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20/11/2015 06:30:00

Trapani. Come rinascono i beni sequestrati ai boss. SpazioLibero e le villette di Scopello

Gestire beni sotto sequestro. E' questo il nuovo fronte nel quale si trovano impegnate numerose realtà del terzo settore. La questione è delicata e l'attenzione ai dettagli è necessaria. Lo sanno bene cooperative e associazioni impegnate nella gestione dei beni sottratti alla mafia. Una sfida che da alcuni anni vede impegnate alcune associazioni (vedi Libera e Saman) tra cui la cooperativa SpazioLibero comunity che dallo scorso luglio gestisce due villette sequestrate al boss di Castellammare del Golfo Mariano Saracino. La cooperativa è una branca di Libero Futuro. I due immobili si trovano in zona Cala Rossa, a pochi passi da Scopello. I beni, affidati all'amministratore giudiziario Giuseppe Sanfilippo, sono rimasti inutilizzati per cinque anni fino all'arrivo degli uomini e delle donne di SpazioLibero. «In seguito all'assegnazione – afferma Elena Mauceri, presidente della cooperativa – ci siamo messi subito al lavoro rimboccandoci le maniche. Le ville erano entrambe da ripristinare e in due settimane sono state inserite nel circuito di responsabilizzazione etica di Addiopizzo Travel».
Un esperienza collettiva illustrata direttamente da uomini e donne della cooperativa che, mercoledì pomeriggio, ne hanno parlato nell'aula Ciaccio Montalto del tribunale di Trapani. All'incontro hanno partecipato anche i ragazzi di Libero Futuro Castellammare, Castelvetrano e il presidente della sottosezione Misure di Prevenzione, Piero Grillo. La questione, come anticipato, è ruvida e per intuirla è necessario fare un breve accenno alla normativa di gestione della robba tolti ai boss. Infatti, mentre i beni sotto confisca vengono di fatto affidati (per un tempo limitato, sottoforma di noleggio) a dei soggetti gestori, per quelli sotto sequestro la questione è leggermente diversa. Secondo la disciplina, «i beni sequestrati sono amministrati “per conto di chi spetta”, fino alla revoca del sequestro (con restituzione dei beni al titolare) o fino alla confisca definitiva, con devoluzione dei beni allo Stato». In soldoni, se il lungo procedimento di confisca non va a buon fine, i beni vengono restituiti al legittimo proprietario. Ed'è qui che sta l'inghippo. «Tanti si sono tirati indietro dalla gestione dei beni sequestrati – ha detto il magistrato Piero Grillo -, ma loro così come altre realtà si sono assunti questa responsabilità».
Le due vilette, in totale, offrono 25 posti letto. Prima venivano noleggiate integralmente, adesso vengono sfruttate formule alternative. «Le strutture sono state inserite nei tradizionali network turistici e nel circuito Extraetico – ha continuato Elena Mauceri – e a fine stagione abbiamo avuto 10 mila euro di introiti. Abbiamo lavorato molto con i last minute. Per rimetterle a nuovo abbiamo investito 50 mila euro, valutando i 30 mila investiti ed il reinvestimento dei nostri stipendi. Entro l'anno prossimo pensiamo di recuperare l'investimento, soprattutto grazie all'adesione ad un circuito virtuoso e all'aiuto degli imprenditori onesti di Castellammare del Golfo». Il circuito Extraetico è stato lanciato da Libero Futuro lo scorso aprile e punta a creare una rete contraddistinta dal consumo critico. Si tratta di un insieme di cooperative e imprenditori (tra cui Nicola Clemenza con olive e olio) che attraverso lo scambio circolare riuniscono sotto un unico marchio i loro prodotti. «E' attraverso reti analoghe – ha concluso Grillo– che i beni sottratti alla mafia possono essere restituiti al territorio senza appesantirlo». Best practice da segnare nell'agenda. A presente memoria.


Marco Bova