Regionali, manifesto di 71 docenti universitari: "Micari lasci il rettorato"
Si richiamano allo statuto dell’università, al suo «carattere laico e pluralistico». Partendo da questo spunto, una settantina dei docenti dell’università di Palermo ha firmato un manifesto con il quale si chiede a Fabrizio Micari di fare un passo indietro dal rettorato: a guidarli, di fatto, Andrea Piraino, che insegna a Giurisprudenza e che fu assessore al Lavoro nell’ultima delle giunte di Raffaele Lombardo. «La nostra lettera aperta – dice – è partita da una settantina di persone, ma via via la stanno firmando anche altri. Fra i firmatari del nucleo originario, oltre a me, ci sono Mario Enea, Claudio Leto, Giovanna Bruno, Carmelo Sunseri, Valeria Militello, Virgilio Caleca, Stefano Barone, Gianfranco Lovison, Giulio Ghersi e Alberto Lombardo. Vogliamo invitare il rettore a prendere in considerazione la situazione di disagio che la sua scelta crea all’interno dell’università».
La scelta, cioè, di candidarsi alla presidenza della Regione. Una corsa da portabandiera del centrosinistra (uno schieramento nel quale per larghe linee Piraino si colloca), che i 71 dicono di avere scoperto dai giornali: «Abbiamo appreso dai media – esordisce il “Manifesto dei 71” – che il rettore riveste il ruolo di leader di una coalizione». Un ruolo che «solleva profonda preoccupazione» fra i docenti perché «il rettore è il legale rappresentate dell’università» e ha il dovere di mantenerla «indipendente». Il punto è questo: «Ci chiediamo – prosegue il Manifesto – come una università il cui legale rappresentante è leader di una coalizione politica possa considerarsi indipendente».
Dunque, secondo i 71, è stato «disatteso il patto di fiducia con gli elettori» nella sua corsa al rettorato, visto che Micari non deve solo «rappresentare un esempio di imparzialità», ma anche rivestire il ruolo di «riferimento etico».Il nodo è il ruolo futuro del rettore. Che dopo le prime polemiche si è autosospeso dall’incarico, ma la settimana scorsa ha inviato una e-mail ai colleghi ha ipotizzato di doversi
dimettere «nel caso di vittoria alle elezioni». Se dovesse tornare nell’ufficio principale dello Steri, invece, secondo i 71 – che chiedono «che si ripari a questo vulnus» - non si potrebbe «più garantire il proseguimento delle finalità di terzietà dell’ateneo». Per Micari, dopo l’esclusione della lista Arcipelago a Messina, è un’altra grana. E a venti giorni dalle elezioni è una grana di peso.
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