Continua a fare discutere il caso D'Alì - S e l'utilizzo delle dichiarazioni di Fondacaro
La richiesta del senatore D'Ali' di ritirare dalla distribuzione tutte le copie del magazine "S" continua a fare discutere. Il mensile ha pubblicato i verbali di un collaboratore di giustizia calabrese, Marcello Fondacaro, che sostiene il senatore trapanese e' iscritto ad una loggia massonica segreta, diretta niente di meno che da Matteo Messina Denaro. Secondo Fondacaro la loggia "è una derivazione della P2" (ai tempi della P2 Matteo Messina Denaro non aveva neanche venti anni). Le sue dichiarazioni, però, non sono state considerate utili nel processo d'appello che si è concluso pochi giorni fa a Palermo a carico di D'Alì per concorso esterno in associazione mafiosa, e D'Alì è stato assolto (con prescrizione del reato fino al 1994) come già avvenuto in primo grado. "Le dichiarazioni di Fondacaro - commenta l'avvocato Stefano Pellegrino, che ha difeso D'Alì nel processo appena concluso - non sono state apprezzate nemmeno dalla Corte".
A presentare l'atto di "diffida" per conto di D'Alì è stato l'avvocato Gino Bosco: "Abbiamo inviato semplicemente una lettera legale. Le dichiarazioni di Fondacaro non sono state ritenute attendibili dalla Corte, e invece i giornalisti danno le sue parole per vere a prescindere. Ma non è che le Procure hanno sempre ragione - commenta Bosco -. Il titolo, il montaggio, la copertina della rivista hanno fatto poi il resto. Da qui la nostra diffida: la libertà di critica e di stampa è massima, ma fare una diffida e rivolgersi ai giudici è anche un comportamento legittimo e rientra tra le regole civili. Tra l'altro dopo la nostra lettera S ha provveduto a cambiare la copertina che per noi era meritevole di censura".
Va anche notato en passant un altro aspetto. Perchè le dichiarazioni di Fondacaro sono state raccolte dal sostituto procuratore Teresa Principato, che è stata querelata da D'Alì. Galeotta l'intervista rilasciata dal magistrato ad Enrico Deaglio, con quella frase: "Penso che D'Alì sia tra le protezioni di Matteo Messina Denaro" .
"Aver dato corretta notizia di un fatto rilevante che riguarda uno dei politici piu' potenti ed opachi della Sicilia diventa un peccato grave: da punire con la censura". Afferma il vicepresidente della commissione antimafia Claudio Fava che esprime "piena solidarieta' al direttore e ai colleghi di "S"" chiedendo loro di andare avanti nel prezioso lavoro di informazione che fanno. "Dovremmo piuttosto occuparci, anche in commissione antimafia - conclude Fava- della controinformazione di chi tace, omette o nega fatti pubblici rilevanti solo per antico ossequio ai notabili locali".
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