Guida in stato di ebbrezza. Assolto Sammartano: ha denunciato i carabinieri di Pantelleria
E’ stato assolto dall’accusa di guida in stato di ebbrezza alcolica il 43enne cuoco marsalese Vito Sammartano, dalla cui denuncia è scaturito il processo che in Tribunale vede imputati alcuni carabinieri nel 2011 in sevizio a Pantelleria accusati di “violenze” su persone fermate per controlli di rito. A sentenziare l’assoluzione è stato il giudice monocratico Montericcio. Proprio per “guida in stato di ebbrezza” il Sammartano, difeso dall’avvocato Gaetano Di Bartolo, era stato fermato e condotto in caserma la notte del 10 luglio 2011. E dentro le mura della caserma di Pantelleria, il cuoco marsalese, secondo quanto denunciato alla sezione di pg della Guardia di finanza della Procura, sarebbe stato picchiato e rinchiuso, senza che ciò fosse necessario, in cella di sicurezza (per questo, l’imputazione di sequestro di persona). Per questo e altri episodi contestati dall’accusa, sotto processo sono finiti il maresciallo Claudio Milito, accusato di aver avuto “mano pesante” assieme a Luca Salerno, Lorenzo Bellanova, Rocco De Santis e Stefano Ferrante. Di omessa denuncia, invece, devono rispondere il capitano Dario Solito, ex comandante della Compagnia di Marsala, e il maresciallo Giuseppe Liccardi, che all’epoca dei fatti era comandante della stazione dell’isola. “Sono stato fermato ad un posto di blocco e condotto in caserma verso le 4 del mattino – ha raccontato Sammartano - e dopo l’alcoltest, a cui, seppur di poco, sono risultato positivo, sono stato massacrato di botte”. Nel corso dell’inchiesta, poi, sono emersi anche altri episodi dello stesso genere, tanto che la Procura di Marsala ha individuato una decina di “parti lese”. Per i militari, le accuse a vario titolo contestate vanno dalle lesioni al sequestro di persona, dal falso in verbalizzazioni all’omissione di atti d’ufficio e di denuncia e favoreggiamento. Adesso, l’assoluzione di Sammartano dall’accusa di guida in stato di ebbrezza rischia di essere un altro mattone sul già consistente castello di accuse mosse ai cinque carabinieri.
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