L’auto elettrica tra ideologia e realtà: il difficile...
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«C’è un vero e proprio sistema criminale, concentrato soprattutto sulla destinazione dei fondi per la formazione professionale, un sistema destinato a incidere sensibilmente sull’affidabilità delle nostre istituzioni rispetto alla gestione delle risorse europee».
Il presidente della Corte di Appello di Palermo, Vincenzo Oliveri, nell’inaugurazione dell’anno giudiziario emette un verdetto di condanna che non lascia scampo, e merita perciò una riflessione, Se le responsabilità fossero state individuale, e non collettive, e la condanna “morale” prima che penale, Oliveri avrebbe deciso l’esilio.
Prima di lui, il Procuratore della Repubblica, Messineo, in più occasioni, ha espresso un giudizio spaventoso sulla “mastodontica entità” della corruzione. Ma stavolta il verdetto giunge da chi indossa l’ermellino e giudica lo stato di salute del Paese, la qualità della sua convivenza civile, le buone pratiche dei governanti e l’onestà della classe dirigente.
“Il caso più eclatante”, ricorda Salvo Palazzolo su Repubblica, riferendo sull’inaugurazione dell’anno giudiziario, con le parole di Oliveli, “ è quello scoppiato con l’inchiesta della Procura di Palermo su Faustino Giacchetto, il manager che saccheggiava la pubblicità istituzionale destinata a far conoscere i corsi di formazione del Ciapi: una truffa da 25 milioni di euro…”
“Ma come si è arrivati fino a questo punto?”, si chiede Palazzolo. “Oliveri punta l’indice contro la politica e la gestione della cosa pubblica. E lo fa con due affondi. Il primo, di carattere più tecnico, denuncia «la carenza o la mancata attivazione degli strumenti di controllo, sia interno che esterno, da parte delle amministrazioni statali e locali». Il secondo, ancora più duro, mette in evidenza «la diffusa acquiescenza — se non propria connivenza — di buona parte dei titolari delle responsabilità politiche nei settori particolarmente esposti». “
«Non spetta a noi giudici fare valutazioni al riguardo — osserva Oliveri — ma come cittadini non possiamo esimerci dal manifestare la nostra sofferenza nell’avere scoperto l’inimmaginabile putridume da cui siamo circondati… I reati scoperti, corruzione e peculato, sono aumentati rispettivamente del 47 e del 24 per cento».
L’apertura dell’anno giudiziario non ha regalato novità, registra la sintesi di un anno nero della pubblica amministrazione, delle istituzioni, dei partiti e delle loro rappresentanze. E’ saltato il tappo, insomma.
Sarebbe utile tuttavia ricordare che la cosiddetta “casta”, e il tanfo che da essa emana, come dice Oliveri, è il risultato di scelte compiute dai cittadini. Non solo, “l’inimmaginabile putridume”, denunciato dal magistrato, arricchisce disonestamente anche chi alla casta non appartiene.
Lo scandalo della formazione professionale non ha confini politici e burocratici. Ci sono responsabilità gravi ed inoppugnabili, la cui rilevanza penale non è stata avvistata, che riguardano un mondo, vasto ed “incontaminato”, limitrofo alla casta, ma ad essa legata mani e piedi. E’ il mondo degli utilizzatori finali, “il manager che saccheggiava la pubblicità istituzionale destinata a far conoscere i corsi di formazione del Ciapi, una truffa da 25 milioni di euro”, come ricorda Repubblica, non faceva beneficenza, ma distribuiva denaro all’informazione siciliana, della quale non si deve fare di tutta l’erba un fascio, ma nemmeno esentare da responsabilità.
Quello di disegnare il perimetro dei cattivi è un bisogno ancestrale, perché fa sentire diversi e migliori, ma non cambia le cose. In più, quando il mondo dell’informazione si abbevera alla stessa acqua della casta, è almeno doveroso chiedersi se il racconto dei fatti, affidato all’informazione, sia esaustivo.
Naturalmente, non ci riferiamo alle cronache odierne, ma alla quotidianità.
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