24/10/2012 15:04:52

Approvato dal consiglio provinciale un atto di indirizzo per la mappatura delle cave abbandonate

con cui si impegna il Commissario Straordinario dell’Ente a predisporre gli atti necessari affinché si dia vita ad un progetto, in sinergia con tutte le 24 Amministrazioni Comunali del territorio, che con propri tecnici e collaboratori attuino una ricognizione e quindi una mappatura di tutte le cave abbandonate e successivamente si possano elaborare progetti che prevedano la valorizzazione e il riuso delle stesse per finalità sociali ed economiche o bonificandole in attesa di un futuro utilizzo. Nei diversi Comuni , a partire da Trapani, Erice, Favignana, Custonaci, Castellammare del Golfo, Marsala, Mazara del Vallo, nessuno escluso, esaurito l’interesse del proprietario ad estrarre i materiali, la cava viene abbandonata, divenendo così anche luogo di discarica alla portata di tutti. Senza volere trascurare il possibile pericolo che incombe per mancanza di recinzione o delimitazione, desidero richiamare l'attenzione – prosegue Daidone - su quanto si renderebbe necessario circa eventuali interventi cautelativi. Non pochi servizi televisivi e denunce di associazioni ambientaliste e rapporti di forze dell’ordine hanno confermato i possibili pericoli che incombono sull’ambiente e sulle popolazioni; mi riferisco alla possibilità che tali siti possano essere utilizzati incautamente per finalità pericolose per la nostra salute, uno fra tutti l’inquinamento della falda acquifera. Sin dagli albori storici con gli insediamenti greci nella nostra Provincia per la costruzione delle città furono aperte le prime cave ed estratti i materiali che servirono ad edificare le mura a protezione delle popolazioni ma anche templi teatri e case. Questa attività è proseguita nel corso dei secoli fino ai giorni nostri. Il secolo scorso è stato sicuramente quello che ha dato maggiore impulso all’attività estrattiva di materiali che, via via, si è concentrata grazie alle tecnologie ed alla scoperta di materiali pregiati in alcune aree ben delimitate di Custonaci, Castellammare del Golfo e Marsala. Il “Perlato di Sicilia” – è scritto ancora nel documento - è sicuramente tra i migliori materiali che sono stati, tra l'altro, valorizzati, contribuendo non poco, in termine di crescita economica alla formazione di ricchezza e occupazione lavorativa nella nostra provincia. La quasi totalità di tali materiali sono entrati nell’export verso i paesi più ricchi del nostro continente, primi fra tutti i paesi arabi, produttori di petrolio, che li hanno utilizzati nei loro sontuosi appartamenti e palazzi, ma anche negli Stati Uniti d’America. L’attività estrattiva ha anche riguardato materiali apparentemente meno pregiati, ma abbastanza utilizzati nell’edilizia, come i tufi ma anche altri materiali di cava adoperati per strade, autostrade e bonifiche di aree destinate ad insediamenti produttivi. Tutto questo si è sviluppato senza alcun piano specifico. Senza addentrarsi nelle diverse competenze ed autorizzazioni, su come era regolamentata la materia citata e sulle diverse responsabilità politiche che hanno generato ritardi nell’approvazione del piano cave in Sicilia, l’atto di indirizzo si conclude affermando che bisogna dar vita ad un progetto, in sinergia con tutte le 24 Amministrazioni Comunali del territorio, che con propri tecnici e collaboratori attuino una ricognizione e quindi una mappatura di tutte le cave abbandonate e successivamente si possano elaborare progetti che prevedano la valorizzazione e il riuso delle stesse per finalità sociali ed economiche o bonificandole in attesa di un futuro utilizzo.