Don Francesco Fiorino: “Il mio incontro con Napolitano”
“In realtà il Presidente conosceva già molto bene le attività che noi svolgiamo – continua Padre Fiorino- perché più volte c’eravamo rivolti a lui per questioni legate all’immigrazione e all’utilizzo sociale dei beni confiscati. Non era però a conoscenza del fatto che gli Enti Locali poco e niente si occupano delle questioni sociali. Così gli abbiamo spiegato che i Comuni del nostro territorio spesso si “scordano” di indirizzare le risorse pubbliche al sostegno e allo sviluppo delle fasce più deboli della popolazione e che molte volte i progetti di natura sociale si rivelano più a favore degli enti che li gestiscono che delle persone che effettivamente hanno bisogno”.
E, infatti, anche nella lettera che Don Fiorino ha personalmente consegnato a Napolitano così si legge: “le politiche sociali degli Enti Locali non sono adeguate ai più urgenti bisogni dei cittadini più deboli”. E ancora: “le politiche sociali degli Enti Locali spesso non tengono conto di quanto viene già realizzato dagli Enti del privato- sociale con risorse proprie. Ciò comporta che tali Enti, pur avendo le giuste competenze e sensibilità, non possono sviluppare i propri servizi a favore della collettività”.
Una denuncia importante quella di Don Fiorino che, quando il Presidente della Repubblica gli ha chiesto se l’associazione ricevesse o no un sostegno economico dalla Regione Sicilia, ha dovuto rispondere a malincuore di no: “Non c’è alcun finanziamento regionale. Per lo più, ci autofinanziamo. La nostra più grande risorsa sono poi i numerosi volontari, che non ricevono nemmeno un euro per il lavoro e i servizi che prestano”.
“Il presidente era molto informato sulle questioni che riguardano il nostro territorio: – conclude Don Fiorino- sull’immigrazione, la pesca, l’agricoltura e la lotta alla mafia. E proprio riguardo la lotta alla mafia, ha voluto sottolineare che l’utilizzo sociale dei beni confiscati è uno dei migliori modi per battere la mafia. Io sono assolutamente d’accordo con lui. Tuttavia, ho dovuto denunciato al Presidente anche il fatto che i Comuni del nostro territorio non sostengono sufficientemente questa causa. In questi anni, infatti, tranne qualche lodevole iniziativa, abbiamo dovuto gestire i beni confiscati solo con le nostre risorse”.

Pamela Giampino
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