08/04/2016 06:35:00

Bongiorno: "Riforma dei porti penalizza Trapani, ma la Regione non parla"

Gregory Bongiorno, presidente di Confindustria Trapani, la Regione Siciliana non ha fatto alcuna osservazione in conferenza Stato-Regioni sulla riforma delle autorità portuali. Riforma che però è fortemente penalizzante per la regione in merito ad esempio al declassamento di Messina o l'accorpamento di Trapani con Palermo. Lei è andato anche a Roma per perorare le cause trapanesi. Però non l'ha seguita nessuno. Perchè non interessa il porto di Trapani?

 

Mi piace pensare che ancora non sia finita. Mi piace vendere la pelle e l'osso alla fine, non subito. Dobbiamo augurarci che la Regione prenda consapevolezza dell'errore fatto. In conferenza Stato- Regioni, la Lombardia, che non ha porti, ha fatto le sue rimostranze e ha presentato un suo documento sulla riforma dei porti nazionali. Riforma che non riguardano solo le regioni che hanno porti. I porti e la logistica riguardano chiunque. Purtroppo la Regione Siciliana è stata l'unica a non dire nulla. Ora c'è la possibilità di chiedere una moratoria di 36 mesi motivata al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti. Mi auguro che la Regione Siciliana lo faccia. Nelle prossime settimane però. Qui c'è da scrivere, non è più una questione politica, c'è bisogno che i tecnici e i dirigenti della Regione scrivano una relazione in cui spiegano perchè la riforma dei porti in Sicilia non va bene.

 

Lo faranno secondo lei?

 

Lo spero. Per adesso hanno fatto niente. Spero che possano rimediare.

 

Questa situazione fa il paio con l'aeroporto di Birgi. Che futuro c'è per la nostra provincia e chi se ne può occupare, visto che la politica è praticamente assente?

 

I problemi sono tanti e difficili da affrontare. Li deve affrontare la politica, partendo dagli enti locali, i sindaci che devono essere da pungolo, le associazioni di categoria, e poi deputati regionali e nazionali. Devo dire che in questo momento la politica sta correndo un po' di più a livello nazionale. Forse qui non siamo abituati. L'esempio dei porti è lampante, a Roma corrono e qui siamo rimasti un po' indietro e non sappiamo neanche presentare una relazione a dovere.

 

Come commenta l'operazione antimafia a Castellammare del Golfo che ha portato all'arresto di Vincenzo Artale, imprenditore che prima denunciò il racket e poi avrebbe fatto affari con i boss?

 

L'operazione conferma che la mafia a Castellammare è presente nonostante le operazioni degli scorsi anni. Su Artale mi piace pensare che in passato ha denunciato e che era un poveraccio e che in qualche modo ha deciso di prestarsi alla consorteria mafiosa della zona. Quello che accade in questi casi è che si va a compromettere il lavoro di tanti altri che invece decidono di fare associazioni antiracket in maniera seria, che stanno accanto alle vittime e le assistono in maniera concreta.