Proroga alle indagini sulla Curia di Trapani. Plotti sentito in Procura
Intanto lunedì l’arcivescovo Alessandro Plotti, l’amministratore apostolico inviato dalla Santa Sede a Trapani dopo l’allontanamento del vescovo Miccichè, si è recato in Procura per essere ascoltato dagli inquirenti. Qualche giorno prima Plotti ha fatto capire di sapere qualcosa di utile al caso. “So che il Papa ha voluto personalmente esaminare tutti gli aspetti di questa vicenda”, ha detto nel corso di un’intervista. 
Monsignor Plotti è stato sentito per diverse ore dagli inquirenti. Il procuratore Viola ha spiegato che l’amministratore apostolico è stato utile per ricostruire alcuni passaggi: “ci ha consentito di avere il polso della situazione”.
Plotti ha espresso la sua intenzione di “sanare le sacche di delusione e lo scoraggiamento presenti dappertutto, ma che qui suonano gravi per vari motivi”. Fatto sta che la diocesi di Trapani non passa per niente un buon momento e la sua immagine ne è molto compromessa. Plotti è arrivato dopo la rimozione del vescovo Miccichè, alla quale si è arrivata dopo un'indagine interna del Vaticano condotta dal collega di Miccichè, Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo. Poco prima di essere rimosso Miccichè aveva denunciato di essere vittima di un complotto nei suoi confronti, teso a infangarlo con accuse di ruberie dalle fondazioni ecclesiali.
Al centro dell’inchiesta della Procura di Trapani ci sarebbe don Ninni Treppiedi, ex amministratore della Diocesi ed arciprete di Alcamo, venuto ai ferri corti con Miccichè che lo ha sospeso "a divinis". Treppiedi è accusato di essersi appropriato di denaro e di averlo utilizzato per fini personali. Con lui sono coinvolte altre 12 persone chiamate a rispondere, a vario titolo, di diversi reati, dalla calunnia al falso, frode informatica, truffa, stalking.
La pista che la Procura starebbe seguendo, sui soldi spariti, riguarda la vendita di beni della Diocesi. In particolare si tratta di quadri e di opere di valore. Secondo le ipotesi della procura di Trapani chi ha venduto quei beni avrebbe un conto allo Ior, l'Istituto per le Opere Religiose, la Banca del Vaticano. Essendo un istituto estero, lo Ior è stato da sempre luogo di grandi misteri e di conti inaccessibili. Per questo motivo Viola ha chiesto una rogatoria internazionale per poter accedere ai conti segreti. Gli inquirenti in sostanza vogliono sapere se Treppiedi e Miccichè avevano conti intestati presso l’Istituto ed eventualmente quali movimenti siano stati fatti. La risposta dallo Ior ancora non è arrivata, in attesa che arrivi è stata chiesta la proroga dell’indagine.
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