Case popolari a Marsala. Tra abusivi e ritardi, ecco qual è la situazione
La questione che riguarda gli alloggi popolari a Marsala è da sempre al centro di polemiche di vario genere: requisiti e procedure d’assegnazione dell’alloggio, lunghi tempi d’attesa e diffusi fenomeni di abusivismo sono alcune tra le problematiche più discusse. Ma il dibattito trova sempre nuovi argomenti di cui nutrirsi.
Non ultimo, poche settimane fa, il caso di una famiglia tunisina che pur essendo regolare assegnataria di un alloggio popolare in Via Virgilio non ha potuto accedervi in quanto già occupato abusivamente da un’altra famiglia marsalese. O ancora, l’ormai quinquennale vicenda delle palazzine di Via Mazara, sgomberate nel 2009 poiché inagibili e non ancora demolite.
La macchina burocratica, tuttavia, sembra volersi muovere per garantire ai cittadini aventi diritto l’assegnazione di tutti gli alloggi disponibili. Ad inizio luglio, per esempio, il sindaco Alberto Di Girolamo ha assegnato alla prima famiglia collocata in posizione utile in graduatoria un alloggio lasciato libero dai precedenti inquilini in Contrada Amabilina. Ma le cose non sono semplici.
Qual è, allora, la situazione attuale degli alloggi popolari a Marsala?
Dai numeri ufficiali dell’IACP, Istituto Autonomo Case Popolari, risulta che gli alloggi presenti nel territorio marsalese siano ben 2696, dislocati nelle varie zone interessate. Di essi, 713 sono in mano ai regolari assegnatari, mentre sono 1437 le case riscattate e dunque già di proprietà degli inquilini: il riscatto infatti avviene su richiesta dell’assegnatario dell’alloggio che, previo regolare atto di vendita, ne diventa a tutti gli effetti proprietario. Tra i tantissimi alloggi non mancano quelli occupati abusivamente: attualmente sono 287 le case in cui si trovano inquilini che non possiedono i requisiti richiesti mentre 35 sono occupate da ex assegnatari sfrattati. Altre 60 invece hanno avviato il processo di richiesta sanatoria tramite la L.R n. 11/02.
La presenza di inquilini abusivi e che dunque non pagano il canone mensile stabilito comporta inevitabilmente un danno per le casse dell’IACP, il quale dovrebbe occuparsi della realizzazione delle attività d’ordinaria amministrazione e di manutenzione degli alloggi stessi. E’ una conseguenza naturale che in presenza di introiti economici minori rispetto al dovuto la realizzazione divenga più ardua.
La questione dello sgombero degli inquilini abusivi è certamente tra le più spinose: la norma vigente, che fa riferimento al L.R. 1/92, ritiene che il compito spetti direttamente ai comuni d’appartenenza. Al paragrafo 1 dell’articolo 6 della stessa si legge infatti che “il comune deve provvedere allo sgombero degli alloggi detenuti in via di fatto da soggetti non aventi i requisiti per l’assegnazione di alloggi di edilizia economica e popolare”. Al secondo, si specifica poi che “in caso di inadempienza il Presidente della Regione è tenuto a nominare un commissario ad acta al fine di provvedere a quanto disposto dal comma 1”. La realtà spesso è molto più complessa della teoria e lo sgombero diventa una pratica molto difficile da portare a conclusione.
A tal proposito, lo sgombero effettuato nel 2009 presso le palazzine di Via Mazara è ancora un caso irrisolto: a causa dell’inagibilità delle stesse, 24 famiglie dovettero abbandonare i propri alloggi ed attualmente percepiscono un contributo comunale pari a 250€ mensili per provvedere al pagamento dell’affitto degli immobili presso cui esse si trasferirono dopo lo sgombero coatto. C’è stato anche un processo per occupazione abusiva conclusosi con l’assoluzione di tutti gli imputati. Nel frattempo, però, le palazzine sono ancora lì, in attesa di essere demolite. A settembre dovrebbero partire i lavori di demolizione o almeno così si vocifera. 5 anni dopo, meglio tardi che mai.
Gianmarco Maggio
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