Il Centro di identificazione ed espulsione di Milo (TP) verrà chiuso a breve per lavori di ristrutturazione dovuti ad evidenti deficit di progettazione del Centro stesso, che hanno causato fughe, disordini e problemi, anche alle forze dell’ordine. Premesso che è mio augurio che i Centri vengano chiusi al più presto e si trovi una forma meno disumana di accoglienza per queste persone in attesa di identificazione, a prescindere dai provvedimenti che ne conseguono, dall'espulsione o meno degli stessi, sono contento che in seguito alle due visite ispettive, effettuate a sorpresa, da me in prima battuta , e successivamente insieme ai membri della Commissione Diritti Umani del Senato, si sia potuto procedere a sbloccare molte delle situazioni ferme da mesi, sia dal punto di vista amministrativo che burocratico. Questo è il segnale evidente che per passare dalle parole ai fatti basta metterci un po’ di buona volontà e considerare la politica davvero un servizio rivolto a tutti.
Non mi meraviglia, invece, ma piuttosto mi lascia perplesso, soprattutto considerato che già nella seconda visita ispettiva ho avuto modo di farlo presente alla delegata del Prefetto, la notizia che la cooperativa Glicine si sia ritirata dalla gara. E’ stata, infatti, fatta una gara a ribasso su un importo di 30 euro al giorno ed è risultata aggiudicataria la cooperativa appena citata, con un ribasso del 15%. Tale ribasso è incompatibile con l’offerta di un servizio di livello che non mi permetto di definire ottimo, ma di media qualità. Ciò è dimostrato dalla precedente gestione: con
l’importo di 27 euro si è offerto un servizio di scarsa qualità senza riuscire neanche a pagare i dipendenti che, ad oggi, protestano e che
saranno pagati direttamente dalla prefettura.
Auspico che, nell’attesa della definitiva chiusura dei CIE successivamente alla riapertura del centro di Milo, si provveda a non aggiudicare gare a cooperative che partecipano con ribassi eccessivi a discapito della qualità del servizio offerto a persone che già vivono condizioni di enorme disagio.
Vincenzo Maurizio Santangelo
Portavoce Senato M5S