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09/06/2017 06:00:00

Lo scioglimento di Castelvetrano La lettura di Calleri, della Fondazione Caponnetto

 Abbiamo chiesto a Salvatore Calleri, una sua lettura sullo scioglimento per mafia del comune di Castelvetrano.

Calleri è stato per dieci anni uno dei più stretti collaboratori di Antonino Caponnetto fino alla morte del creatore del pool antimafia, avvenuta nel 2002. Da quell’anno è presidente della Fondazione intitolata alla memoria di Caponnetto.

A Castelvetrano la mafia c’è. E questo scioglimento suona come una sorta di certificazione ufficiale. Ma, i fatti che avrebbero potuto far scattare un moto di consapevolezza nella società civile, erano emersi già da tempo. Oggi, in città, sembra quasi che le reazioni allo scioglimento siano più forti rispetto a quelle relative agli arresti di fiancheggiatori di Messina Denaro che si susseguono ormai annualmente. Che lettura dà a questo scioglimento? Si è impedita, come molti hanno sottolineato, la libera espressione del voto democratico?

Quando viene sciolto un comune in piena campagna elettorale è normale che si assista ad uno stupore abbastanza generalizzato, ma chi va oltre lo stupore nelle reazioni andrebbe controllato dalle autorità. Lo scioglimento è un qualcosa di positivo perché permette nella terra di Messina Denaro, che non bisogna dimenticare che dal punto di vista simbolico è il n. 1, di fare la necessaria chiarezza.  Ritengo che lo scioglimento per mafia sia uno strumento che permette ai cittadini per bene di Castelvetrano, che sono tantissimi, di uscire con forza allo scoperto perché non sono soli.

 

Perché proprio a 5 giorni dal voto? Ci si poteva pensare prima?

Lo scioglimento dipende da tempi tecnici che prescindono dai tempi del voto. Meglio qualche giorno prima che qualche giorno dopo.

 

Che responsabilità ha un sindaco in uno scioglimento? In che modo può vigilare, al di là dei protocolli?

Governare un territorio come Castelvetrano è difficile. Un Sindaco che si vede sciolto un comune per mafia ha sicuramente una responsabilità politica... Quella eventualmente giudiziaria compete in modo esclusivo a chi indaga acclararla, non a chi fa analisi come il sottoscritto. 

 

Il caso di Rosario Firenze è singolare. Ce ne può parlare? Lei, nel 2014, segnalò la presenza di questo imprenditore ritenuto vicino a Messina Denaro, che gestiva una cava. Da allora nessuno si occupò più di lui fino al suo arresto nel dicembre 2016.

Quando ero assessore (alla Regione Siciliana, ndr) ho fatto dei controlli a tappeto su diversi siti. A seguito di ciò è stata revocata l'autorizzazione. La mia sensazione, anche se non conosco i particolari, è che dalla revoca che qualcuno ha ignorato sia partito un meccanismo che ha in qualche modo fatto scoprire delle connivenze tra parte dell'amministrazione e cosa nostra... Ma aspetto di leggere le carte quando sarà possibile. 

 

Possiamo considerare questo commissariamento come un’opportunità per ripartire in condizioni migliori?

Certo. Bisogna essere ottimisti.

 

In tanti vogliono i nomi dei responsabili, ma c’è la possibilità dell’esistenza di un sistema corruttivo molto allargato, che prescinde dai sindaci e che sopravvive grazie alle carenze di una società civile che non fa sentire adeguatamente il proprio peso?

Quanto lei afferma nella domanda mi trova d'accordo. Il commissariamento, insieme alle inchieste della magistratura, aiuteranno nella ricerca della verità e nel contrasto a cosa nostra ed ai colletti deviati.

 

Cosa può fare l’informazione locale spesso criticata perché, parlando di mafia, secondo alcuni fornirebbe un’immagine negativa della città?

Parlare del fenomeno, dare spazio solo alle persone per bene e non girarsi dall'altra parte.

 

 

Egidio Morici



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