"Grazie, Vito Linares: non ci lasci, restano le tue opere"
Qualche mese fa…una sala d’aspetto di un medico, qui a Marsala. Siamo pochi, oltre l’infermiera dietro la piccola scrivania. Il computer aperto, lei ogni tanto sfiora dei tasti. Mia moglie aspetta, io aspetto. Aspettiamo. Nella parete di fronte, a mezza altezza, un ampio rettangolo incorniciato.
Silenzio. Esce una; entra un altro. Il rettangolo incorniciato lancia un brivido e m’afferra lo sguardo. “ Hai visto quel quadro?” sussurro a mia moglie, preoccupato di infrangere quel (quasi) silenzio. “ E’ un pezzo che lo guardo, è strano” – “ Che c’è di strano? è un paesaggio, limpido, curato nei particolari” – “Quel cielo così terso, così luminoso, ma c’è qualcosa proprio al centro di quel cielo” – “Ah, ecco! E’ quello che mi ha dato come una scossa. Vado a vedere”. Chissà perché, il silenzio rende silenziosi. Mi alzo cercando di non fare rumore e la sedia batte un colpo con uno dei quattro piedi. Quattro passi e sono già a un metro dal quadro. Gabriella lo sta già osservando da vicino. “Che te ne sembra?” - “ Pende dal cielo, fermo a mezz’aria…un quarto di bue!” – “ Già, sospeso nel cielo”- ( sempre sottovoce) “ E perché no? ” - “E’ lui!” – “E’ lui, cchi?” - “ Ma è Vito, è evidente” - “ Hai ragione. Ecco perché mi dicevo, ma io questo pittore lo conosco. Il solito provocatore” - “ Non è un provocatore, sarebbe troppo poco. Lui rompe gli schemi. Ha sempre fatto così. Quadri perfetti, linee pure, cieli trasparenti e una grande anomalia che frastorna il tutto” - “ Certo che l’ho presente. Come se dicesse, state attenti a ciò che vi sembra così bello, ordinato, armonico, nell’ armonia noi inseriamo disarmonie, in ogni perfezione una rottura “ – “ Sì, come se dicesse che l’arte non serve solo per immergerti nel godimento ma per tuffarti in un oceano di domande” – “ Eccola lì la firma, Vito Linares” - “ Chissà come sta? Lo sai che sta male ? “ – “Sta molto male. Certo che lo so. Lo stesso giorno che ha avuto l’ictus me lo ha telefonato mia sorella Toti, era angosciata, come se le stessero strappando un pezzo di vita, il suo maestro e compagno di pittura…non poteva sopportare che non potesse parlare, dipingere” - E siamo rimasti lì per un po’ ad ascoltare la voce di Vito, il gioco dei suoi colori e delle linee perfette .
Questo è avvenuto qualche mese fa, prima che un’altra telefonata mi dicesse “Vito è morto”. E leggono, lì in chiesa, una sua lettera al nipote, e gli ricorda ciò che dice il grande Michelangelo, l’arte è fatta con il cervello, il cuore non è che uno stupido muscolo . Sono d’accordo, Vito, e la tecnica… Oh, la tecnica è fondamentale, niente nasce dal caso nei miei quadri…ma ora non ho tempo, ma mi piacerà riprendere con te questa discussione.
Grazie, Vito, lo so che non ci lasci, ci faremo un’altra chiacchierata accanto a qualche altra tua opera. Però, eh, ti piace fare il maestro! Ma certo che mi piace, mi piace che altri, tutti gli altri che posso, imparino le tecniche per esprimersi e per penetrarsi dentro, e solo la loro fatica potrà portarle all’abbraccio con l’arte. Ciao, ora, debbo proprio andare. Ciao.
Marsala, 2 ottobre 2017
Giovanni Lombardo
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