Native
| 07/02/2026
Elezioni comunali 2026: perché la radio batte i social
Le elezioni amministrative del 2026 si avvicinano e, per la prima volta, la campagna elettorale si apre con una novità che cambia radicalmente le regole del gioco. Da ottobre 2025 Meta – la società che...
Sezioni

I testi biblici, però, sono redatti in altre due lingue, il greco e l’ebraico, che ci permettono di attingere a significati diversi. In lingua greca pregare si dice προσεύχομαι (proseuchomai) che, letteralmente, potremmo rendere con «parlare, dirigersi a»: l’elemento fondamentale, dunque, è quello relazionale, il fatto che, in preghiera, ci si rivolga a qualcuno, si parli insieme con, si con-divida. Preghiera, dunque, è dialogo, ricerca di un rapporto, scambio, reciprocità. Anche in greco, la forma del verbo è quella cosiddetta del «medio», che in lingua italiana rendiamo con il passivo ed il riflessivo: ciò ci suggerisce che, nella sensibilità classica sia greca che latina, nella preghiera c’è un qualcosa che agisce in noi prima che noi agiamo; in secondo luogo, ci rende attenti circa il fatto che pregare è sempre, anche, pregarsi, se soltanto potessimo esprimerci in questo modo paradossale: atto riflessivo poiché gesto di riflessione, sguardo gettato in direzione di un’ulteriorità ma sempre, anche, verso se stessi. Un dialogo intimo, un inevitabile coinvolgimento della coscienza che, in misura consistente, come sappiamo, ci sfugge e ci trascende, poiché, come è noto, siamo, ciascuno per se stesso, il luogo più lontano.