri ma intervenga sulle solitudini e sulle marginalità.
Il sindaco Giacomo Tranchida sottolinea che la partita più complessa non è quella dei finanziamenti o dei cantieri, ma quella sociale. «È più facile conquistare un finanziamento e realizzare un’opera pubblica – dichiarano il sindaco Tranchida e gli assessori Poma e Virzì – molto più difficile fare interventi d’ingegneria sociale e comunitaria. Ma la sfida di Trapani in cammino è anche questa».
Adesso il passaggio successivo sarà il coinvolgimento degli attori del territorio. Parrocchie, scuole e associazioni saranno chiamate a un tavolo di confronto strategico per consolidare la rete. Perché un centro può funzionare solo se attorno si costruisce una comunità attiva.
La vera scommessa sarà trasformare un luogo simbolo del passato produttivo della città in uno spazio capace di prevenire disagio e isolamento.
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