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23/09/2013 06:10:00

Il mistero Treppiedi oggi di scena al processo D'Alì

 Gioca la sua partita doppia, Don Ninni Treppiedi. E che partita. Da un lato è indagato: pare che abbia rubato un po’ di soldi alla Diocesi di Trapani. Dall’altro lato adesso si scopre un confindente. Le sue dichiarazioni, chiuse a verbale all’una di notte di giovedì scorso sono piombate nell’udienza del processo che si tiene a Palermo a carico del senatore Antonio D’Alì, accusato di concorso esterno di associazione mafiosa. Treppiedi e D’Alì erano molto in confidenza. Lui è stato quasi il suo confessore spirituale, per un po’ di tempo. Viaggi insieme, anche a New York, pranzi e cene. E adesso il confessore ha deciso di confessare. Ma si tratta di peccati non suoi.
Le dichiarazioni di Treppiedi su D’Alì sono finite dunque su due verbali, presentati dai pm un attimo prima che il giudice si ritirasse in camera di consiglio per decidere le sorti del potente senatore trapanese. I verbali non sono stati acquisiti. Ma nell’udienza di oggi Treppiedi verrà interrogato, e controinterrogato. Dunque, il processo si allunga con questa coda finale.
Ma perchè Treppiedi parla? Parla a Palermo perchè Trapani intenda, potremmo dire. E cioè che Treppiedi, che sa davvero molte cose, infilato com’è nelle stanze della politica vaticana come di quella trapanese, ha deciso di collaborare nel processo in corso a Palermo perchè vuole mandare un segnale di “distensione” alla Procura di Trapani. Lì l’inchiesta, che lo vede indagato insieme ad altre tredici persone, è ormai conclusa. In verità è da un anno che ci dicono che l’inchiesta è quasi conclusa. Questa pare che sia la volta buona.
E cosa dice Treppiedi? I verbali ovviamente sono top secret, ma qualcosa trapela. Il problema è che, come molte carte di questo processo, sono sempre indizi sulla possibile vicinanza di D’Alì alle cosche trapanesi. Ma non c’è una prova, prova in senso giudiziario, la classica pistola fumante, per intenderci. Secondo quanto raccontato da Treppiedi, D'Alì avrebbe cercato di far trasferire l'ex capo della Mobile di Trapani, Giuseppe Linares. Per Treppiedi, D'Alì avrebbe indotto l'ex sindaco di Valderce, Camillo Iovino, a fare falsa testimonianza, accusa per cui Iovino è attualmente sotto processo. Treppiedi avrebbe anche parlato di pressioni all'ex assessore regionale Nino Croce affinché rinunciasse all'elezione all'Assemblea Regionale Siciliana, optando per il seggio nel listino del governatore Cuffaro. Ha inoltre parlato anche di altre pressioni all'ex moglie del senatore, Picci Aula, affinché non rivelasse agli inquirenti dei rapporti intrattenuti dall'ex marito con il boss castelvetranese Francesco Messina Denaro ed il figlio Matteo. Ma di tutto questo, probabilmente, Treppiedi e il suo fidato autista Vincenzo Basiricò, parleranno oggi.
All’udienza di oggi Treppiedi andrà in borghese. Una settimana fa Papa Francesco lo ha sospeso per cinque anni e privato persino del diritto di portare l’abito talare, perché monsignor Antonino Treppiedi perchè non ha “manifestato segni esterni di pentimento obiettivamente riscontrabili”. Si è invece pentito con i magistrati….
La sua storia si incarna in una vicenda complessa, quella di D’Alì, candidato dal Pdl alle scorse elezioni politiche nonostante fosse già sotto processo. Un trattamento di rispetto, diverso da quello riservato a Nicola Cosentino o a Marcello Dell’Utri.
“Giustizia a orologeria”, dichiara l’avvocato Stefano Pellegrino, e aggiunge: “Le dichiarazioni di Treppiedi sono irrilevanti”.